La 27enne ha regalato il bronzo alla Nazionale femminile di hockey su ghiaccio. Nel frattempo Ralph Stöckli trae un bilancio positivo dell'edizione

La bandiera rossocrociata sarà nelle mani di Alina Müller durante la cerimonia di chiusura dei Giochi di Milano-Cortina, in programma questa sera (ore 20) a Verona. Già decisiva nella sfida che assegnava il bronzo dodici anni or sono, la 27enne si è ripetuta pure in territorio italiano regalando alla Svizzera la quattordicesima meraviglia. «La squadra ha reagito alla grande dopo un inizio difficile, dovuto all’assenza alla cerimonia inaugurale a causa di un virus. Non hanno inoltre mai gettato la spugna in partita», spiega Ralph Stöckli. Un riconoscimento più che meritato, insomma.
Un raccolto da record, uno sci alpino maschile in grande spolvero e un’organizzazione perfettibile. Il capomissione di Swiss Olympic ha dunque tratto un bilancio ampiamente positivo di questa edizione. Con ventitré medaglie conquistate la Svizzera ha polverizzato il precedente primato di quindici raggiunto in precedenza in tre occasioni (1988, 2018 e 2022). A Calgary 1988, con 46 titoli in palio, la delegazione rossocrociata aveva ottenuto quindici medaglie (cinque ori come pure argenti e bronzi). In territorio italiano, invece, su 116 prove disputate, il bottino è salito a ventitré (sei ori, nove argenti e otto bronzi). Una prestazione di altissimo livello, nonostante l’aumento delle prove in programma. «È meraviglioso aver ottenuto così tanti successi. Le aspettative sono ampiamente state oltrepassate. I nostri atleti sono riusciti a esprimersi alla perfezione nel giorno ics».
Con otto medaglie, e quattro titoli su cinque, nello sci alpino maschile – cui si aggiungono due successi nello sci alpinismo – Bormio si è trasformata in una vera e propria enclave rossocrociata. Stöckli è ben consapevole del peso specifico di stelle come Franjo von Allmen, Loïc Meillard e Marco Odermatt capace tutti e tre d'issarsi tre volte sul podio. «Per un ‘piccolo’ Paese come il nostro è normale». Non è tuttavia successo come quattro anni fa, quando le quindici medaglie erano arrivate in sole tre discipline (sci alpino, freestyle e skicross), a Milano-Cortina sono nove: sci alpino, skicross, freestyle, sci alpinismo, sci di fondo, salto con gli sci, bob, curling e aerials. Un dato che sottolinea la varietà dello sport elvetico. «La promozione dello sport in Svizzera funziona, ma negli sport invernali affrontiamo sfide particolari: dobbiamo puntare su offerte facilmente accessibili per avvicinare il maggior numero possibile di persone alla pratica sportiva».
Nonostante il solido bilancio, il capomissione ritiene infatti che «ci sia un potenziale che potrebbe essere sfruttato meglio nelle discipline invernali, dove spesso i giovani devono fronteggiare ostacoli molto alti. Che si tratti di strutture o costi elevati. Per continuare a ottenere successi dobbiamo garantire – in collaborazione con Federazioni, Confederazione, Cantoni e club – offerte accessibili e modelli di promozione innovativi». Questo in aggiunta a programmi e dispositivi di promozione esistenti e preziosi, come Gioventù+Sport, il servizio militare o la Fondazione per l’Aiuto allo sport svizzero. «Il percorso verso lo sport di punta è difficile e pieno di sfide. Dobbiamo assicurare che i giovani atleti pronti a intraprendere questo percorso ricevano il sostegno necessario nelle fasi decisive della loro carriera», prosegue Stöckli. Le imprese olimpiche, rincalza, «hanno certamente ispirato molti. Ogni atleta, dunque non solo chi ha vinto una medaglie, hanno rappresentato il nostro sport in modo eccellente sia dentro che fuori dal campo. Nel successo e nella delusione».
Alla fine dei Giochi l'ex curler ha però anche preso nota delle critiche secondo cui l’organizzazione decentralizzata dell’evento non abbia permesso di creare ovunque un’atmosfera olimpica. «In molti luoghi l’atmosfera era straordinaria, in altri (dove si disputava una sola disciplina) un po’ meno. È stato sicuramente il caso di Bormio, prendiamo sul serio queste critiche». Il responsabile della spedizione rossocrociata, che ha assistito alle competizioni in tutti i luoghi, mette però in prospettiva questa critica. «Come sempre durante i Giochi, il pubblico è differente rispetto alla Coppa del Mondo. I tifosi provengono da numerosi Paesi, seguono le competizioni per interesse nei confronti dei Giochi e dello sport in generale. Forse sono un po’ meno esperti e un po’ meno coinvolti». Secondo Swiss Olympic, tuttavia, il Cio e il comitato organizzatore dei prossimi Giochi invernali dovrebbero riconsiderare l’idea di una cerimonia di premiazione nel cuore delle città, la sera, davanti ai tifosi, anziché immediatamente dopo le competizioni... in stadi impersonali. «Chiederemo di reintrodurre la Medal’s Plaza per i Giochi del 2030 in Francia», conclude. «Siamo convinti che questo sia nell’interesse degli atleti e che permetta loro di vivere la rassegna in modo ancora più intenso. Il concetto era audace, rappresentava una grande sfida, ma comunque abbiamo visto che può funzionare».