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Hockey
18.10.2021 - 17:520
Aggiornamento : 18:22

‘Ora sì che mi sento nuovamente parte del gruppo’

Un gol e un assist nel weekend del ‘comeback’ in National League dopo un anno di stop. D’Agostini: ‘È stata lunga, ma il peggio è dietro di me’

Matt D’Agostini è tornato. Un anno dopo l’ultima volta, giorno più giorno meno, il canadese è tornato a calcare la scena del massimo campionato. E alla sua seconda apparizione stagionale, sabato a Berna, ha già ritrovato la via del gol, anche qui, giorno più giorno meno, un anno dopo la sua ultima rete siglata in National League (era la sera di sabato 10 ottobre 2020 a Ginevra).

Iniziato a fine ottobre della passata stagione, il lungo calvario del 34enne attaccante canadese si è ufficialmente concluso lo scorso weekend. Con un lieto fine che non sempre e non necessariamente sembrava scontato. Ironia della sorte, lo scorso campionato per il numero 36 dei biancoblù si era concluso la sera del suo trentaquattresimo compleanno, venerdì 23 ottobre 2020 a Losanna (dove mise a segno un assist). Poi, due giorni più tardi, fece la sua ultima apparizione stagionale, a Rapperswil, negli ottavi di finale di Coppa Svizzera. «In tutta sincerità non ricordavo quale fosse stata la mia ultima partita di campionato, è comunque curioso che fosse coincisa con la sera del mio compleanno – racconta D’Agostini –. Ricordo invece bene quella di Coppa a Rapperswil; non disputai una grande partita: è stato lì che ho sentito che qualcosa non andava col ginocchio». Due giorni più tardi ecco infatti arrivare il comunicato dell’Ambrì Piotta annunciante l’imminente operazione chirurgica e lo stop forzato per un periodo stimato in dieci settimane. Poi diventate appunto quasi un lunghissimo anno... «Dopo l’operazione avevo iniziato con la riabilitazione, ma passati due mesi circa era evidente che davanti a me c’era ancora parecchio lavoro da fare per poter ritrovare la giusta stabilità. Avevo ricominciato a pattinare sul ghiaccio, ma le sensazioni che ne ricavavo non erano quelle che mi sarei aspettato. Tutto questo ha reso necessario rivedere la tempistica del mio ritorno. Sono stati mesi anche frustranti, ma durante il lungo percorso di riabilitazione a farmi forza è stata anche la vicinanza di tutto lo staff della fisioterapia, dello staff tecnico e dei compagni di squadra. Alla fine ce l’abbiamo fatta insieme, e di questo non posso che esserne contento. Ora mi sento decisamente molto meglio di prima, e ogni giorno che passa è un passo in più verso il completo recupero».

La lunga via del recupero, oltre che a richiedere tanto lavoro fisico, tocca anche aspetti psicologici: per un giocatore di hockey, gestire una pausa forzata così prolungata non è evidente. «È vero, ma devi avere pazienza. Del resto non puoi fare diversamente. Se vuoi tornare a giocare, e lo vuoi fare a certi livelli, devi capire che c’è un percorso da affrontare, e ci devi credere. Poi, logicamente, anche in tutto questo percorso ci sono momenti positivi e momenti negativi. Come sportivo, sai fin dall’inizio che ci sono momenti in cui sei chiamato a batterti sul campo e altri in cui devi fare da spettatore e guardare gli altri. Non ho avuto bisogno di sostegno psicologico particolare: in questi mesi mi sono confidato con parenti e amici, ed è stato sufficiente. È stata dura anche per me, ma fortunatamente il percorso di rieducazione è ormai alle spalle, e adesso posso sentirmi nuovamente in tutto e per tutto parte di questa quadra». E quali sono state le tue prime sensazioni dopo essere tornato a respirare aria di National League? «È stato bello far ritorno nello spogliatoio e ritrovare i compagni di squadra. Era forse la cosa che più mi era mancata negli scorsi mesi. Le amicizie che si stringono sulle piste sono speciali, e questa è sicuramente una cosa che porterò con me anche quando avrò deciso di smettere con il mondo del professionismo. Beninteso, anche quando sei infortunato ti senti parte del gruppo, ma non fino in fondo: è quando puoi buttarti anche te nella mischia, viverla in prima persona, che ti senti davvero ‘squadra’ con i compagni».

La penultima tappa della rieducazione ti ha portato ai Rockets: «Quando mi hanno detto che ci sarebbe stata la possibilità di provare qualche partita a Biasca l’ho trovata una buona idea. Del resto quando resti fermo per quasi un anno non puoi pretendere di riprendere subito al livello di prima». Le cose, con i Razzi di Landry, non sono comunque andate male: due partite condite da cinque assist... «Beh, un po’ di ruggine c’era, in fondo era da così tanto tempo che non giocavo più una partita ufficiale. Puoi allenarti finché vuoi, ma la competizione non puoi allenarla. Queste due partite con i Rockets sono state utili per ritrovare una certa familiarità con l’agonismo. Non avrò dato del mio meglio, e di questo mi scuso con l’allenatore, ma sono consapevole che prima di tornare effettivamente sui miei livelli ci vorrà ancora un po’ di tempo». Ciò non toglie che nel primo weekend in National League le soddisfazioni, con un assist nel derby di venerdì e un gol sabato a Berna, le soddisfazioni non siano mancate per te: «Sì, in queste due partite ho avuto ottime sensazioni, ma, appunto, posso fare ancora meglio».

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