Venerdì mattina, alle cinque ora svizzera, la squadra di Yakin affronterà l'Algeria per compiere un salto di qualità

È l’occasione ideale per scrivere una pagina di storia, ma non dovrà essere sottovalutata. La nazionale rossocrociata non è mai uscita vittoriosa da un match a eliminazione diretta in una rassegna iridata... moderna. Quando batté i Paesi Bassi nel 1934 e la Germania nazista nel 1938 per un posto fra le migliori otto squadre del pianeta, il torneo non prevedeva infatti una fase a gironi. Poi, dal 1994 fino a quattro anni fa, una serie di cocenti delusioni negli ottavi di finale. L’allargamento del Mondiale ha però ‘introdotto’ i sedicesimi, che la Svizzera intende sfruttare per fare un salto di qualità. Come successo nelle ultime (due) edizioni dei Campionati europei.
A causa del recente passato e della pericolosa realtà della fase a eliminazione diretta, la selezione di Murat Yakin si trova in una posizione singolare. Non esiste una via di mezzo. Il margine fra l’impresa e il fiasco è minimo, ancor più siccome la Svizzera è la grande favorita. È maggiormente fresca, matura e costante. Per l’Algeria pescare i rossocrociati è tuttavia sembrato un colpo di fortuna, come hanno dimostrato le immagini dei tifosi (circolate sui canali social) in occasione del pareggio firmato dall’Austria. Senza quella rete, le cosiddette Volpi del Deserto avrebbero dovuto affrontare la Spagna. La squadra di Petkovic non si trova comunque in una situazione differente rispetto alla nostra. Pure in cerca del primo successo a questo stadio del torneo, finirebbe sotto il fuoco delle critiche in caso di sconfitta contro un rivale considerato alla portata.
Il duello sarà inoltre fra due allenatori che hanno segnato la storia del calcio elvetico, appunto Yakin e Petkovic, e il perdente non sarà risparmiato da commenti negativi. Da tenere d’occhio l’attacco algerino capeggiato da Riyad Mahrez che, a 35 anni, ha mostrato di avere (ancora) molto da offrire firmando una doppietta contro l’Austria. I rossocrociati non devono comunque temere nulla: la rosa sulla carta è superiore e in porta c’è quel Gregor Kobel che sogna una volta per tutte di mettere a tacere i nostalgici del suo predecessore Yann Sommer. Per consentire alla ‘Nati’ d’inseguire il sogno della “migliore rassegna iridata della propria storia”, il portiere zurighese potrebbe dover fare la differenza nei calci di rigore. Un esercizio che ha già condannato due grandi d’Europa, i Paesi Bassi e la Germania. C’è da sperare che Yakin abbia dedicato tempo alla pratica, meno alla teoria, visto il recente passato. Una sola vittoria nelle ultime cinque serie di penalty nelle grandi manifestazioni. Nel 2021 contro la Francia.