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Eccola la famosa battaglia: ’L’hockey è uno sport di contatto: i ragazzi sono ragazzi, gli uomini sono uomini’ (Ti-Press/Golay)
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laR
 
27.01.2022 - 23:49

L’entusiasmo di McSorley. ‘Fatton ha il ghiaccio nelle vene’

Il Lugano esulta dopo il successo nel sesto derby, mentre l’Ambrì fa mea culpa. Pestoni: ‘Da tempo ci diciamo che giochiamo bene, ma non vinciamo...’

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Tutti dicevano Irving, invece alla fine, un po’ a sorpresa, tocca a Thibault Fatton. «È una bella sensazione vincere un derby alla Cornèr Arena – esordisce la ventenne riserva di Niklas Schlegel (il quale fa capolino nei corridoi dello stadio camminando sulle stampelle) –. Non abbiamo iniziato proprio bene, subendo quella rete di McMillan, ma io non mi sono innervosito. Abbiamo avuto una bella reazione e faccio i complimenti ai compagni per la vittoria e l’aiuto che mi hanno dato, soprattutto nel terzo tempo, quando sono stato poco impegnato. Ho saputo ieri mattina, durante il warmup che avrei giocato io. Mi sono preparato bene come le altre volte e penso di aver fatto una buona partita. Da inizio stagione mi sto allenando molto bene, faccio il possibile per farmi trovare pronto quando c’è la chiamata da parte dello staff tecnico. Penso che il 2-1 segnato da Josephs in inferiorità numerica sia stato determinante al fine del risultato finale. La vera svolta a nostro favore». E stasera a Langnau, Fatton potrebbe anche venir confermato tra i pali nella sfida di Langnau. «Non so se giocherò io, ma sono una persona molto tranquilla e saprò eventualmente affrontare anche quella sfida».

Per il Lugano, però, l’uomo della provvidenza stavolta è Troy Josephs: «La mia rete? Ho visto che Walker era marcato ho quindi tentato la soluzione personale e sono riuscito a segnare. Poi nel terzo tempo è stato importante trovare subito il 3-1, che ha messo in ginocchio l’avversario. Fondamentale per noi sono state le tre penalità consecutive in cui siamo riusciti a non subire segnature. E Fatton ha fatto una gran bella partita: sono contento per lui, e noi abbiamo fatto il possibile per schermarlo il più possibile. Adesso dobbiamo assolutamente confermare questa vittoria stasera a Langnau: tre punti sono d’obbligo».

Dopo il successo nel derby, Chris McSorley dà l’impressione di essere addirittura quasi euforico. «Dopo ogni derby devo costatare come queste partite sono importanti per il Ticino, così questa vittoria ha un sapore ancora più dolce. La squadra ha giocato molto bene, è stata brava a capitalizzare le occasioni che si è creati. Un grosso complimento a Fatton: penso che nelle sue vene scorra il ghiaccio, tanto era tranquillo e ha dato un grosso contributo al raggiungimento della vittoria. L’Ambrì come sempre si è dimostrato una solida squadra e, devo confessarlo, ogni volta che Pestoni ha il disco sul bastone, i miei battiti cardiaci aumentano. È molto pericoloso, ha talento, esperienza, un bravo giocatore».

Quanto alle due bagarre che si sono accese negli istanti finali del derby, il coach bianconero la vede così. «In pista c’erano due squadre che non si amano molto, e non scordiamoci che l’hockey è uno sport di contatto: i ragazzi sono ragazzi, gli uomini sono uomini».

Luca Cereda: ‘Dopo 40 minuti il risultato era bugiardo’

All’altro capo del corridoio che porta agli spogliatoi, dove c’è quello riservato all’Ambrì, naturalmente il clima è ben diverso. «È difficile così, a caldo, dare una spiegazione di ciò che è successo. Ma come sempre – dice Inti Pestoni, senza tanti giri di parole –, è difficile fare punti e vincere le partite se giochi per quaranta minuti e poi, se si può dire, quando c’è da c.... non c’è più m...».

L‘Ambrì, senz’altro, può recriminare per non aver fatto la differenza prima. E Pestoni, senz’altro, quel clamoroso palo al 13’04’’ lo sognerà di notte... «Sì certo, fosse andato qualche centimetro più a destra sarebbe entrato. Al contrario, se fosse andasse cinque centimetri a sinistra non avrei neanche preso il palo... La verità è che in una serata succedono così tante cose che possono cambiar faccia alle partite. Ma io mi dico che dobbiamo essere meglio di così: perché è tutta la stagione che diciamo ’sì, facciamo bene ma non vinciamo’: bisogna lavorare sulle cose giuste, però, e farlo non senza testa, ma ragionare un po’».

Dopo un buon secondo tempo, in cui l’Ambrì ha indubbiamente fatto di più (e meglio), il 3-1 di Josephs in avvio di periodo conclusivo è stata la mazzata finale per i biancoblù. «Noi, però, siamo entrati in pista con l’attitudine giusta. Se poi ci sono cambi in cui i loro ‘top player’ tengono il disco e prendono tempo nella nostra zona, noi non è che possiamo correre in giro a casaccio, come dei matti: bisogna anche dare i meriti a chi ti sta di fronte. Poi, quando ti carichi per entrare in pista, esci convinto di fare bene e poi subito prendi un altro gol, cosa vuoi fare? Sarebbe una batosta per chiunque pratichi questo sport. E di sicuro non è lì che abbiamo perso la partita: avremmo dovuto segnare in powerplay e non subire il 2-1 in shorthand...».

Infatti, per Luca Cereda il gol che più ha fatto male ai suoi è stata proprio quell’invenzione di Josephs. «Sì, penso che nei primi due tempi abbiamo giocato bene e dopo quaranta minuti il risultato era bugiardo – racconta il coach biancoblù –. Quel gol in shorthand (al 37‘, ndr) ci ha fatto male, e dopo il terzo gol (al 43’, ndr) non siamo più riusciti a trovare l’energia necessaria per rimetterci sulla giusta via dopo quei primi due tempi. Le tante penalità nel terzo tempo? Semplicemente il Lugano a quel momento ci è stato superiore, e quando succede in quel modo è normale che qualche fallo lo fai».

La sconfitta nel sesto derby stagionale non è certamente il modo migliore per andare in pausa, per un Ambrì che ora si trova quattro punti dietro al Berna. «Abbiamo sempre detto che arrivare ai pre-playoff è uno dei tre obiettivi di questa stagione, ma abbiamo sempre detto che non sarebbe stato facile perché vuol dire lasciarsi alle spalle tre squadre: siamo lì, mancano dieci partite e adesso abbiamo una pausa che sfrutteremo per lavorare bene ricaricare le batterie, fisiche e mentali. Ma non è che è cambiato tanto da ieri a oggi. Né probabilmente cambierà molto domani».

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