Venerdì alle 21, per i quarti di finale, la sfida fra due squadre che più diverse non potrebbero essere

Da una parte le certezze di una squadra che non ha ancora incassato reti (l'unica), e dall'altra l'imprevedibilità di una formazione miracolata e dagli schieramenti ogni volta enigmatici: a Los Angeles venerdì alle 21 la Spagna affronta da favorita il quarto di finale contro il Belgio.
Se la Francia incanta col suo gioco offensivo, gli iberici – altro gruppo indicato tra i favoriti alla conquista della Coppa – impressionano per la loro solidità a prescindere dall'avversario che gli si para davanti. Dopo cinque match, le Furie Rosse del portiere Unai Simon (Athletic Bilbao) hanno subito soltanto sei tiri in porta. «In retroguardia, siamo organizzati in modo eccellente», ammette Joan Garcia, estremo difensore di riserva. «Per chi gioca fra i pali», spiega il guardameta del Barcellona che ha esordito in Nazionale a fine marzo, «l'importante è che i suoi compagni evitino di fargli correre troppi rischi. Le coperture difensive sono dunque fondamentali. Poi, a lui – prima ancora che parare i tiri – spetta intervenire sulle palle alte e sui cross. Certo, questi interventi non rientrano forse nelle statistiche, ma sono fondamentali. Se riceviamo poche conclusioni in porta, significa una sola cosa: il nostro piano difensivo funziona».
Prudente all'estremo, la Spagna contro il Portogallo negli ottavi ha aspettato fino ai minuti di recupero prima di colpire(1-0). E la sua stella Lamine Yamal, giunta al Mondiale infortunata, ha segnato fin qui un solo gol: il margine di miglioramento, dunque, è ancora enorme. Iridata nel 2010 subendo due sole reti (e siglandone per contro soltanto 8), pare quest'anno ricalcare i passi di 16 anni fa.
Dopo due pareggi stentati, il Belgio si è poi risvegliato trovando tre successi, di cui uno miracoloso sul Senegal (3-2) e uno netto sugli Usa (4-1). Alternando fasi abuliche a momenti ispirati, i Diavoli Rossi hanno finora schierato 18 titolari diversi: il Ct Rudi Garcia non si è fatto problemi a lasciar fuori, di volta in volta, anche i grossi nomi, ad esempio De Bruyne, in panchina nell'ultimo turno.
Thibaut Courtois: «Siamo in una situazione simile a quella del 2018 in Russia, quando ai quarti battemmo 2-1 il Brasile benché fosse favorito. Come allora, più che sulle individualità, noi puntiamo sul collettivo». Sulla stessa lunghezza d'onda il giovane laterale Diego Moreira, che ricorda però l'importanza dei senatori: «Giocatori come Courtois, De Bruyne e Lukaku sono fondamentali perché, nelle difficoltà, sanno come risollevarci il morale».