Non si sono fatte attendere le reazioni dopo la decisione dell'Ipc di accogliere russi con inno e bandiera. ‘Non vogliamo gareggiare con gli aggressori’

Le reazioni non si sono certo fatte attendere, dopo che, la vigilia, il Comitato paralimpico internazionale (Ipc) aveva deciso di assegnare delle ‘wildcard’ ad atleti russi e bielorussi, permettendo loro di partecipare alle Paralimpiadi italiane con tanto di bandiere e inno. E, senza sorpresa, uno dei primi a reagire è stato Vladyslav Heraskevych, lo specialista ucraino dello skeleton che si era visto squalificare qualche giorno fa dal Cio, a causa del casco raffiguranti i volti di atleti ucraini uccisi durante l’invasione russa che aveva deciso di indossare durante le gare andate in scena sulla (contestata) pista di Cortina. «È assurdo – ha dichiarato Heraskevych –, è un po’ come se accettassimo ex soldati per dare loro l’opportunità di diffondere la propaganda russa con bandiere nazionali, con simboli nazionali».
Ma le reazioni negative a una decisione controversa, ma soprattutto in controtendenza da ciò che aveva invece deciso il Cio, che ai Giochi aveva ammesso sì alcuni russi, imponendo però loro di competere come atleti neutrali, non si sono fatte attendere neanche da altri Paesi. In particolare dalla Lituania, dove Mindaugas Bilius, il presidente del Comitato paralimpico nazionale, ha annunciato la volontà, insieme ad altri Paesi baltici e scandinavi, di impedire la partecipazione dei rappresentanti russi e bielorussi ai Giochi paralimpici invernali. «Ho appena parlato con il presidente del Comitato paralimpico ucraino e stiamo coordinando le azioni con i Paesi nordici: siamo tutti molto delusi. Ci consulteremo con il Governo, il Ministero dell’Istruzione, della Scienza e dello Sport: il nostro obiettivo è un’edizione delle Paralimpiadi senza gli aggressori».
Alle prossime Paralimpiadi (in programma dal 6 al 15 marzo) la Russia dovrebbe così poter schierare due atleti nello sci alpino, due nel fondo e due nello snowboard, mentre la Bielorussia verrebbe rappresentata da quattro fondisti. In realtà, già alla fine di settembre dello scorso anno il Comitato paralimpico internazionale aveva revocato la sospensione di Russia e Bielorussia durante la sua assemblea generale (grazie al voto di Paesi «soprattutto africani e asiatici, che hanno detto sì alla revoca della sospensione», aggiunge Bilius), ma la Fis, la Federsci internazionale, aveva cercato di mettersi di traverso: tuttavia, lo scorso dicembre il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna aveva dato ragione agli atleti che avevano deciso di ricorrere, stabilendo che un’esclusione avrebbe violato gli statuti della Federazione.