Al capitano della Nati, che si procurò un falso certificato vaccinale nel periodo del Covid, sono state inflitte 50 indennità giornaliere, per un totale di 150mila franchi

Granit Xhaka ha comunicato giovedì di essere stato condannato dal Ministero pubblico lucernese per essersi procurato un falso certificato vaccinale: la pena inflittagli è di 50 indennità giornaliere da 3mila franchi – per un totale di 150mila franchi –, con la condizionale.
Il capitano della nazionale rossocrociata ha diffuso personalmente la notizia, tramite i propri canali social. Se il 34enne con commetterà altre infrazioni nei prossimi due anni, la pena non verrà scontata.
«Qualche settimana fa ho detto che mi assumevo ogni responsabilità della decisione presa ai tempi del Covid, e ora lo ribadisco», ha detto Xhaka, che al Ministero pubblico ha reso una deposizione completa, ha accettato il verdetto e ha già pagato le spese procedurali.
Le conseguenze di questa condanna, sul piano sportivo, restano ancora incerte. «Abbiamo preso atto della decisione del Ministero pubblico», ha dichiarato l'Asf. La federazione svizzera di football si è poi detta felice che la questione si sia ormai risolta dal punto di vista giuridico. «Su queste basi, possiamo iniziare le discussioni sulla gestione futura della vicenda per quanto attiene alla nostra sfera di competenza».
Dopo le rivelazioni del Blick del 18 settembre relative all'apertura di un procedimento penale, Xhaka aveva ammesso tre giorni più tardi di avere acquistato nel 2022 un certificato Covid, e di conseguenza i vertici di Asf lo avevano escluso dalle seguenti quattro partite della Nazionale, chiusesi martedì sera con un quarto successo consecutivo. Il selezionatore Murat Yakin non aveva fatto mistero di voler rivedere al più presto Xhaka in campo con la maglia rossocrociata, mentre il presidente federale Peter Knäbel non escludeva alcuno scenario.