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30.09.2022 - 18:20
Aggiornamento: 18:39

La Red Bull sfora il budget cap, a Singapore scoppia la bomba

In regola, invece, Ferrari e Mercedes. Occorrono regole più chiare e semplici. Intanto, Verstappen potrebbe diventare campione del mondo già domenica

di Paolo Spalluto
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Al pubblico, crediamo, piacerebbe che la Formula Uno, che tanto interesse sta nuovamente maturando specie nei giovani, potesse tornare a essere uno sport combattuto in pista e non con documentazioni e dossier legali.

Monza ha lasciato un grande amaro in bocca per come era finita la corsa, sotto il regime di Safety Car erroneo che ha parzialmente falsato un finale che certo avrebbe visto Verstappen sicuro vincitore. Ancora peggio era stata la pantomima del sabato pomeriggio, in realtà sera, quando a forza di penalità in griglia, l’esordiente De Vrjes, ad esempio, era stato portato da quattordicesimo in pista a ottavo in partenza. Il gioco sta stancando tutti, Binotto in primis, ma il suo malessere è condiviso da tutti i team principal.

La bomba è scoppiata a Singapore: tre team sono sotto investigazione per sforamento del budget cap nella stagione 2021 e tra questi c’è la Red Bull, ma non Mercedes-Benz e Ferrari. Helmut Marko, livido e pallido, ha solo detto alla stampa di non capire come abbia fatto a uscire la notizia. Poco importa, ma vi lasciamo immaginare, specie in casa Hamilton, il livore che la notizia stia provocando, a piena ragione se confermata.

Ma cosa significa sfondare il budget cap? La prima distinzione è "con dolo o meno", e già questo sarà difficile da verificare. Poi conta la dimensione e la barriera è messa al 5%. Sotto si tratta di pena lieve, sopra no. Parrebbe che Red Bull si trovi nella seconda fascia. Ma le penalità quali possono essere? Qui il ventaglio è assai ampio e non può essere raccontato con brevità: per amor di chiarezza si va da punti tolti nel campionato costruttori a sanzioni economiche o di ricerca aerodinamica per la stagione successiva, sino a togliere punti nel campionato piloti. Di conseguenza, è facile comprendere il motivo per il quale a ragione Wolff e Hamilton chiedano piena luce.

Una querelle che deve terminare ed essere ripensata in una logica più ampia di protezione dello sport che dovrebbe rendere più chiare e semplici le regole.

Ieri in pista toniche le Ferrari e, come sempre, nascoste le Red Bull. Bene anche Russell e Hamilton, su un tracciato splendido per le televisioni del mondo intero, ma terribilmente inutile dal lato del disegno e dell’intensità agonistica. Verstappen ha compiuto ieri 25 anni e sarà presto il più giovane bi-campione del mondo della storia con grandi chance di battere ogni ulteriore record. È in forma, maturo, fisicamente integro, solido, su una macchina perfetta. Red Bull powetrain solo apparentemente non riceve più i servigi di Honda, ma nel contempo ha saputo sviluppare un motore che avrebbe potuto essere l’unico tallone di Achille della squadra. L’olandese a sua volta ha davanti a sé tempi di grande successo e solo la stanchezza o l’assuefazione potrebbero causargli una battuta d’arresto che personalmente riteniamo improbabile.

In casa Red Bull da annotare un raffreddamento dell’idea di collaborazione con Porsche, mentre Audi prosegue nel suo cammino svizzero di cui presto vi daremo conto.

A Singapore contano due elementi: il meteo e partire davanti. Per il primo vi è poco da dire, per il secondo spetta alla Rossa rendere vita difficile all’olandese che sennò potrebbe essere campione del mondo già domenica.

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