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Nel 2016 l'ultimo scontro in una fase finale
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EURO 2020
05.07.2021 - 15:44
Aggiornamento : 16:03

L'inedita sfida di una rivalità centenaria

Domani sera a Wembley in campo Italia e Spagna nella prima semifinale: dal rifiuto di Zamora al gomito di Tassotti, tra Azzurri e Roja sempre sfide epiche

Una sola volta è stata una finale, almeno a livello di Nazionali. Ma quella di domani tra Italia e Spagna, per quanto proposto a Euro 2020, è una rivalità che avrebbe meritato il palcoscenico dell’atto conclusivo. Una rivalità iniziata nel settembre 1920 e che in un secolo di scontri diretti ha scritto alcune pagine storiche. Domani sera a Wembley le selezioni di Roberto Mancini e Luis Enrique si sfideranno per conquistare l’accesso alla finale di Euro 2020, in una partita che tutti i tifosi rossocrociati guarderanno con una lacrimuccia, ripensando ai calci di rigore nel quarto di finale giocato contro la Roja.

E per la prima volta in cent’anni, quella di Londra sarà una sfida diversa, inedita. Perché inedita è l’Italia di Mancini, finalmente fautrice di un gioco propositivo, per molti versi simile a quello scaturito dalla rivoluzione adottata dalla Spagna una quindicina di anni fa e che l’aveva condotta a conquistare, tra il 2008 e il 2012, due Europei e un Mondiale. Sin qui l’Italia (giunta a 32 partite senza sconfitte) è stata senza dubbio la squadra che più ha convinto, a livello di risultati, ma soprattutto di gioco. Ha spazzato via le tre avversarie di gruppo (Turchia, Svizzera e Galles), ha faticato fino ai supplementari (e con l’aiuto del Var) contro l’Austria, ha rimandato a casa il Belgio numero uno del ranking mondiale. Sempre (o quasi) con prestazioni di livello, alimentate da un centrocampo dominante (Jorginho, Barella, Verratti o Locatelli). La Spagna non può dire altrettanto. Partita in sordina con due pareggi (Svezia e Polonia), si è risvegliata quando Busquets è tornato dall’isolamento Covid per riprendere in mano le chiavi del gioco iberico. Con il catalano in mezzo al campo, la Spagna ha portato a casa un 5-0 contro la Slovacchia, un 5-3 ai supplementari contro la Croazia e un 4-2 ai rigori contro la Svizzera, dimostrando comunque di possedere certezze e solide basi di gioco, sulle quali poggiare una manovra sempre imperniata attorno a possesso palla e grandi doti tecniche.

Entrambe le Nazionali sono nella loro fase ascendente: i due tecnici hanno avuto il coraggio di lasciare a casa personaggi ingombranti per dar spazio sia a giovani, sia a giocatori meno considerati, ma funzionali all’idea di gioco che si voleva proporre. A Wembley, Roberto Mancini e Luis Enrique dovranno fare a meno di un elemento importante a testa: il c.t. azzurro non potrà schierare Leonardo Spinazzola (rottura del tendine d’Achille), quello iberico non avrà a disposizione Pablo Sarabia (guai muscolari). Il pronostico, ovviamente, molto aperto, come è sempre stato il caso nelle 37 sfide dirette sin qui disputate (leggero vantaggio iberico con 13 vittorie, 13 pareggi e 11 sconfitte).

Il gran rifiuto di Zamora

Molte delle quali, si diceva, hanno scritto pagine di storia. Ci si ricorderà senza dubbio del famoso colpo di gomito di Tassotti ai danni proprio di Luis Enrique ai Mondiali del 1994, così come dello straripante 4-0 dell’unica finale sin qui disputata (Euro 2012): ma l’acerrima rivalità era iniziata già nel 1934 ai Mondiali disputati in Italia. Il 31 maggio le due squadre si erano affrontate nei quarti di finale e, al termine di 90’ durissimi, la partita si era chiusa sull’1-1. Il giorno dopo, la ripetizione, senza però la presenza di Ricardo Zamora, all’epoca il miglior portiere al mondo. Nella prima partita, l’Italia aveva pareggiato con un gol di Ferrari viziato da una carica scorretta di Schiavio su Zamora, poi colpito ripetutamente dagli azzurri con il beneplacito dell’arbitro belga Baert. Le ragioni precise del forfait di Zamora non vennero mai rese note, ufficialmente si parlò di infortunio alle costole. Nella rivincita, diretta dallo svizzero Mercet, gol decisivo di Meazza al 12’ e mancata concessione di un rigore per gli iberici proprio al 90’.

Le due squadre torneranno a sfidarsi in un’eliminazione diretta soltanto ai Mondiali negli Stati Uniti. Ancora nei quarti, ancora in una partita con il coltello tra i denti. Gol d'apertura di Dino Baggio, pareggio al 58’ di Caminero e nuovo vantaggio italiano con Roberto Baggio all’88’. Nei minuti di recupero, Luis Enrique venne colpito in pieno volto da una gomitata di Tassotti (si rialzò tutto sanguinante), ma l’arbitro ungherese Sandor Puhl non concesse il sacrosanto rigore.

L'inizio di un ciclo

La Roja si prese la rivincita nel 2008, estromettendo l’Italia dagli Europei svizzero-austriaci con un successo che in partite ufficiali mancava da ben 88 anni. Finì ai rigori dopo lo 0-0 di tempi regolamentari e supplementari, con Iker Casillas capace di bloccare le conclusioni di De Rossi e Di Natale.

Ultimo acuto del quadriennio magico iberico, le due squadre si ritrovarono, il 1. luglio 2012, nella finale continentale di Kiev. In quell’edizione degli Europei, Spagna e Italia si erano affrontate anche nella fase a gironi, lasciandosi con un salomonico 1-1. Ma la finale fu tutta di marca iberica, con le reti di David Silva, Jordi Alba, Fernando Torres e Juan Mata.

L’ultimo incrocio risale a Euro 2016 (ottavi di finale), con un chiaro 2-0 della Nazionale di Conte (Chiellini e Pellè i marcatori), contro l’undici di Del Bosque, già reduce dal disastroso Mondiale in Brasile.

In seguito, Italia e Spagna si sono affrontate nelle qualificazioni ai Mondiali 2018, con un pareggio a Torino e una vittoria iberica a Madrid, risultati che costrinsero l’Italia allo spareggio contro la Svezia, con l’epilogo che tutti conoscono...

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