Venerdì a Vancouver contro l'Algeria nei sedicesimi di finale, il capitano elvetico taglierà un altro importante traguardo

Da ormai 15 anni è il volto della Nazionale rossocrociata, molto più di ogni altro giocatore. E giovedì (venerdì mattina all’alba per chi se ne sta in Europa), Granit Xhaka diventerà il primo calciatore svizzero a raggiungere le 150 presenze nella selezione. Dato impressionante, di queste centocinquanta partite il basilese ne ha cominciate soltanto cinque partendo dalla panchina. E in ben quattro di queste cinque occasioni, ha giocato l’intero secondo tempo. Una sola volta, in amichevole contro la Bielorussia nel giugno del 2017, ha dovuto attendere fino al 65’ per mettere piede in campo. Come si vede, Xhaka già dal debutto si è rivelato fondamentale per la Nati. Mentre la maggior parte dei giovani necessita di tempo per imporsi, lui è invece divenuto subito un big. Granit ha esordito contro l’Inghilterra, a Wembley, in un match di qualificazione agli Europei: titolare a 18 anni, 8 mesi e 8 giorni.
Patrick Foletti, preparatore dei portieri rossocrociati, non sarà forse la figura più vicina a Xhaka, ma di certo lo conosce benissimo, fin dalle primissime convocazioni. Ed è stato dunque testimone dell’intera evoluzione del capitano in seno alla Nazionale. «Con la sua impareggiabile voglia di vincere, Granit porta un immenso valore aggiunto alla squadra», dice il ticinese. Negli anni, i due si sono spesso misurati in discussioni appassionanti. «Il suo modo di porsi, a volte, può risultare fastidioso, snervante», spiega Foletti. «Per alcuni è difficile da capire, perché è un’attitudine non troppo ‘svizzera’. Ma è qualcosa di assolutamente necessario».
Caratteristica che, nel contesto di una Coppa del mondo, assume ulteriore importanza. Dopo il deludente 1-1 contro il Qatar, infatti, Granit ha criticato la squadra e l’atteggiamento di certi giocatori, come aveva del resto fatto anche dopo l’ultima amichevole. Critiche che, stando al Blick, avrebbero suscitato il malcontento nello spogliatoio, anche perché lo stesso Xhaka – in quelle partite – non aveva certo brillato. E così il 33enne ha risposto a suo modo: contro la Bosnia è stato il migliore in campo, toccando un’infinità di palloni e muovendosi come un direttore d’orchestra. E poi, dopo aver segnato su rigore, ha festeggiato invitando i suoi detrattori a continuare pure a parlare, tanto a lui non avrebbe fatto né caldo né freddo. Granit Xhaka in purezza, insomma.
Negli anni, le sue pettinature, il reiterato gesto dell’aquila bicefala e certe sue dichiarazioni forti – spesso ritenute arroganti – hanno sempre alimentato le polemiche. Il capitano, in tutto ciò, a volte ha volontariamente calcato la mano: «Forse è qualcosa di cui ho bisogno», ha ammesso il diretto interessato pochi giorni fa. Quello dell’incompreso è un ruolo che la stella del Sunderland ha finito per assumere anche volentieri. E, perfettamente aderente al proprio stile, ripete da tempo che la Svizzera deve ritenersi felice di un giocatore che porta la maglia della Nazionale come fa lui, cioè con fierezza assoluta e da diversi anni.
In effetti, in seno alla Nati fatica a ricevere la stima incondizionata che invece gli è stata sempre tributata nei club. In rossocrociato, è come se ogni volta dovesse giustificarsi per qualcosa, e spesso per episodi che poco hanno a che vedere col football. Quando gioca bene, ovviamente, gli si fanno i complimenti, ma appena il suo rendimento è un pelo al di sotto dello standard – e lo si nota perché in quei rari casi è poi tutta la squadra a rendere meno del dovuto, ecco che tutti tornano a rimproverargli mille altre cose, compreso un presunto scarso attaccamento ai colori. Non sarebbe, insomma, abbastanza ‘svizzero’: una critica che, dopo 150 presenze, pare davvero fuori luogo. Certo, il suo carattere può dare fastidio. E, probabilmente, alcuni compagni di Nazionale non sono sempre d’accordo con lui. Ma questi dettagli assumono spesso un’importanza sovradimensionata, specie in relazione ad altri che passano invece in pratica sotto silenzio. In pubblico, del resto, ogni giocatore ha sempre difeso le parole del capitano. Lo ha fatto, ad esempio, Cédric Itten: «Ovunque abbia giocato – oggi al Sunderland e ieri al Bayer – Granit ha sempre dimostrato tutto il suo valore, e tutta la sua importanza per le sue squadre. Lui vuole semplicemente che tutti noi diamo il massimo. Apprezzo che Granit ponga in alto l’asticella e che ci stimoli di continuo, perché sono proprio queste cose a farci migliorare». Chi sta vicino a Xhaka, del resto, dice che Granit è un vero esempio e che si assume le proprie responsabilità, rispondendo sempre presente nei momenti decisivi.