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laR
 
05.11.2022 - 00:05

Lugano, è la solita trama ‘abbiamo dei tilt inaccettabili’

A Kloten i bianconeri dominano per quaranta minuti e poi si spengono improvvisamente al 42’ subendo due reti in venti secondi, per non riemergere più

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Morini di nuovo in rete, ma alla fine a festeggiare sono stati gli Aviatori

Cambiano gli interpreti, ma la trama rimane quella e troppo spesso in questo avvio di stagione il Lugano fa la fine degli antagonisti in una pellicola di Bud Spencer e Terence Hill, ovvero a leccarsi le ferite. E quando il computo dei tiri è di 45-22 (addirittura 37-8 dopo due tempi) in tuo favore non puoi certo invocare la cattiva sorte (si veda il palo di Fazzini), la serata di grazia del portiere avversario o il sospetto – perlomeno – fallo di Steiner nel finale di gara, perché è evidente che la partita andava chiusa quando i padroni di casa quasi non mettevano becco fuori dal terzo di difesa. Agli uomini di Tomlinson è invece bastato mettere una leggera pressione e fare qualche bel passaggio preciso per recuperare dischi preziosi e smarcare qualcuno al tiro da posizione favorevole. E mentre il Kloten conquista la quinta vittoria consecutiva, il Lugano da par suo in questa stagione non ha ancora vinto due partite di seguito.

Ennesimo crollo mentale e fisico

Il vantaggio di Morini al 10’, molto simile al gol decisivo di martedì, era stato preceduto da un’occasione di Riva e dal palo di Fazzini. Poi anche Marco Müller e nuovamente Morini impegnano seriamente Metsola, mentre Koskinen, bravo in precedenza a salvare su Ruotsalainen, non può nulla sul tiro al volo di Simic in powerplay. Koskinen che assiste poi da semplice spettatore a una secondo tempo in cui i vari Thürkauf, Marco Müller, Connolly, Bennett e Andersson si creano delle ghiotte occasioni, ma senza sfruttarle. Dopo due tempi dominati il Lugano crolla all’inizio del terzo, con le reti di Meyer, ottimamente servito da Ekestahl-Jonsson, e Faille nel giro di venti secondi, che danno una piega chiara al match in favore dei padroni di casa, anche perché a quel punto i bianconeri vanno in riserva di energie e anche la testa inizia a vacillare. Infatti l’occasione per riaprire il confronto, una superiorità numerica dopo aver resistito oltre un minuto e mezzo in tre, si trasforma invece nell’episodio che lo chiude, con la quarta rete, a firma Ang, in una ripartenza favorita da un errore di Alatalo. Il gol di Bennett a due minuti dalla fine non sembra poi ridare grandi speranze di rimonta ai ticinesi, nonostante il tentativo di Gianinazzi di giocarsela con sei uomini di movimento, visto che a quaranta secondi dal termine Meyer infila la gabbia sguarnita.

«Nel secondo tempo in particolare abbiamo tirato tantissimo – racconta un deluso Luca Fazzini ai microfoni dell’Rsi –, anche il powerplay è girato bene, ma poi abbiamo preso un uno-due che ci ha mandato in tilt ed è una cosa che non possiamo accettare e che ci deve preoccupare. Adesso dobbiamo vincere e poi lavorare nella pausa per rimediare e cambiare rotta».

In mezzo a tanti punti interrogativi vale la pena allora menzionare le luci che possono illuminare il cammino bianconero, a partire da un Andersson già ministro della difesa, così come un Josephs in grado di dare dinamismo alla quarta linea d’attacco, nuovamente convincente. Stasera l’ultimo sforzo prima della pausa alla Cornèr Arena contro il Bienne, poi ci sarà la pausa nazionale, utile (al netto dell’assenza di qualche giocatore) per lavorare a fondo senza l’assillo di un’imminente partita. V.B.

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