Grande favorita della prova in linea, l'olandese riesce a respingere i tentativi di Niewiadoma, Longo Borghini e una generosissima bernese

Il pronostico è stato rispetto, ma è stato in bilico sino alla fine. Nella prova in linea femminile dei Mondiali di Montréal a imporsi è stata la grande favorita Demi Vollering, che nella volata (a due) ha regolato una Kasia Niewiadoma fermata da una contrattura muscolare a 100m dal traguardo. Un boccone amaro che ha dovuto ingoiare pure la nostra Marlen Reusser, che ha sfiorato il podio iridato e la medaglia di bronzo finita nelle mani di Elisa Longo Borghini.
Un successo, quello della fuoriclasse olandese, più che meritato. La 29enne ha infatti animato la corsa (a quasi a 40km dall'arrivo), prima di essere ripresa e dover battagliare con la polacca in un vibrante duello. E, così, ha conquistato il primo titolo iridato della sua carriera... a coronamento di una stagione a dir poco superlativa: la nativa di Pijnacker si era presentata in terra nordamericana dopo aver vinto Tour de France, Giro d’Italia, Fiandre, Liegi-Bastogne-Liegi e Freccia Vallone.
La prima fase della corsa è stata ‘animata’ da una fuga di quattro corridori (Marte Berg Edseth, Natalie Quinn, Beatriz Roxo e Gergana Stoyanova), capaci di guadagnare un margine di poco superiore ai quattro minuti. Quando si era da poco superato lo striscione dei cento chilometri, molte atlete sono rimaste coinvolte in una caduta di gruppo. Fra i nomi più altisonanti spiccano quelli della campionessa uscente Magdeleine Vallieres, Paula Blasi, Kate Courtney e la sempre blasonata Kim Le Court-Pienaar.
Nel frattempo i Paesi Bassi hanno preso il comando delle operazioni e tenuto cucita la corsa, evitando sorprese. Tutto a favore della favoritissima capitana Vollering. Quando mancavano 55km, la francese Maeva Squiban ha quindi tentato una sortita, ma senza creare grattacapi alle big che hanno tenuto sotto controllo la transalpina.
L’azione che ha scosso la gara si è materializzata a 39km dall’arrivo, nel terzultimo giro, sull'asperità di Voie Camillien-Houde (1'700 metri al 7,3% di pendenza media). Sì, perché l'olandese Puck Pietese si è portata in testa al gruppetto delle migliori prodigandosi in un forcing superlativo che ha lanciato Vollering. Vollering ha ripreso Squiban, scollinando con una quindicina di secondi di vantaggio sul resto della concorrenza fra cui Reusser.
Alle spalle dell’attaccante si è formato un gruppetto di otto atlete con un distacco di venti secondi: appunto Reusser, Longo Borghini, Pieterse, le polacche Katarzyna Niewiadoma e Dominika Wlodarczyk, le francesi Juliette Berthet, Célia Gery e Squiban. Si pensava a un dominio totale di Vollering, ma il suo vantaggio non è andato mai oltre i trenta secondi anche grazie all’impulso di Reusser, a cui Longo Borghini e Niewiadoma sono rimaste sempre ben incollate.
Quando mancavano venti chilometri, la polacca ha rilanciato l’andatura portandosi a 15” da una Vollering parsa in difficoltà. E, infatti, l'italiana e la polacca sono riuscite a raggiungere la battistrada. Non la nostra rappresentante che, non amante dei cambi di ritmo, ha continuato a mulinare il suo passo. Un passo che, a poco a poco, ha permesso di rimettere fiato sul collo a una Longo Borghini a corto di energie. Quelle che, a 200m dal traguardo, sono mancate pure a una generosissima Reusser che ha dovuto accontentarsi della medaglia di legno.
Domani la prova maschile di 273 chilometri, con un pronostico maggiormente incerto data l'assenza di Tadej Pogacar. Remco Evenepoel sarà comunque l'uomo da battere. Una curiosità: ritrovatasi senza corridori al via fra infortuni e altri contrattempi, la Slovacchia per non perdere punti nella classifica per nazioni Uci farà partire... il massaggiatore della squadra (con un passato da ciclista).