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laR
 
18.01.2021 - 17:40
Aggiornamento: 19:45

‘Preoccupato no, ma riconosco che mi manca qualcosa’

È un casco giallo un po' sbiadito quello di Mark Arcobello, topscorer del Lugano ma a secco di reti da sedici partite

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Un digiuno da interrompere per il topscorer bianconero (Ti-Press)

Dopo averci dormito su una notte, Mark Arcobello è ancora amareggiato per la prima sconfitta stagionale contro il Davos: «È stata una partita ad handicap - sottolinea l'attaccante bianconero -. Come ci era già capitato due giorni prima contro lo Zugo, a condannarci è stato il nostro pessimo inizio. Domenica ci siamo ritrovati quasi subito in doppio svantaggio, e questa zavorra ce la siamo poi portata dietro per tutto il resto della partita. Se inizi male, ben difficilmente poi riesci a portare a casa i tre punti». Con quella patita contro i grigionesi, la striscia di sconfitte consecutive dei bianconeri intanto è già arrivata a quota tre. Ma quello che è il trend stagionale negativo più lungo della squadra di Serge Pelletier non preoccupa particolarmente il 32enne del Connecticut: «Puoi interpretare la serie da due punti di vista: sta a te scegliere. O la puoi vedere come un mini campanello di allarme, oppure pensare che siano semplicemente tre battute d'arresto indipendenti fra loro, come ne capitano tante sull'arco di un'intera stagione. Che si siano verificate una in fila all'altra piuttosto che intercalate da qualche vittoria è allora solo relativo. Comunque sia, non dobbiamo lasciarci suggestionare da come sia andata l'ultima settimana, ma trovare il modo di rialzare la testa e raddrizzare il timone della nostra barca. Senza appunto panicare: stavolta è capitato a noi, ma prima o poi, durante il campionato, tutte le squadre attraversano momenti più avari di soddisfazioni».

Fuori Heed, Wolf e Riva, per tappare i buchi in difesa in questi giorni Pelletier è stato costretto a far capo a giovani debuttanti sulla scena del massimo campionato. Con i loro comprensibili limiti tecnici, ma che non hanno comunque sfigurato. Il motivo per cui il Lugano non vince più da quattro partite (dal 10 gennaio, quando aveva battuto proprio il Davos) non è però da ricondurre a queste assenze di peso... «No, assolutamente: non dobbiamo cercare alibi di questo genere o scuse. Non sono le assenze in difesa che ci hanno fatto perdere le partite. O, almeno, non è quella la sola ragione, ma una somma di cose che non sono andate per il verso giusto. Ora sta a noi cercare di capire cosa non ha funzionato e lavorare su quei dettagli che, sommati, ci sono costati il successo. Dovremo rivedere al video le ultime partite, per mettere a fuoco la nostra prestazione».

Trentadue tiri per due reti domenica, trentatré per una sola venerdì e addirittura 42 per un gol martedì scorso all'Hallenstadion: cifre che sembrano evidenziare come uno dei limiti attuali dei bianconeri sia il rendimento sotto tono dell'attacco... «Beh, chi non segna, non vince; non si scappa. E sperare di farla franca affidandosi alle parate del tuo portiere, limitandosi a mettere uno o due dischi alle spalle di quello avversario mi sembra un po' azzardato». Tra chi sul fronte offensivo dei bianconeri fatica a trovare la via del gol c'è proprio il topscorer, a secco da ben sedici partite (il suo ultimo centro, il quinto in stagione, l'aveva ottenuto la sera dell'11 novembre a Friborgo). Preoccupato da questa astinenza? «Preoccupato no, anche se è vero che a mia memoria in carriera non mi era mai capitato di addizionare così tante partite senza segnare. Certo, sono il primo a riconoscere che manchi qualcosa alle mie prestazioni, ma non ritengo comunque che sia un problema mentale, e men che meno fisico, visto che tra una cosa e l'altra abbiamo pure noi avuto il tempo per rifiatare. A volte è così che vanno le cose nell'hockey. A questa situazione un po' ci penso, ma cerco di non farmi condizionare e, anzi, continuo a insistere: prima o poi tornerà anche il mio turno di segnare. Poi, è vero anche questo, nell'hockey basta un pizzico di fortuna, il giusto rimbalzo, e tutto si rasserena... ».

Domani si va a Rapperswil, dove nel precedente stagionale il Lugano era stato battuto dai sangallesi (5-2): cosa sarà importante fare e cosa evitare per mettere il punto finale alla vostra striscia di insuccessi? «Prima di tutto non dobbiamo pensare alla precedente partita, ma guardare sempre fisso davanti, pensare al prossimo impegno, perché nell'hockey professionistico le partite si susseguono senza tregua. E ognuna è diversa dall'altra, anche se l'avversario è il medesimo. A ogni buon conto dovremo sicuramente essere più pronti fin dall'ingaggio d'apertura, e poi spingere al massimo per tutta la durata dell'incontro».

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