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15.04.2022 - 20:34

L’attesa per la finale: i numeri dicono Zugo, la storia Zsc

Da lunedì in Svizzera si gioca per il titolo. E se i Tori vogliono tenerselo stretto, lo Zurigo saluterebbe volentieri l’Hallenstadion da campione

Lo Zugo punta a ripetere il titolo dello scorso anno in quella che è la sua terza finale consecutiva. Lo Zurigo, invece, vuole tornare a vincere dopo quattro anni d’attesa e un playout nel mezzo. È questo il punto di partenza di una finale che per la prima volta dall’introduzione dei playoff metterà di fronte Tori e Leoni, e sarà un caso o forse no, ma all’ultimo atto si ritrovano due delle tre squadre che hanno schierato due stranieri in difesa (l’altra è il Bienne). Il favore del pronostico è favore dei primi, capaci di vincere tutte e otto le partite di post-season disputate finora (la striscia si allunga a dodici contando anche i playoff della passata stagione) e si sono imposti in tre dei quattro scontri diretti in regular season. A proposito, è la sesta volta dall’introduzione della formula Best of 7, ovvero dal 1998, che una squadra abbisogna di sole otto partite per arrivare all’atto conclusivo: era già accaduto nel 2000 al Lugano, nel 2009 al Kloten, nel 2010 al Berna, nel 2011 al Davos e nel 2012 allo Zurigo, ma solo le ultime tre avevano poi alzato la coppa al cielo, perdendo sempre almeno due partite.

Più difficoltoso invece il cammino dello Zurigo, che nei quarti contro il Bienne ha girato uno svantaggio di 2-0 per imporsi infine alla ‘bella’, e in semifinale con il Friborgo, pur vincendo in sole quattro partite, è dovuto passare da tre supplementari, mentre in gara 4 è stato favorito dalla penalità di partita fischiata nel secondo tempo a Chris Di Domenico (che per quel bruttissimo intervento ai danni di Geering, fortunatamente senza danni, salterà per squalifica le prime due partite con la maglia del Berna, la prossima stagione).

Jakub e Jan, fratelli contro

Una delle chiavi della finale sarà la sfida tra i fratelli Kovar: Jan, capitano e primo centro dello Zugo sta trascinando i suoi compagni a suon di punti (già 12) in questi playoff, mentre Jakub proverà a chiudergli in faccia quella porta che è tornato a difendere giovedì dopo tre partite di assenza, causa malattia. Finora la sua percentuale di parate si attesta a un ottimo 93,98%, ma quando necessario Ludovic Waeber l’ha rimpiazzato con altrettanta efficacia. Il problema per gli uomini di Grönborg è che c’è chi sta facendo ancora meglio, ovvero Leonardo Genoni con uno straordinario 95,58% di parate. Il trentaquattrenne originario di Semione finora ha disputato sei finali di campionato, vincendole tutte quante.

E le statistiche sono perlopiù a favore dello Zugo, squadra che segna di più (3,62 gol a partita contro i 2,82 dello Zurigo) e subisce meno (1,38 gol a partita contro 2). Particolarmente impressionante è pure il powerplay degli uomini di Tangnes: 31,71% d’efficacia, mentre quello dello Zsc è al 17,24%. Gli zurighesi sono però più solidi in inferiorità numerica (90,24% di riuscita), sebbene lo Zugo sia tutt’altro che deficitario con l’88%. Geering e compagni bloccano anche più tiri (18,82 a 15,75), ma comunque a subire meno conclusioni tra i portieri è comunque Genoni (31,12 a 33,18), i cui compagni in attacco tirano di più (34,38 contro 31) e meglio (10,55% contro 9,09%). Infine si nota una leggera prevalenza zurighese agli ingaggi (58,89% vinti contro il 58,06%), ambito in cui spiccano Marcus Krüger da un lato e Sven Senteler dall’altro, mentre a livello di penalità lo Zugo è restato più alla larga dalla panchina rispetto ai Lions (7,5 minuti in media a partita contro 10).

La storia, invece, è dalla parte dello Zurigo: nelle ultime partite nello storico Hallenstadion, rimpiazzato a settembre dalla nuovissima Swiss Life Arena ad Altstetten, lo Zsc cercherà lo storico decimo titolo, mentre lo Zugo finora si è laureato campione solo due volte. Senza contare che dei sei precedenti duelli nei playoff ben quattro sono andati ai Leoni, compreso l’ultimo, nel 2018, allo stadio dei quarti di finale, con un netto 4-1.

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