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30.06.2021 - 14:55

Una Spagna ‘in ricostruzione’, ma in ‘graduale crescita’

Busquets suona la carica: ‘Stiamo progredendo di partita in partita’. Coach Enrique insiste: ‘Dobbiamo fare leva sui punti di forza’

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Una selezione dall'enorme potenziale offensivo (Keystone)

È una Spagna in evidente crescita quella che affronterà la Svizzera venerdì a San Pietroburgo per i quarti di finale di questo Campionato europeo. La conferma arriva dalle cifre di un attacco che nelle ultime due partite è stato capace di trovare dieci volte il gol. Ma quella che si ritroveranno di fronte di uomini di Petkovic resta anche una squadra in ricostruzione, il cui potenziale d'attacco va di pari passo con una certa fragilità sul piano difensivo.

Nella loro partita inaugurale di questo Europeo, i campioni del mondo del 2010 non sono stati così dirompenti, tanto dal non riuscire ad andare oltre un deludente pareggio a reti inviolate contro la Svezia a Siviglia. E non è andata molto meglio nemmeno la seconda partita, contro la Polonia, finita 1-1 al termine di novanta minuti caratterizzati da un gioco alquanto monotono e con poche combinazioni ficcanti in grado di partorire occasioni veramente pericolose. Il tecnico dellaa Spagna, Luis Enrique, di fronte alle critiche ha comunque tirato avanti per la sua strada; fuori di questione apportare cambiamenti di sorta al leggendario 'tiki-taka', quei passaggi brevi e veloci che avevano portato il calcio spagnolo alle sue più grandi consacrazioni. Alla fine, la perseveranza di questa filosofia di gioco ha portato i suoi frutti, sfociando in una schiacciante vittoria contro la Slovacchia, travolta per 5-0, nell'ultima partita della fase a gironi. E cinque sono poi state le reti segnate (contro le tre incassate) che hanno in seguito permesso agli iberici di timbrare il biglietto per i quarti di finale a spese della Croazia in un match finito ai supplementari.

Enrique, che ha portato il Barcellona a vincere due titoli nazionali nel 2014 e 2017 e una Champions League, non è un uomo con cui scherzare. Aveva preso il rischio di selezionare solo 24 giocatori invece dei 26 consentiti per questo Euro, rinunciando ad alcuni elementi sperimentati (su tutti il difensore Sergio Ramos), e non ha esitato a chiamare per la sua difesa, al centro, Aymeric Laporte, giocatore d'origine francese che non aveva mai avuto una chance con i Bleus. Resta il fatto che il reparto arretrato rappresenti il vero tallone d'Achille della Roja: ogni volta che gli avversari si avvicinano all'area di rigore, come hanno dimostrato i croati nei sedicesimi di finale (capaci di segnare due reti negli ultimi dieci minuti dei tempi regolamentari), il pericolo è nell'aria.

«Quei dieci minuti sono stati una lezione per noi – ammette Enrique –. Dobbiamo sempre fare leva sui nostri punti di forza, evitando di farci schiacciare in difesa. Abbiamo quindi bisogno di muovere la palla, di avanzare». La prestazione offerta contro la Croazia, ad ogni buon conto, è stata più convincente di quanto il risultato suggerisca. Per un'ora, gli spagnoli sono stati in grado di imporre le loro combinazioni e creare una moltitudine di occasioni. L'attacco, con Pablo Sarabia, Alvaro Morata e Ferran Torres, è stato all'altezza del compito, e il centrocampo di nuovo stabile col rientro del capitano Sergio Busquets, guarito dal Covid. Proprio il ritorno del capitano ha dato la giusta spinta a una Roja troppo imballata a inizio torneo. Con le sue 125 presenze in nazionale, Busquets è di gran lunga il giocatore più esperto in una squadra che in occasione della partita degli ottavi di finale aveva in campo solo altri due giocatori con più di 30 selezioni.

«Stiamo migliorando di partita in partita», sottolinea proprio Busquets. L'impressione, corroborata dall'ultima partita, è che la Spagna stia gradualmente raggiungendo la sua maturità: «Abbiamo dovuto ricostruire», ammette Morata, secondo cui questa Roja «può vincere ma anche perdere contro qualsiasi squadra». «Il livello della Svizzera è alto» gli fa eco Enrique, memore delle sfide di Nations League contro gli uomini di Petkovic (1-0 e 1-1). Ma le statistiche parlano da sole: in 22 partite, gli spagnoli hanno perso solo una volta contro la Svizzera, nella fase a gironi della Coppa del mondo 2010. Per continuare la loro bella favola, a questo punto gli elvetici necessitano dunque di un nuovo exploit.

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