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laR
 
09.07.2021 - 17:01

La finale tra ‘maestri’ che la Storia ha sempre rinviato

Inghilterra e Italia, inventori del gioco e della tattica, di fronte a Wembley per sancire la supremazia continentale

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Italia - Inghilterra, una finale inedita, con la quale mettere finalmente in chiaro le cose tra due nazioni che nella storia si sono sempre contese il diritto di ritenersi il vertice del movimento calcistico. Da una parte gli inglesi che il calcio l’hanno inventato, in parte codificato e del quale si sono sempre considerati i “maestri”; dall’altra gli italiani che al gioco hanno regalato un’intelaiatura tattica grazie alla quale hanno a lungo dominato la scena internazionale, mietendo successi che vanno ben al di là di quelli raccolti sull’Isola. La finale di Euro 2020 è anche questo, una sfida tra due concezioni diverse del gioco che nel corso degli ultimi anni si sono però annacquate e di molto.

Sulla carta – e alla luce di quanto proposto in questo Europeo itinerante – l’Italia di Mancini parte con i favori del pronostico. Ma già sin d’ora i vincitori sono i bookmakers, perché le puntate si divideranno grossomodo a metà, visto l’estremo equilibrio che si suppone vi sarà in campo. La media delle quote parla di 1,80 per la vittoria dell’Inghilterra e 1.90/2,10 per quella dell'Italia, come dire che l’equilibrio è quasi perfetto. E come lo è nelle ricevitorie, dovrebbe esserlo pure in campo. Forse la differenza potrebbe farla l’ambiente di Wembley, con i suoi oltre 60’000 spettatori ammessi, che ai padroni di casa daranno una spinta come non si è più vista da quasi due anni a questa parte.

Miracolo italiano

Ma il pubblico non basterà all’Inghilterra per superare un’Italia che si sente “in missione per conto della Nazione”, parafrasando Dan “Elwood Blues” Aykroyd. Quello azzurro, infatti, è un piccolo miracolo. Appena tre anni fa, l’Italia aveva toccato il fondo con l’ignominiosa esclusione dai Mondiali in Russia. Roberto Mancini l’ha saputa far rinascere affidandosi a scelte non sempre popolari e puntando su giocatori giovani, propedeutici al tipo di calcio che il tecnico voleva sviluppare. Un gioco che si è sempre più allontanato dalla tradizione italica, fatta di difesa e contropiede, avvicinandosi all’idea di possesso palla e pressing alto portata avanti negli ultimi 15 anni soprattutto dalla Spagna. Una filosofia pagante, perché ha permesso all’Italia di superare di slancio la fase a gironi (gli Azzurri avevano vinto tre partite su tre soltanto nel 2000 all’Euro e nel 1990 e 1978 ai Mondiali), di mandare a casa il Belgio dopo aver faticato con l’Austria e di battere ai rigori proprio la Spagna (anche se contro gli iberici è stato necessario rinnegare la nuova filosofia e adattarsi a una più italica “difesa e ripartenza”). I numeri, comunque, parlano chiaro e sono tutti a favore di Mancini, in particolare le 33 partite consecutive senza sconfitte.

Southgate e la quadratura del cerchio

Ma anche l’Inghilterra non è più quella della “palla lunga e pedalare”. Una conversione allo stile di gioco europeo nata già qualche decennio fa, con l'arrivo in Premier di molti tecnici provenienti dal Continente, e della quale domenica sera si potrebbero raccogliere i frutti. Come Mancini, anche Gareth Southgate ha pescato in un vivaio assai produttivo, con molti giovani e giovanissimi già in grande evidenza in Premier League. Dopo il successo mondiale del 1966 – primo e unico nel contesto internazionale – l’Inghilterra ha avuto molti giocatori di livello assoluto (Lineker, Waddle, Gascoigne, Beckham, Owen…), ma non è mai riuscita a trovare la quadratura del cerchio di una Nazionale sempre soggetta a qualche debolezza (il portiere, la difesa, la stanchezza per le estenuanti stagioni inglesi…) e a uno spirito di gruppo mai cementato da nessun allenatore, viste le forti rivalità esistenti tra i giocatori dei principali club di Premier League. Una quadratura che Southgate sembra però aver raggiunto: con una difesa battuta soltanto una volta (su punizione) e un gioco non brillante, ma coerente e comunque in grado di creare un buon numero di occasioni a partita, grazie anche alla brillantezza di Raheem Sterling, per il momento l’uomo in più della squadra, e alla ritrovata vèrve di un Harry Kane partito con il freno a mano, ma protagonista dagli ottavi in poi.

Forse Southgate può disporre di una panchina di qualità leggermente superiore a quella di Mancini. Può cambiare il “doble pivote” davanti alla difesa con l’inserimento di Henderson al posto di Rice o Philips se necessita di una regia maggiormente propositiva, ma soprattutto può variare lo schieramento offensivo, con Foden, Sancho o Rushford, tanto per citare le principali frecce al suo arco. Per contro l’Italia dovrà fare i conti con l’assenza pesante di Leonardo Spinazzola, infortunatosi al tendine d’Achille con il Belgio. L’assenza del laterale della Roma, contro la Spagna si è sentita, eccome. 

Lo storico gol di Capello

Tra le due Nazionali esiste un solo precedente di una sfida a eliminazione diretta, quello dei quarti di Euro 2012, con la vittoria dell’Italia ai rigori dopo lo 0-0 di tempi regolamentari e supplementari (di Cole e Young gli errori decisivi). Soltanto 27 le sfide disputate dal 1933 a oggi, con un bilancio favorevole agli Azzurri, vittoriosi 11 volte e sconfitti a 8 riprese. Per l’Italia, il primo successo in trasferta risale al 1973, con l’1-0 in amichevole firmato all’86’ da Fabio Capello proprio a Wembley. Una vittoria storica bissata nel 1997 e poi ancora nel 2002 a Elland Road. L’ultima sfida con in palio tre punti, quella andata in scena a Manaus in un’edizione brasiliana dei Mondiali finita malissimo per entrambe (eliminazione nella fase a gironi), se l’era aggiudicata l’Italia con reti di Marchisio e Balotelli, contro l’unico gol di Sturridge per gli inglesi.

Domenica sera andrà in scena la sfida numero 28, la più importante tra tutte quelle sin qui disputate. Comunque vada a finire, chiunque avrà l'onore di alzare al cielo il trofeo sarà un degno successore del Portogallo in un albo d'oro che non ha mai premiato i sudditi di sua Maestà e una sola volta annovera il nome della Penisola, oltretutto in un'edizione particolare (1968), ricordata per il lancio della monetina in semifinale (contro la Russia) e la doppia sfida a distanza di 24 ore in finale (contro la Jugoslavia).  

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