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27.11.2022 - 16:41
Aggiornamento: 17:05

‘Battere il Brasile? Non mi stupirebbe’

Nestor Subiat fiducioso sulle qualità della Nazionale svizzera. ‘E per l’Argentina il Mondiale inizia adesso’. Il ricordo del 1994 e di Andres Escobar

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‘Breel Embolo può causare più di un grattacapo a Marquinhos’
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«Per l’Argentina il Mondiale è iniziato nel momento del gol di Messi, per la Svizzera, invece, la partenza è stata subito buona e non mi stupirei se questa Nazionale fosse in grado di battere anche il Brasile». Nestor Subiat ha il cuore diviso in due, da una parte le origini argentine, dall’altra una Svizzera entrata nella sua vita più di tre decenni fa e che gli ha permesso di prendere parte ai Mondiali del 1994, i primi per la Nazionale elvetica dopo ventotto anni di attesa.

Iniziamo da quanto è appena successo, da un’Argentina capace di allontanarsi dal precipizio sul quale si era affacciata dopo la débâcle contro l’Arabia Saudita… «Sono rientrato da Buenos Aires proprio il giorno dell’inaugurazione dei Mondiali e ho potuto toccare con mano le aspettative di un’intera nazione. Una pressione che ha pesato sulle spalle dei giocatori in occasione dell’esordio contro l’Arabia Saudita e che li ha attanagliati anche sabato sera, per lo meno fino al gol di Messi. La loro Coppa del mondo è iniziata in quel momento, quando quel pallone si è infilato alle spalle di Ochoa. E anche contro i sauditi, pur con una prestazione non all’altezza, nel primo tempo si sarebbero dovuti trovare in vantaggio di due o tre gol, non fosse stato per alcuni fuorigioco millimetrici. A quel punto la partita sarebbe stata archiviata e già contro il Messico si sarebbe vista una squadra più distesa e fiduciosa. Detto questo, però, credo sia giusto sottolineare la prestazione dei sauditi, messi in campo molto bene da un allenatore, Hervé Renard, che conosco e che reputo davvero bravissimo. Anche contro la Polonia hanno saputo dimostrare di possedere qualità fisiche, tattiche e tecniche».

‘Il genio è uscito dalla lampada’

Quello argentino è un popolo facile alle esaltazioni, ma nel contempo sempre pronto a criticare colui dal quale ritiene di essere stato deluso. Un atteggiamento che rappresenta un ulteriore motivo di pressione sulle spalle sia dei giocatori, sia del selezionatore. E sabato sera lo si è percepito… «Contro il Messico c’era un macigno che pesava sulle spalle di ogni giocatore. La vittoria era fondamentale, ma andava trovata contro un avversario per il quale la sfida con l’Albiceleste rappresenta una sorta di derby e quindi doppiamente propenso a non cedere un millimetro di campo. D’altra parte, i messicani non hanno fatto nulla per provare a vincere, si sono limitati a difendere a oltranza, fino a quando Messi ha strofinato la lampada del genio. E un plauso va pure a Lionel Scaloni, tecnico arrivato in punta di piedi e che ha saputo costruire un gruppo. In questa squadra non ci sono più dieci giocatori e Messi, ma dieci giocatori che giocano con e per Messi. E a Scaloni non mancano nemmeno le scelte in panchina: con l’ingresso di Enzo Fernandez e Julian Alvarez ha dato una sferzata alla partita».

Il fatto che si tratta dell’ultimo Mondiale della Pulce e che tutti i compagni giocano anche per lui, per vederlo finalmente alzare la Coppa del mondo, rappresenta un motivo di tensione in più per tutto l’ambiente… «È vero, può darsi che questo influisca, almeno in parte, sulla prestazione della squadra, soprattutto se le cose si mettono male. Inoltre, l’Argentina arriva in Qatar con il titolo di campione del Sudamerica, con una vittoria in Brasile contro il Brasile. Dopo un tale successo non è scontato riuscire a riposizionare il campanile al centro del villaggio. Tuttavia, adesso credo che la pressione si sia volatilizzata, e d’altra parte dopo il gol di Messi si è vista un’altra Argentina. Dopo 36 partite utili consecutive, quella squadra che tutti avevano ammirato è sparita dai radar, ma sono convinto che adesso sia tornata e che contro la Polonia disputerà una grande prestazione. Come hanno sottolineato i giocatori, quello con il Messico era un 32° di finale, con i polacchi sarà un 16° di finale e avanti così, cercando di andare il più lontano possibile».

