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26.12.2021 - 17:01
Aggiornamento: 19:06

La Stelvio di Bormio: pista per molti, ma non per tutti

Dominik Paris, che ha vinto più di tutti sul sempre esigente pendio in Valtellina, cerca la sesta vittoria nella libera in programma mercoledì

C’è la Streif a Kitzbühel. E c’è la Stelvio a Bormio. Due piste su cui occorre il massimo della precisione, per accettare la sfida. Su questi pendii, più che altrove, sono caratteristiche come il coraggio e la capacità di correre rischi che accompagnano i discesisti e che pongono il tema della sicurezza al centro delle discussioni.

È in queste condizioni estreme, che Dominik Paris si sente nel suo elemento: quando è ‘sballottato’ su un fondo ghiacciato e sovente imprevedibile. Il migliore e il più rapido rispetto a tutti gli avversari, a Bormio lo è già stato più di chiunque altro sciatore. Il 32enne di Merano si è in effetti imposto ben cinque volte in discesa e una in superG. Perciò che abbia anche vinto in quattro occasioni a Kitzbühel (tre in discesa e una in superG) non sorprende più di tanto.

Ma la ricetta per avere successo in Valtellina e sull’Hahnenkamm, non è solamente una buona dose di temerarietà. Senza un ottimo bagaglio tecnico e un grande senso tattico, non si può certo pensare di vincere a Bormio e a Kitzbühel.

‘Arrivare in fondo tutto intero’

Dominik Paris aveva debuttato sulla Stelvio – teatro dei Campionati del mondo nel 1985 e nel 2005 – nel 2008. «Ero sceso come apripista nel primo allenamento. Il fondo era ghiacciato ed era stato incredibilmente difficile. Mi ricordo – ha raccontato Paris – che avevo cercato semplicemente di arrivare in fondo tutto intero». Il tempo, cronometrato in maniera ufficiosa, aveva indicato per il giovane Dominik un ritardo di 14 secondi sul compatriota Christof Innerhofer (che ancora gareggia). Pochi giorni prima aveva disputato la sua prima competizione in Coppa del mondo in Val Gardena, un superG nel quale aveva ottenuto un 54° posto.

Quattro anni dopo essersi cimentato con la Stelvio per la prima volta, Paris è il più veloce di tutti in gara. È la sua prima vittoria in Coppa del mondo. È su questa pista che, nel 2020, l’altoatesino aveva ritrovato le parti alte della classifica. Non aveva vinto, né era salito sul podio; però il quarto posto gli aveva dato la conferma di aver ritrovato il livello dei migliori, undici mesi dopo essersi strappato il legamento crociato di un ginocchio, durante un allenamento.

Il re del centesimo

In quattro occasioni i successi di Paris si sono giocati sul filo dei centesimi. Due anni or sono, nella seconda discesa, si era imposto con otto centesimi di vantaggio sullo svizzero Urs Kryenbühl, il cui secondo posto era comunque stato una sorpresa. Dodici mesi prima, aveva vinto in superG con il minimo dei margini, un centesimo, sull’austriaco Matthias Mayer. Nel 2017 aveva fatto meglio del norvegese Aksel Lund Svindal per quattro centesimi.

Ma l’affermazione più risicata è stata senza dubbio quella ottenuta nel 2012, quando Dominik Paris fu primo a pari merito con l’austriaco Hannes Reichelt: i due fecero meglio di Svindal di un sol centesimo e di Klaus Kröll di due centesimi.

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