Coppa del Mondo FIFA 2026

‘Ora è il momento di fare quel passo in più’

Pier Tami ha tracciato un bilancio positivo di questo scorcio di torneo, ma non si accontenta. ‘La nostra forza è il collettivo e non i singoli giocatori’

(Keystone)
26 giugno 2026
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Due record storici racchiudono fin qui la rassegna iridata della Svizzera: per la prima volta dal 2006 ha chiuso da prima della classe il suo gruppo e per la quarta consecutiva si è qualificata per la fase a eliminazione diretta. Un traguardo raggiunto soltanto da Francia, Argentina e Brasile. Il responsabile delle squadre nazionali Pierluigi Tami ha dunque tracciato un bilancio più che positivo di questo scorcio di torneo. «Ben sette punti (in tre partite) e primato nel girone: un risultato eccellente, ma il modo in cui abbiamo raccolto questo bottino è ancor più importante. Siamo infatti stati la miglior compagine in campo, dimostrando una certa supremazia». Il ticinese non ha però nascosto «momenti difficili, come nelle battute conclusive del match contro il Canada, in cui abbiamo difeso con solidità e compattezza. Come una vera squadra. E questo è un segnale importante».

Ora si aspetta un altro passo in avanti. Nelle precedenti rassegne Xhaka e compagni sono infatti stati eliminati appena il gioco ha cominciato a farsi duro, quando il match era da ‘dentro-fuori’ insomma, pure contro selezioni considerate alla portata. In questa edizione s’inizierà dai sedicesimi, e non dagli ottavi di finale, e la rivale sarà rivelata solo in queste ore. «Non sono così male in matematica, ma la formula che determinerà il nostro avversario è davvero complicata. Per questo non sprechiamo energie in calcoli di probabilità. Che si tratti dell’Algeria e di Vladimir Petkovic o del Belgio di Rudi Garcia non fa differenza. L’importante infatti è che la Svizzera ha raggiunto la fase a eliminazione».

Secondo il 64enne, l’ascesa fulminante del giovane Manzambi ha ricoperto un ruolo fondamentale. «Di recente ho parlato con le sorelle di Johan. Una di loro mi ha raccontato che da bambino giocava così tanto a calcio (in casa) che lei non riusciva nemmeno a dormire». Una famiglia sicuramente più tollerante rispetto al proprietario dell’immobile in cui abitava Tami che, ogni volta che prendeva il pallone, si presentava subito alla porta e si lamentava. «Johan è un ragazzo speciale, possiede grandi valori umani. Deve assolutamente rimanere com’è: mantenere questa spensieratezza, creatività e gioia per il calcio perché abbiamo bisogno di giocatori come lui. Adesso è molto lodato, ma chi vola troppo in alto, rischia pure di cadere pesantemente. Il duro lavoro è sempre la chiave del successo».

‘Nessuno è felice di non giocare, ma bisogna essere sempre pronti’

Chi, invece, ha dovuto mordere il freno è stato Noah Okafor. Reduce da una stagione tutto sommato positiva, ma da un infortunio, secondo Yakin sarebbe ancora fuori condizione. «Nessuno credo sia felice di non mettere piede in campo. Con una rosa di ventisei elementi, in un simile torneo è realistico che solo una ventina di loro abbia un posto in modo regolare. Murat non perde di vista questo aspetto. I giocatori devono essere pazienti e rimanere positivi, per non togliere qualsiasi energia (anche piccola) alla squadra. Quando arriva l’occasione, bisogna essere pronti». Il ticinese ha messo l’accento sul collettivo piuttosto che sulle individualità dei singoli. Una forza che dovrebbe permettere di continuare a lungo nella competizione.

È scontato tuttavia che in attacco si dovrà mostrare più freddezza e lucidità. Troppe le occasioni non sfruttate. «Sappiamo che possiamo migliorare. Nell’ultima partita della fase a gironi abbiamo sfiorato il gol subito in apertura di confronto. Siamo molto bravi nel fraseggio e creiamo parecchie chance, ma dobbiamo essere più decisi e cinici negli ultimi 20 metri». È sembrata più solida la difesa, anche se la scelta di schierare tre differenti terzini destri (Zakaria, Widmer e Jaquez) ha fatto scalpore. «Tutti e tre hanno dimostrato le proprie qualità, interpretando questo ruolo in modo differente a seconda delle necessità. Murat sceglierà il giocatore tatticamente più adatto in base alla squadra che dovremo affrontare. È molto positivo che, nonostante i cambi, i nostri principi di gioco e la nostra idea siano rimasti sempre intatti».

Una struttura professionale

Pure il fatto che il selezionatore non pare avere una formazione titolare definita ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro. «Murat ha esteso il cerchio dei candidati, ma le nostre certezze si basano sul nostro modo di giocare. Tutti devono capire, infatti, che l’aspetto che più conta è la squadra». Un aiuto giunge sicuramente dalla tecnologia. «C’è un abisso rispetto a prima: che si tratti di alimentazione, diagnostica o performance l’assistenza è personalizzata. Dopo la partita, sappiamo esattamente come sta ogni singolo giocatore. E, entro 24-48 ore, tutti sono di nuovo al massimo della forma. I ragazzi sono molto coinvolti, non esitano a chiedere allo staff cosa sia meglio per loro. Questo ci permette di poter tornare a effettuare delle sessioni di allenamento intense già dal terzo giorno». Una struttura professionale ormai standard nei club di alto livello, ha concluso Tami, che in seno alla Nazionale è stata costruita di recente.

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