‘Svizzera, una squadra rompiscatole’

Prima della sfida tra Argentina e Polonia, però, il calendario propone quella tra Svizzera e Brasile… «Non vedo l’ora, si prospetta una partita bellissima. La Nazionale mi ha destato una buona impressione anche contro il Camerun. Sa giocare con tranquillità e ha acquisito una tecnica che le permette un giro palla di qualità, senza mai perdere la calma. Mi piace come Murat ha messo in campo la squadra. Con lui ho giocato quattro anni al Grasshopper, ho vissuto i suoi primi passi in Nazionale e so quanto sia smaliziato, quanto sia attento all’aspetto tattico, quanto sappia "leggere" con precisione lo sviluppo di una partita».

Intanto, però, adesso ci tocca l’avversario più quotato… «Credo che a nessuno faccia piacere affrontare la Svizzera, nemmeno ai brasiliani. Siamo la Nazionale più rompiscatole che ci sia, cresciuta sotto l’aspetto tattico, fisico e tecnico. Una vittoria rossocrociata non mi sorprenderebbe più di tanto. Anche se poi il Brasile rimane comunque favorito, con o senza Neymar. A mio modo di vedere faremo meno fatica che contro il Camerun, con tutto il rispetto possibile per un Brasile zeppo di stelle, pescate però tra una popolazione di 178 milioni e non di 8 come da noi. E per quanto riguarda i dubbi che potrebbe avere Yakin in merito all’impiego di Akanji ed Elvedi, entrambi ammoniti, secondo me i migliori devono sempre giocare. Se poi uno di loro dovesse beccare un altro giallo pace, sono cose che fanno parte del calcio, un compagno di squadra prenderà il suo posto».

‘Quelle ultime parole con Escobar’

Nestor Subiat non ha mai dovuto affrontare l’Argentina nelle 15 partite disputate con la maglia rossocrociata… «Per fortuna no, ma ci sono andato vicino e proprio ai Mondiali del 1994. Mi ricordo come fosse ieri: contro la Colombia, nella terza partita della fase a gironi, con un mio assist ho messo Chapuisat davanti al portiere, ma lui, invece che in porta ha preferito sparare verso i piccioni che svolazzavano sopra lo Stanford Stadium. Sarebbe stato il gol dell’1-1 e in caso di pareggio, negli ottavi di finale non avremmo affrontato la Spagna bensì l’Argentina.

Di quella partita, l’ex bomber del Lugano ha un ricordo indelebile… «Felice e triste allo stesso tempo. A fine partita ho scambiato la maglia con Faustino Asprilla e rientrato negli spogliatoi alcuni compagni che non l’avevano fatto mi hanno chiesto se sarebbe stato possibile recuperare qualche maglia colombiana. Così ne ho prese quattro o cinque delle nostre e sono andato nello spogliatoio della Colombia, dove sulla porta ho incontrato il selezionatore Francisco Pacho Maturana che mi conosceva e che mi ha fatto entrare. Ero in buone relazioni con Valderrama per via dei trascorsi di entrambi in Francia, per cui mi sono fermato a parlare con lui e con altri, cercando di sollevare il loro morale, in quanto nonostante la vittoria erano rimasti esclusi dagli ottavi di finale. Dopo qualche minuto ho preso una manciata delle loro maglie e sono tornato nel nostro spogliatoio, non prima di aver chiacchierato anche con Andres Escobar, in particolare dei suoi trascorsi allo Young Boys. La sua maglietta lì non c’era, perché l’aveva già data al massaggiatore della Nazionale svizzera che era pure massaggiatore dell’Yb e che quindi aveva conosciuto molto bene colui che veniva soprannominato "El caballero del futbol". Poche settimane più tardi, quello stesso Escobar venne ucciso a Medellín a causa dell’autogol contro gli Stati Uniti, pochi giorni prima della partita contro la Svizzera e che di fatto era costato ai "cafeteros" l’accesso agli ottavi di finale».

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