Partenza a Edimburgo, due crono individuali, il Tourmalet e l'ormai consolidata conclusione passando per Montmartre nella prossima Grande Boucle

Partenza da Edimburgo (Scozia), due crono individuali e tappa regina nei Pirenei prima della tradizionale sfilata sugli Champs-Élysées: svelato giovedì a Parigi il percorso del Tour de France 2027, che si presenta variato e stuzzicante. La 114esima edizione della Grande Boucle scatterà dalla Scozia il 2 luglio, quinta partenza dall'estero degli ultimi sei anni, per poi concludersi tre settimane più tardi nella capitale, dove la carovana salirà a Montmartre (ormai un passaggio culto) per la terza volta consecutiva. Il pavé di Rue Lepic in questi ultimi anni ha offerto momenti da ‘classica’, con protagonisti i migliori interpreti mondiali del pedale: da Wout Van Aert a Mathieu van der Poel passando naturalmente da Tadej Pogacar, vincitore del Tour già cinque volte.
Il Grand départ – com’è ormai tradizione – consta di tre giornate, tutte disputate nel Regno Unito: Scozia e poi Inghilterra e Galles. «La tappa gallese ricorda un po’ la Liegi-Bastogne-Liegi», dice il direttore Christian Prudhomme. «Nei primi dieci giorni speriamo di vedere le varie maglie cambiare spesso di proprietario. Percorreremo in pratica al contrario la via intrapresa mille anni fa da Guglielmo il Conquistatore quando fece sua l'Inghilterra, fra l'altro con una tappa nel Cotentin, seguendo la costa dell'oceano. Thierry Gouvenou, il tracciatore, dice che non ha mai visto una frazione che segua l'oceano per così tanti chilometri. Sarà una giornata adatta a chi sa spingere a fondo, un po' sulla falsariga delle tappe di Rouen e Boulogne nel 2025».

La prima crono in agenda cadrà nella settima frazione, fra Blois e Chambord. «Sarà la crono dei Castelli, magnifica, 38 km totalmente pianeggianti», spiega Prudhonmme. La seconda avrà luogo a Tolosa, all'inizio della terza settimana, altri 33 km lineari, ma con l'aggiunta della ripida salita di Pech David ad animare il percorso. In tutto fanno 71 km contro il tempo, la maggior quantità dal 2012, per la gioia degli specialisti, specie Remco Evenepoel, che la scorsa estate chiuse secondo nella Generale dietro Pogacar.
La vera montagna arriverà col Grand Colombier, alla nona tappa, alla vigilia di due tappe alpine assai temibili, con la doppia ascensione della Côte de Domancy – dove poi in settembre si terrà la gara in linea dei Mondiali – e l'arrivo l'indomani alle Saisies. Dispiace però non vedere nel programma salite mitiche come Galibier, Izoard o l'Alpe d'Huez. «Se vuoi trovare nuove salite, bisogna accettare il fatto che non sarà possibile ogni volta avere in cartellone le salite più leggendarie», si difende il direttore. «È bello anche uscire dai tracciati classici: certi anni non tocchiamo né Galibier, né Tourmalet, né Ventoux e nemmeno l'Alpe d'Huez. Stavolta, comunque, insieme a nuovi territori ci sarà anche il Tourmalet».

Il Gigante dei Pirenei sarà infatti al centro della tappa regina, la 18a, che vedrà i corridori scalare Soulor, Tourmalet, Hourquette d'Ancizan e la salita finale verso Saint-Lary-Soulan Col du Portet, punto più elevato del Tour (2'215 m), per un dislivello totale di 5'400 metri. Pirenei che saranno preceduti da un'insolita frazione montagnosa fra Montpellier e Mende, 4'300 metri di dislivello in uno scenario western che potrebbero dare una precisa fisionomia alla classifica generale già il venerdì sera. La penultima tappa, infatti, sarà terreno di caccia per gli sprinter prima della conclusione parigina della Grande Boucle, col già citato spettacolare passaggio di Montmartre. «Il tifo sulla collina è sempre strepitoso», racconta Prudhomme. «L'ultima volta abbiamo conquistato l'audience maggiore dal 1990, con 8'820'000 telespettatori soltanto su France Télévisions. Per indicare l'ultima tappa del Tour, ormai, non dico più Parigi o Champs-Elysées, ma dico Montmartre».