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16.06.2021 - 05:30
Aggiornamento: 14:40

Quel sinistro che consegnò Marc Hottiger alla storia della Nati

Il 1. maggio 1993 il laterale destro segnò il gol della vittoria contro l'Italia, spianando la strada verso Usa 94: ‘Peccato, non ho conservato le scarpette’

E chi se lo dimentica più quel primo maggio del 1993 al Wankdorf? Quel magico tiro al volo di sinistro a opera di Marc Hottiger al 55’?. Una prodezza, realizzata con il piede debole, che consegnò alla Svizzera la vittoria contro l’Italia e spianò la strada verso la storica qualificazione ai Mondiali statunitensi, 28 anni dopo l’ultima partecipazione.

«Fa parte del passato, ma è ovviamente sempre nella memoria. Mi capita di ripensare all’episodio, ma non mi sveglio di notte per andare a riguardarmelo su internet – racconta il protagonista di allora –. È stata la rete più bella della mia carriera rossocrociata, ogni volta quando si ripropone la sfida contro gli Azzurri torna d’attualità e mi fa sempre enorme piacere. L’azione? Non me la ricordo nemmeno bene, andò tutto così velocemente, il pallone mi arrivò all’improvviso e d’istinto decisi di calciare direttamente senza riflettere molto».

Uno dei gol più celebri nella storia del calcio elvetico… «Ancora oggi, la gente mi chiede di parlare di questa segnatura, ma sono praticamente solo persone che hanno dai 40 anni in su, i giovani non s’interessano al passato remoto, è normale».

Oggi 53enne, Hottiger ha un piccolo rimpianto. «Non ho tenuto le scarpette indossate nell’occasione, forse avrei dovuto farlo. Le riusai ancora per qualche partita prima di gettarle».

Stasera il duello tra le due nazioni è attesissimo, quale sarà la chiave per la Svizzera al fine di raggiungere un risultato positivo? «Sarà un match combattuto, come tradizione vuole. Saranno i dettagli a decidere la contesa, magari un calcio d’angolo o una punizione. Gli uomini di Petkovic dovranno difendersi bene, l’Italia è offensivamente forte. La Svizzera ha sovente più possesso palla dell’avversario, questa volta probabilmente però non sarà il caso, sarà dunque ancora più importante gestire bene il pallone quando lo si avrà tra i piedi. La Svizzera contro i grandi avversari fa sempre bene, penso quindi che disputerà un’ottima partita».

L’1-1 contro il Galles ha un po’ frenato l’entusiasmo. «Vedendo lo svolgimento della partita è facile dire che si siano persi due punti, ma non è così. Non bisogna dimenticare che sullo 0-0 Sommer ha fatto una prodezza, poteva andare anche peggio. Questo inizio ricorda un po’ il nostro esordio ai Mondiali del 1994, anche in quella circostanza pareggiammo 1-1 dopo essere passati in vantaggio e pure a quei tempi c’era un sentimento di aver sciupato una grande occasione. Tutto è apertissimo, la qualificazione si deciderà contro la Turchia».

Nella circostanza la Svizzera tornerà a Baku, città azera che fu l’ultima tappa della carriera internazionale di Hottiger. Dopo la clamorosa disfatta (1-0, ndr) del 1996, il selezionatore Rolf Fringer decise di non convocare più il terzino destro. «Avremmo tranquillamente potuto vincere, sprecammo così tante occasioni da rete e sciupammo pure un rigore. Se avessimo vinto la mia avventura sarebbe continuata. Fresco di nomina, Fringer dopo la sconfitta decise d’inserire sangue nuovo e tagliò il sottoscritto e Christope (Ohrel, ndr)».

Insomma, malgrado fosse stata una sconfitta figlia del collettivo, a farne le spese furono solo i due romandi titolari della fascia destra. «Il motivo bisogna chiederlo a Fringer. Peccato, avrei ancora avuto qualche bell’anno da offrire alla causa rossocrociata».

Hottiger è stato un po’ una sorta di precursore del moderno terzino di spinta e anche per questo paradossalmente non riesce a indicare un nazionale attuale in cui si rivede. «Fui tra i primi a interpretare il ruolo in questa maniera, ora, nel calcio moderno, praticamente qualsiasi terzino deve spingere, il pericolo viene sovente creato proprio da lui. I vari Mbabu, Lotomba, Widmer, e prima Liechtsteiner non fanno evidentemente eccezione. Direi che nell’ultimo ventennio abbiamo sempre avuto a disposizione degli ottimi elementi in questo ruolo».

Hottiger attualmente è responsabile del centro di formazione dell’Asf e lavora quindi a stretto contatto con i giovani. «Rispetto ai miei tempi, ovviamente le strutture sono migliorate tantissimo. La nuova generazione a livello tattico e fisico è molto più avanti. Idem per la tecnica, anche perché senza quella nel calcio veloce di oggi non hai praticamente nessuna chance di sfondare. Però quando mi capita ad esempio di rivedere la nostra sfida mondiale contro la Romania, piena di corsa, pressing e forza offensiva, mi rendo conto che anche la mia generazione aveva raggiunto un livello molto alto, Questi ragazzi, inoltre, hanno altre difficoltà da gestire che noi non avevamo, come ad esempio il rapporto con i social media o la pressione che è aumentata parecchio. Insomma, non è sempre facile nonostante lo sviluppo e i miglioramenti, ma la maggior parte dei ragazzi se la cava bene nel gestire l’impegno. Lo sport in generale è un’ottima scuola di vita per progredire e specialmente per il calcio svizzero è imperativo investire sulla formazione dei giovani, i club in effetti devono sopravvivere grazie alla vendita dei loro talenti, è l’unica via percorribile».

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