Noè Ponti, pur nuotando con l'obiettivo di vincere qualche medaglia, considera gli Europei solo una tappa di avvicinamento ai Giochi di Los Angeles

Nella testa di Noè Ponti, prima di tutto, ci sono le Olimpiadi di Los Angeles del 2028, ed è anche in base a quel traguardo che, nell'avvicinamento a questi Europei di Parigi, ha provato qualche nuovo accorgimento. Ma è ovvio che vorrebbe vincere qualcosa già nella capitale francese. «Le medaglie sono sempre un obiettivo», assicura colui che cerca un podio nei 100 e nei 200 delfino.
«Non posso più nascondermi come qualche anno fa», fa notare il ticinese, rivelatosi al grande pubblico conquistando il bronzo olimpico nei 100 delfino a Tokyo nel 2021. «Bisogna essere onesti: io faccio di tutto per vincere, è per questo che nuoto». A 25 anni, Noè possiede già un palmarès si tutto rispetto, probabilmente il più completo nella storia del nuoto rossocrociato. Oltre al podio a cinque cerchi, vanta due argenti mondiali in vasca olimpica (2025), un argento continentale (sempre in vasca grande, nel 2022), oltre a ben tre titoli iridati e sei europei in vasca corta.
Quanto è frustrante non aver ancora messo al collo un oro in vasca grande? «Ho già vinto parecchio in vasca corta, e comunque in vasca grande ho conquistato diverse medaglie, anche se nessuna d'oro. È così. Del resto, Roger Federer ha vinto un solo Roland-Garros, eppure non è che sulla terra battuta sia stato poi così così scarso», sorride il gambarognese.
«Ovviamente vorrei vincere un po’ di ori nei prossimi anni», riprende facendosi più serio. «Quello resta il mio grande sogno. Ma purtroppo, o per fortuna, non sono l'unico a voler conquistare titoli. Mettersi al collo l'oro non è mai facile», prosegue Noè, che fin qui agli Europei in vasca grande non è mai stato fortunato. «Nel 2022 ho preso il covid un mese prima delle gare continentali, ma sono comunque riuscito a vincere una medaglia», ricorda il ticinese, che agli Europei di Belgrado del 2024 dovette invece ritirarsi prima della semifinale dei 100 metri dorso a causa di una gastroenterite. «Spero davvero che stavolta la fortuna stia un po‘ dalla ia parte», si augura Ponti.
«Comunque, non è troppo frustrante. Nello sport, qualche volta si vince e qualche volta invece si perde. Io nuoto per vincere, ma devo anche sapermi accontentare di ciò che riesco a fare. La medaglia d'oro la vogliono tutti, e gli avversari a Parigi sono temibili». A cominciare da Egor Kornev sui 5 delfino, passando per Maxime Grousset (sui 50 e sui 100 m) per arrivare al magiaro Kristof Milak (sui 100 m).
Numero 3 stagionale nei 50 metri e numero due sui 100, il venticinquenne come detto considera gli Europei soltanto una tappa – per quanto importante – sulla via dei Giochi olimpici californiani del 2028. Sarà pure l'occasione per verificare la bontà – o meno – delle scelte adottate durante questa preparazione. «Sarà importante ottenere risposte in relazione a ciò che abbiamo scelto di fare quest'anno», ammette. «In febbraio abbiamo svolto tre settimane di allenamento a Flagstaff, in Arizona, a 2'100 metri di quota. Abbiamo provato cose molto diverse rispetto agli anni scorsi. E ora, a Parigi, vedremo se muoverci in questa direzione è stata o meno una buona idea. E poi tireremo le somme, faremo un bilancio e col mio staff decideremo come proseguire durante il tempo che manca a completare il ciclo olimpico».
Noè Ponti, fra l'altro, ha affinato la propria preparazione alla kermesse continentale anche a Sankt Moritz, insieme alla Nazionale elvetica, dal 13 al 25 luglio. «Era certo un po‘ più fresco che in Ticino», si rallegra l'atleta di punta del nuoto svizzero, «e riuscivamo a dormire bene».
Nelle ultime settimane, l'accento è stato messo soprattutto sulla velocità, senza pensare troppo al fatto che a Parigi Noè dovrà fare i conti anche con una certa ostilità del pubblico, visto che dovrà vedersela con l'eroe locale Maxime Grousset sia nei 50 sia nei 100 delfino. «Alle Olimpiadi parigine avevo già affrontato Maxime (nella finale dei 100 delfino) e Léon Marchand (finale dei 200 m), e dunque so già quale ambiente troverò».
Benché questi Europei andranno in scena al Centre Aquatique Olympique de St-Denis – e non alla Dèfense Arena dove si svolsero le gare a cinque cerchi di due anni fa –, il ticinese sa dunque bene cosa aspettarsi a livello di atmosfera. E, per spiegare la situazione, cita Novak Djokovic: «Nole diceva che, essendo solo il numero 3 fra i Big Three (gli altri due erano Federer e Nadal), sapeva bene che il pubblico non sarebbe mai stato dalla sua parte. E così, quando il pubblico gridava ’Roger, Roger‘ o ’Rafa, Rafa‘, nella propria testa cercava di sentire in realtà ’Nole, Nole'. E io dovrò fare altrettanto, pur sapendo che il pubblico sarà tutto per Grousset. Un simile contesto, ad ogni modo, potrebbe anche aiutarmi», conclude un Noè Ponti davvero rilassato.