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03.09.2015 - 13:310
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:09

Dino Lauber: «Ora che non ci sono più, c'è gente che probabilmente si rende conto di quanto facevo per l'Hcap».

Dino Lauber, ex preparatore atletico dell’Ambrì, aspetta con impazienza l'apertura delle danze. Tra una settimana comincia il campionato di hockey. «Adesso che l’inizio è vicino comincia a salire l’adrenalina. Devo però ammettere che durante l’estate il disco su ghiaccio non mi è mancato troppo». Dopo 3 anni trascorsi in Leventina, il 32enne ha vissuto un’estate diversa. «Volevo prendere un po’ di distacco dall’hockey. Ora mi sento bene, sono riposato. Ne ho approfittato per andare a feste di compleanni e ad altri eventi a cui in passato dovevo rinunciare a causa della mia attività. Ho solamente partecipato a qualche campo di allenamento estivo in qualità di allenatore dei portieri».

Lauber sta attualmente studiando comunicazione aziendale nella sua Zurigo e tra un mese lavorerà in una ditta che si occupa di marketing. «Ho rifiutato alcune offerte dal mondo dell’hockey, non è però escluso che in inverno possa allenare qualche estremo difensore. Per il momento mi concentro solamente sulla nuova sfida professionale, più in là vedremo».

La scelta di lasciare i biancoblù è maturata nell’ultima stagione. «Avevo ancora un anno di contratto, ma ho chiesto ai dirigenti di lasciarmi libero. Ho trascorso due anni grandiosi, poi il terzo anno qualcosa si è rotto e non ero più soddisfatto. Ho captato che lo staff tecnico non appoggiava in pieno le mie idee di lavoro, avevamo visioni un po' differenti e questo non è ideale. Per lavorare efficacemente bisogna avere il 100% di fiducia reciproca e ad Ambrì non era più il caso. Inoltre c’erano persone che parlavano alle mie spalle».

Il bilancio dell’avventura ticinese è comunque positivo. «Abbiamo centrato una volta i playoff e ci siamo salvati due volte senza mai veramente tremare, questo è un successo per una realtà come Ambrì. Ho potuto lavorare con ragazzi fantastici, penso ad esempio a Marc Reichert, un grandissimo giocatore che è entrato nel mio cuore. La sua partenza si è fatta sentire. Poi vorrei citare Reto Kobach, mi ha sempre supportato, con lui ho avuto un ottimo rapporto. Non da ultimo ci sono anche Paolo Duca, con il quale ho sempre avuto delle discussioni interessanti e Adrian Trunz. Certo ci sono anche stati giocatori più difficili da gestire, ma questo è costume in ogni società. Ora che non ci sono più, probabilmente c’è gente all’interno dell’Hcap che si rende conto di quanto facevo per l’Ambrì».

Il suo successore, Antonello Atzeni, ha dei metodi abbastanza alternativi che si discostano da quelli di Lauber. In particolare le tante uscite estive in montagna sono una novità. «Non conosco il Signor Atzeni, i suoi programmi e metodi, quindi è difficile per me giudicare il suo lavoro. Oltretutto non ho mai assistito alle sedute di allenamento. Ognuno ha le sue idee, non mi piace parlare dei colleghi».

Dino Lauber seguirà con interesse le partite dei sopracenerini. «Andrò sicuramente a vedere degli incontri. Ho l'Ambrì nel cuore, questo succede a chiunque abbia lavorato in Leventina per più anni.  Malgrado qualche episodio negativo accaduto verso la fine, ho conosciuto gente magnifica e mi sono goduto il grande entusiasmo che ruota attorno a questa incredibile realtà. Ricordo la prima presentazione della squadra a inizio agosto nel 2012, pazzesco l’ambiente.  E i derby alla Valascia, mai visto un tifo del genere, è unico. E sì che di club, ne ho conosciuti molti. Questo pubblico, questa atmosfera mi mancheranno».

 

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