Danimarca
3
Francia
0
3. tempo
(1-0 : 1-0 : 1-0)
Stati Uniti
3
Svezia
2
fine
(1-1 : 1-0 : 0-1 : 1-0)
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16.04.2021 - 18:35
Aggiornamento : 20:16

‘Le provocazioni? Ora fanno parte del gioco’

Dopo il ko in gara 2, il Lugano torna alla Cornèr Arena per ritrovare il vantaggio nel quarto di finale con il Rapperswil. E Walker ritrova Clark

Lugano – È tempo di serrare i ranghi nelle file del Lugano. Il giorno dopo il primo kappaò nella serie contro il Rapperswil, alla Cornér Arena va in scena il classico allenamento versione playoff, ossia con una breve seduta facoltativa sul ghiaccio (più rivolta al recupero delle energie spese il giorno prima che altro) seguita da un meeting di squadra. Utile per riordinare le idee, ripassare la lezione appresa sul ghiaccio sangallese e apportare i dovuti correttivi in vista del terzo atto della serie. Perché, Cervenka o non Cervenka, il Rapperswil sa comunque essere un osso duro, e l’ha appunto dimostrato giovedì sera, imponendosi appunto senza l'apporto del ceco. «Sul piano generale, il k.o. di gara 2 non muta di molto il quadro della serie: certo, ora tutto si riduce a un best of 5, ma per il resto le coordinate sono le medesime della vigilia del primo confronto – tiene a precisare Julian Walker –. Di certo in gara 3 dovrà però cambiare il nostro atteggiamento: la sconfitta di giovedì, e soprattutto la nostra prestazione, ci impone una reazione».

Come ti spieghi i due volti mostrati dal Lugano in queste prime due partite della serie? «In gara 2 siamo stati carenti un po’ dappertutto. Giovedì siamo scesi sul ghiaccio con troppa poca grinta. Non dico che non eravamo pronti per la partita, ma di certo non lo eravamo nella stessa misura in cui lo sono stati i nostri avversari dal profilo mentale. Di conseguenza abbiamo accusato evidenti lacune pure sul piano fisico. La nostra prestazione non è stata all’altezza di una partita di playoff. Questo non vuol dire che abbiamo disputato una pessima partita, ma contro un avversario in giornata di grazia, come si è rivelato il Rapperswil giovedì, questo non basta».

È possibile che il finale in carrozza di gara 1 (con il Lugano che negli ultimi venti minuti aveva scardinato quattro volte la porta difesa da Nyffeler) vi abbia dato l’illusione che il compito sarebbe stato più semplice nel prosieguo della serie? «No, lo escludo: non abbiamo mai pensato che sarebbe stata una serie facile. Più semplicemente, non siamo riusciti a giocare sui nostri livelli abituali. E se non lo fai, poi tutto diventa più complicato ed è difficile crearsi le opportunità per vincere la partita». Sorpreso dalla grinta portata in pista giovedì dal Rapperswil? «Forse in gara 1 i nostri avversari hanno accusato un po’ di stanchezza dopo essere dovuti passare dai pre-playoff. Sta di fatto che in gara 2 i nostri avversari sono riuscito a compiere un passo avanti; ma più di questo, siamo stati soprattutto noi a giocare sotto tono rispetto a due giorni prima. Lievi differenze, in un senso e nell’altro, che però, se sommate, alla fine fanno una grande differenza: ecco spiegato il risultato finale della partita della St. Galler Kantonalbank Arena. Questa è la dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che nei playoff non puoi mollare, mai».

E il fatto che la squadra di Tomlinson sia riuscita a pareggiare i conti nella serie nonostante l’assenza del suo tospcorer Cervenka è la dimostrazione che il Rapperswil non vive solo sulle spalle del ceco... «Verissimo, ma questo non l’abbiamo scoperto solo l’altra sera. Loro sono una squadra che se la lasci fare, poi diventa pericolosa: se non sei bravo a reagire subito, dopo tutto diventa più difficile». Ripensando a gara 2, è stato più il Rapperswil a vincerla o più il Lugano a perderla? «La verità sta nel mezzo: un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Noi non siamo stati bravi a sufficienza per vincerla, ma abbastanza per uscirne sconfitti...».

Lo ‘scambio di vedute con Clark’

I playoff, si sa, sono anche una battaglia a fil di nervi. In questo, lo ’scambio di vedute’ avuto dal 34enne bianconero con Clark nel finale del primo tempo di gara 2 ha fatto ricordare le scintille che abitualmente innescava nei playoff un ex bianconero: Lapierre... «Max era molto bravo in queste cose, e riusciva a far scaldare gli animi degli avversari. Come è andata con Clark giovedì? Bene, benone... (ride, ndr). Scherzi a parte, i playoff si giocano anche con le provocazioni. Chiaramente è anche un gioco rischioso: devi essere abile a capire come stuzzicare l’avversario senza perdere la testa. Anche perché se eccedi, rischi di danneggiare la tua squadra. Giovedì mi è andata bene: se il tutto si risolve con una penalità per parte è un risultato accettabile».

Dagli spogliatoi

Traber prossimo al rientro in bolla

«Giovedì abbiamo messo il minimo sul ghiaccio, e giocando così non possiamo pretendere il massimo in fatto di risultato». L’analisi a freddo di Serge Pelletier è meno tenera rispetto a immediatamente dopo la sconfitta di gara 2. Il tecnico dei bianconeri torna poi a battere il tasto dell’atteggiamento: «Per gara 3 è importante che tutti girino l’interruttore e si mettano in modalità playoff, cosa che non è stata il caso giovedì». Come te lo spieghi il passaggio a vuoto di gara 2? «Nei playoff l’aspetto mentale gioca un ruolo importantissimo, forse più di ogni altra cosa. E che l’approccio non fosse dei migliori, giovedì, lo si è capito praticamente subito: quando dopo 75 secondi Clark ha aperto le danze, mi sono detto che sarebbe stata una serata lunga per noi... Effettivamente a Rapperswil siamo usciti da quella che connoto come la nostra identità, quella che eravamo abituati a vedere per gran parte della stagione regolare. Adesso dobbiamo ritrovarla, a partire da gara 3. Ed è appunto questo il messaggio che ho cercato di far passare ai miei uomini nel meeting che abbiamo avuto: dobbiamo ritrovare quello spirito di squadra che ci aveva permesso di chiudere la regular season al secondo posto».

Dal profilo tattico, il tecnico dei bianconeri non si sbilancia: «I playoff lasciano sempre qualche segno. Alcuni hanno dovuto richiedere l’intervento dello staff medico: domani valuteremo se saranno tutti quanti arruolabili». Una notizia però la dà, ed è quella dell’imminente rientro nei ranghi di Traber: «Tim si sottoporrà ancora oggi al test Covid, e se dovesse essere negativo rientrerà in bolla con il resto della squadra».

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