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12.11.2021 - 17:00
Aggiornamento: 17:17

Nando Eggenberger e l’ingombrante eredità del Niño

A Krefeld, il grigionese, in cui molti vedono il potenziale Niederreiter del futuro, sta vivendo la sua prima volta nella Nazionale maggiore

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Keystone
‘Dobbiamo mostrare una reazione’

Addosso si porta l’etichetta di nuovo Nino Niederreiter. Potenziale che ora Nando Eggenberger è chiamato a confermare in questa sua prima convocazione in Nazionale nell’ambito della Deutschalnd Cup, giusta e doverosa ricompensa per quanto fatto in questo avvio di campionato. Nato il 7 ottobre 1999, Eggenberger ha fatto il suo esordio sulla scena della National League con la maglia del Davos la sera del 2 gennaio 2016 (contro gli Zsc Lions), a soli 16 anni, segnando il suo primo gol nel massimo campionato all’indomani del suo diciassettesimo compleanno (curiosamente sempre contro il medesimo avversario). Ma il suo apprendistato tra i ‘grandi’ non è stato una linea tutta retta. Originario di Coira proprio come El Niño, ne ha ben presto seguito le orme, cercando fortuna oltre Atlantico unendosi agli Oshawa Generals, con cui ha totalizzato 55 punti (30 reti) in 74 partite nella Junior League. Bottino che non si è tuttavia rivelato sufficiente per convincere una franchigia di Nhl a dargli una chance nel campionato più prestigioso al mondo. Così nel 2019 ha fatto ritorno in Patria, per vestire la maglia del Davos, agli ordini di Christian Wohlwend: «Per me era la soluzione ideale – racconta l’attaccante ora in forza al Rapperswil –. La Nhl, ad ogni buon conto, resta comunque sempre il mio obiettivo».

L’incubo della stagione 2019/20

Il suo ritorno alle origini si è tuttavia rivelato più complicato del previsto. Nando Eggenberger, designato assistente capitano all’inizio nel campionato 2019/20, ha chiuso quella stagione con un sol punto all’attivo in venti presenze con i gialloblù, finendo anche in Swiss League a rimpolpare le file del partner team Ticino Rockets per quattro partite. «Le cose non andavano molto bene per me all’inizio, quindi mi sono caricato di troppa pressione. È stato un periodo estremamente difficile; ero ancora giovane e questo mi preoccupava ancora di più. Non riuscivo a dormire bene, lo sognavo di notte. Tutto quello a cui riuscivo a pensare era il mio rendimento insoddisfacente. Forse non ho goduto della fiducia di cui avevo bisogno». Ma questa non deve essere interpretata come una critica a Wohlwend: «Toccava a me giocare», s’affretta ad aggiungere Eggenberger, che nel dicembre del 2019 ha lasciato Davos per sbarcare a Rapperswil.

La perseveranza paga

Nemmeno con i Lakers però tutto è andato per il verso giusto per lui, con un bilancio della sua prima stagione con i sangallesi costituito da un sol punto (un gol) in 19 partite. Poi, però, qualcosa è cambiato, e in meglio, al punto da diventare uno degli elementi chiave del Rapperswil: con 9 gol e 7 assist, in questo avvio di stagione è infatti divenuto il secondo miglior marcatore della sua squadra, dietro al solo Roman Cervenka (30 punti). Guardandosi indietro, Eggenberger è consapevole che probabilmente tutto è stato troppo facile per lui nelle giovanili. «Ho sempre giocato con ragazzi più grandi, quindi ero sempre in una posizione in cui non avevo niente da perdere. Sono sempre stato il ‘pivello’. Quando le cose sono cambiate, quando non ero più così protetto, ho dovuto imparare a cavarmela. Ma l’ho superato abbastanza bene». Hai cercato l’aiuto di un mental coach? «Sono andato da qualcuno, ho ascoltato tutti i consigli che mi sono stati dati, ma ne ho convenuto che in quel momento non era ciò di cui avevo bisogno esattamente. Sapevo che avrei dovuto trovare io la via d’uscita. L’hockey è la cosa più importante della mia vita e per questo cerco di dare il massimo ogni giorno: è il modo migliore per trovare la luce in fondo al tunnel».

Una ‘grande esperienza’

Per quanto concerne la chiamata di Fischer per la Deutschland Cup, prima titolarizzazione nella Nazionale maggiore arrivata a soli cento giorni dalle Olimpiadi di Pechino, Eggenberger si dice sorpreso: «Avevo la sensazione che sarebbero stati chiamati solo i migliori giocatori, e che quest’anno sarebbe stato più difficile rivendicare un posto in Nazionale». Malgrado il suo battesimo sia coinciso con una cocente sconfitta contro la Slovacchia, il grigionese parla di «una grande esperienza». E guarda già avanti: «Il torneo non è finito: abbiamo ancora due partite davanti a noi (domani contro la Germania e domenica contro la Russia, ndr), e sappiamo cosa dobbiamo fare. Ora è importante mostrare una reazione».

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