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laR
 
01.04.2022 - 19:36
Aggiornamento : 22:41

‘A me Chiesa piace, ora tocca agli altri’

Parla Patrice Bosch, il vice di McSorley. ‘Chris è più tranquillo? Ora lo sport è cambiato’

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A Lugano la delusione è ancora viva dopo il pesante 4-0 nella serie con lo Zugo, nonostante quaranta tiri in porta in media a partita. Ma nonostante la ferita sia ancora fresca, alla Cornèr Arena è già tempo di bilanci. «Lo Zugo ha dimostrato degli special team di qualità, maggiore costanza ed esperienza – analizza Patrice Bosch, il quarantanovenne assistente allenatore ‘québecois’ portato in Ticino da Chris McSorley –. Sono molto deluso per com’è finita, ma spero che la lezione imparata come squadra e come staff verrà applicata nella prossima stagione».

Anche giovedì il Leitmotiv è stato lo stesso delle altre partite: «Non siamo stati efficaci nelle situazioni speciali e abbiamo avuto un buon numero di occasioni che però non abbiamo sfruttato, anche per colpa di un Leonardo Genoni che ha chiuso la porta e ci ha impedito di entrare in partita. E le penalità prese ci sono costate care: con un boxplay non al meglio delle sue capacità e con un avversario come lo Zugo ne avremmo dovuto rimediare qualcuna in meno».

In generale, però, durante tutto l’arco della stagione Herzog e compagni si sono dimostrati essere un osso durissimo, tanto che, perso il primo scontro diretto, si sono imposti nei successivi nove: «In tutte le partite, a eccezione dell’ultima che è iniziata subito proprio male, abbiamo avuto tante buone fasi, ma mai per tutti e sessanta i minuti. Nel primo incontro abbiamo commesso degli errori che abbiamo pagato. Il secondo è stato più difficile, ma il terzo è stato nuovamente positivo. Genoni ha fatto la differenza e su tutto l’arco della stagione si è notato come non fossero i campioni in carica per caso, hanno una buona profondità della rosa. Noi invece ci siamo trovati con alcuni giocatori infortunati, e non è una scusa, suppongo che anche loro ne avessero ma hanno saputo compensare».

Tra infortuni e adattamento al nuovo sistema di gioco la stagione del Lugano è stata infatti un lungo giro sulle montagne russe: «Abbiamo perso tante energie nella caccia alle prime sei, ma ho apprezzato molto la maniera in cui la squadra si è ripresa nei preplayoff contro il Ginevra, che da gennaio via era la miglior squadra della lega. Probabilmente anche quella serie, seppur di due sole partite, ci è costata dell’energia. Quest’anno lo staff non conosceva i giocatori e viceversa, adesso penso che avremo una coesione tale da permetterci d’iniziare meglio la stagione».

Mentre chi ha assistito alle partite dei sottocenerini ha scoperto un Chris McSorley molto più tranquillo rispetto a quello visto sulla panchina del Servette in passato: «L’hockey è cambiato, ci sono pochi allenatori che si agitano sempre in panchina, penso che si debba gestire le proprie emozioni e che lo abbiamo fatto bene».

Lo stesso Bosch è arrivato a Lugano a inizio stagione proprio da Ginevra dove allenava gli U20: «Da un lato giocare contro il Ginevra è stato speciale, ma dall’altro bisogna anche essere capaci di scindere il passato dal presente. E poco importa contro chi, si vuole sempre vincere, sicuramente è una squadra che conosciamo bene, ciò che ci è stato d’aiuto. Ho adorato questa stagione, ogni mattina sono andato in pista felice, col sorriso, per cui mi ha disturbato che il campionato sia finito in questa maniera, ho avuto piacere a lavorare con questi giocatori e con questo staff».

E il lavoro non gli è mancato visto che a Lugano si occupa della difesa, risultata abbastanza facilmente penetrabile, con il risultato che in gara 4 è crollato anche Schlegel, «che è stato poco aiutato, in particolare in inferiorità numerica. Quest’anno ciò che ci ha fatto più male sono stati i numerosi infortuni subiti in autunno, abbiamo messo tanta pressione sui nostri giovani portieri Fatton, Fadani e poi Markkanen, che sono dei ragazzi di diciannove o vent’anni, che hanno svolto egregiamente il loro lavoro, ma non sono certo dei giocatori sperimentati. Ma è meglio così che non subire poche reti e poi non riuscire a qualificarsi per i playoff».

D’ora in poi la retroguardia bianconera dovrà fare a meno di Alessandro Chiesa, ritiratosi dopo la sconfitta con lo Zugo: «A me Chiesa piace proprio – conclude Bosch –. Ha portato molta esperienza e altri dovranno ora assumersi un ruolo di primo piano, ma l’aspetto positivo degli infortuni subiti questa stagione è che diversi giocatori hanno potuto accumulare esperienza. Se avere o no uno straniero difensore per la prossima stagione è una cosa che va decisa da Hnat e dallo staff tecnico, e che al momento non abbiamo ancora discusso».

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