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Le scelte di Yakin spianano la strada ed è ‘matto in due’

Nella buona partenza della Svizzera a Euro 24 (3-1 all’Ungheria) c’è lo zampino del selezionatore basilese, tanto criticato dopo l’eliminazione in Qatar

16 giugno 2024
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Chi ben comincia è a metà dell’opera. E infatti, grazie al successo per 3-1 sull’Ungheria, la Svizzera ha già percorso più di metà del cammino che la separava dagli ottavi di finale di Euro 24. Una vittoria chiara, netta, con un solo quarto d’ora di difficoltà a metà ripresa. E se ai Mondiali in Qatar Murat Yakin era stato il principale responsabile, in particolare con l’inusuale scelta del modulo, della sciagurata sconfitta contro il Portogallo negli ottavi di finale (6-1), sabato il selezionatore basilese si è preso la rivincita, andando a imprimere sulla fondamentale vittoria all’esordio la sua impronta digitale. Con un paio di mosse ha dato scacco matto a Marco Rossi e a un’Ungheria che per tutto il primo tempo non ci ha capito nulla, permettendo così ai rossocrociati di trovare un doppio vantaggio, poi rivelatosi decisivo. La titolarizzazione di Duah e Aebischer nessuno se l’aspettava, evidentemente nemmeno il tecnico italo-magiaro, la cui squadra si è trovata impreparata di fronte, in particolare, alla posizione un po’ anarchica del centrocampista del Bologna, teoricamente schierato sulla fascia, ma libero di accentrarsi a piacimento. Ed è proprio da una posizione vicina alla lunetta che è stato determinante, dapprima con la verticalizzazione con la quale ha mandato in porta Duah (12’), alla sua prima vera partita in rossocrociato, poi trovando la soluzione personale sul palo più lontano (45’) per il gol che ha definitivamente spaccato la partita. Senza contare il lavoro svolto in fase difensiva, perché la Svizzera ha sì attaccato con una difesa a tre, ma nei momenti di non possesso palla la linea tornava a quattro, con Aebischer a scalare sulla fascia sinistra.

Una vittoria che consente ai rossocrociati di preparare la sfida di mercoledì contro la Scozia con la consapevolezza di trovarsi già a un passo dagli ottavi di finale e con la prospettiva di potersi giocare, domenica prossima nel derby contro la Germania, il primo posto di gruppo. Senza per altro mettere il carro davanti ai buoi, perché la prestazione offerta contro l’Ungheria è stata ottima, ma non scevra da qualche passaggio a vuoto che andrà analizzato a fondo. Per quanto non abbia corso reali pericoli, al di là del gol di Varga, dopo un’ora di gioco di alto livello la selezione rossocrociata è andata un po’ in affanno, concedendo troppo spazio al tentativo magiaro di rimonta, senza più riuscire a gestire il pallone come era stato il caso nel corso di sessanta minuti giocati con quella autorità, quella serenità e quella dose di realismo in fase offensiva che da troppo tempo non faceva più parte del bagaglio di questa squadra. Inoltre, diversi rossocrociati sono sembrati vittime di crampi, il che, se così davvero fosse, non è un gran bel segnale, alla prima di una serie di partite che, a questo punto, potrebbero facilmente diventare per lo meno quattro. Anche questo aspetto andrà analizzato a fondo nei pochi giorni a disposizione prima di una sfida contro la Scozia che rischia di rivelarsi dispendiosa dal profilo fisico.

La Svizzera lascia dunque Colonia con tante certezze e qualche piccolissimo dubbio. Tra gli aspetti positivi, oltre ovviamente alle scelte di Yakin e alla capacità di Duah e Aebischer di approfittare dell’opportunità, non si può non sottolineare il ritorno in campo (e subito al gol) di Breel Embolo, oltre alla ritrovata efficacia di una fase difensiva che all’Ungheria – per altro molto deludente, ma forse per merito della prestazione elvetica – ha concesso due sole occasioni, dapprima un colpo di testa di Varga da invitante posizione, poi tre minuti più tardi il gol firmato dallo stesso giocatore. Davvero poca cosa per una squadra che aveva chiuso imbattuta le qualificazioni a questo Europeo. La difesa a tre sembra dunque funzionare al meglio e ha ridato stabilità a un reparto che in autunno era andato in difficoltà. Sarà anche stato un compromesso trovato tra Murat Yakin e Granit Xhaka per appianare le incomprensioni venute a galla negli ultimi tempi, fatto sta che ha giovato sia alla squadra, sia al capitano, diventato davvero un leader in campo, non soltanto per la sua personalità, ma soprattutto per la qualità di una regia divenuta molto più verticale.

Un nuovo manto erboso

Rientrata al campo base di Stoccarda subito dopo la partita, la Nazionale ha trovato ad attenderla una notizia tutto sommato positiva. Il campo da gioco dello stadio Waldau, le cui pessime condizioni avevano fatto infuriare Pier Tami e tutto lo staff, dovrà essere completamente sostituito. In diversi punti, infatti, le radici dell’erba sono morte e, quindi, non più recuperabili. Ciò ha portato l’Uefa a decidere di procedere alla sostituzione. Per questo motivo, la selezione di Murat Yakin dovrà cambiare sede per gli allenamenti di lunedì e martedì (la Svizzera preferisce svolgere la rifinitura prima di lasciare il campo base e non sull’erba dello stadio che ospiterà la partita, vale a dire, nel caso di mercoledì, Colonia). In questi due giorni, dunque, Yakin dirigerà la squadra nel centro di preparazione dello Stoccarda, il cui terreno è in ottime condizioni. Al rientro dalla sfida con la Scozia, la Nati potrà tornare allo stadio di Waldau, attrezzato con il nuovo manto erboso. I responsabili della Nazionale, tuttavia, si sono riservati la possibilità di un ultimo check nella giornata di giovedì.

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