Ben 289 calciatori impegnati ai Mondiali di calcio sono nati in un Paese diverso da quello che rappresenteranno alla rassegna nordamericana

Nascosta tra le pieghe delle 48 nazionali presenti al prossimo Mondiale di calcio ce n’è una speciale, fotografia delle dinamiche sociali, dei flussi migratori e del multiculturalismo. Infatti, al massimo torneo calcistico 2026, che per l’occasione sconfina in Nordamerica, quaranta delle quarantotto nazionali hanno nella loro rosa almeno un giocatore nato in un Paese diverso da quello che rappresenta (nel quale, in alcuni casi, non é persino mai stato…), per un totale di 289 calciatori. Il record spetta a Curaçao: la squadra dell’isoletta caraibica, qualificatasi per la prima volta all’appuntamento, vanta un solo giocatore nato sull'isola, tale Tahith Chong. Gli altri 25 hanno invece visto la luce tutti in Olanda, nazione che ha avuto un lungo rapporto di colonialismo con l’isola situata davanti al Venezuela, e che a tutt’oggi, pur godendo di una propria autonomia, continua a far parte del Regno dei Paesi Bassi. Poi c’è il Congo, che ha ben 20 selezionati non originari del Paese africano, principalmente nati in Francia e Belgio.
E se molte di quelle scelte sono dettate dall'orgoglio, perché si preferisce rappresentare i colori delle famiglie d'origine, altre sono invece figlie della convenienza, visto che è più facile trovare un'altra porta d'entrata nel calcio che conta se quella principale resterebbe sbarrata dall’eccessiva concorrenza. Tra le squadre che vantano più giocatori nati altrove ci sono anche il Marocco, che conta 19 giocatori provenienti da Francia, Spagna, Belgio, Olanda e Canada, così come Haiti, con 16 (da Francia, Stati Uniti e Canada) e Tunisia, con 15 (soprattutto da Francia e Germania). Ma anche Bosnia-Erzegovina (17) e Algeria (16) presentano numeri simili. E nemmeno i campioni in carica dell'Argentina sono immuni a questa tendenza. Nella rosa del tecnico Lionel Scaloni, ci sono Giuliano Simeone che è nato in Italia e Nico Paz che è nativo della Spagna. Nonostante ciò, entrambi hanno scelto di rimanere fedeli alla maglia dell'Albiceleste. Al contrario, il Paraguay è la squadra che beneficia maggiormente della comunità argentina: Alejandro Kaku Romero Gamarra, Andres Cubas e Juan Jose Caceres sono tutti nati in Argentina, ma giocano per la nazionale paraguaiana, quasi a voler testimoniare che il Mondiale ha da tempo smesso di essere soltanto una competizione tra nazioni. È anche un luogo in cui confluiscono storie di identità, radici e scelte personali. Se la Fifa ha pensato al torneo formato extralarge di quest'anno con l’obiettivo di renderlo il più inclusivo di sempre, anche la ‘nazionale degli espatriati' può contribuire a far sì che tale traguardo venga raggiunto.