Sulle rive del Danubio, sabato alle 18, si gioca la finale di Champions League 2025-26

Il Psg campione in carica cercherà sabato nella finale di Budapest (ore 18) di confermarsi quale regina d'Europa: fra i parigini e il bis in Champions League ci sarà a frapporsi l'Arsenal fresco vincitore della Premier League, titolo che ai londinesi mancava da oltre vent'anni.
In caso di successo degli uomini di Luis Enrique, si tratterebbe del terzo titolo della storia per la Francia, dopo quello conquistato nel 1993 dal Marsiglia e, appunto, quello dello scorso anno di Kvaratskhelia e compagni. Se invece a imporsi saranno i Gunners, sarebbe per loro il primo trofeo dalle grandi orecchie (i londinesi persero una finale nel 2006 contro il Barcellona).
Saranno 17mila i tifosi francesi presenti nella capitale magiara, speranzosi di vedere magari un'altra goleada come quella inflitta lo scorso anno nell'atto conclusivo del torneo contro l'Inter (5-0). Di certo, i pronostici pendono a favore dei parigini, sia perché sono detentori della Coppa sia perché – col rientro del Pallone d'oro Ousmane Dembélé e di Achraf Hakimi – avranno a disposizione l'intero effettivo.
Gli inglesi guidati da Mikel Arteta, forti della conquista del titolo nazionale, sono anche la formazione che, quest'anno, in Champions League ha fatto meglio di tutti gli altri (dato che aveva dominato pure la fase a campionato). «Dobbiamo trasformare le emozioni degli ultimi giorni in un'ondata di speranza do conquistare il trofeo», ha detto il tecnico basco. Il Psg arriva all'atto conclusivo invece un percorso piuttosto tortuoso: la scorsa estate i campioni di Francia quasi non fecero vacanze per colpa del Mondiale per club, giocato fino in fondo. Inoltre, in stagione hanno avuto moltissimi infortuni e, oltretutto, per accedere agli ottavi di finale hanno dovuto passare per lo spareggio.
Poi però le cose per i campioni in carica sono assai migliorate: dapprima hanno demolito il Chelsea (5-2 e 3-0) e poi hanno eliminato anche il Liverpool con un doppio 2-0, e il Bayern (5-4 e 1-1). La sfida, a Budapest, sarà riuscire a mantenere questo standard, grazie a un gioco fitto di passaggi, pressing appena si perde la palla e un tocco di sana follia sia in attacco sia indifesa.
Qualche chance dovrebbe averla comunque anche la compagine inglese: per Arsène Wenger – che dalla panchina guidò i Gunners alla finale di vent'anni fa, e che oggi dirige il programma di sviluppo mondiale della Fifa – l'Arsenal possiede ottime qualità individuali ed è temibile sulle palle ferme, «esercizio che in una finale può rivelarsi determinante».