Chiede cautela sull'indagine a carico di Gianluca Rocchi, invita a elezioni FIGC e a riforme rapide, incluso il professionismo degli arbitri
"L'ex designatore" Gianluca Rocchi "è solo indagato. Aspettiamo a trarre conclusioni affrettate, la mia speranza è che dell'accusa di concorso in frode sportiva non ci sia nulla di vero. Pensare a un nuovo illecito, dopo Calciopoli nel 2006, sarebbe grave".
Così in un'intervista al Corriere della Sera l'ex allenatore Fabio Capello ha descritto la nuova bufera che si abbatte sul calcio italiano, dopo che il designatore degli arbitri di Serie A e B ha ricevuto un avviso a comparire dalla procura di Milano per presunta frode sportiva.
Il mondo agonistico in questo momento ha "bisogno di certezze, anche a breve termine", aggiunge. Occorre, dunque, "iniziare presto il percorso di riforme". Capello è quindi dubbioso che "un commissario sia la panacea di tutti i mali: si perderebbe un sacco di tempo e le decisioni cruciali verrebbero rinviate. Io procederei con le elezioni federali, come da programma, e parallelamente - spiega - lavorerei a un piano di rilancio del calcio".
"Se la memoria non mi inganna, di recente sono stati due i commissariamenti, con Guido Rossi post Calciopoli e, più di recente, nel 2018 con Roberto Fabbricini. Non ricordo provvedimenti epocali, insomma, i risultati li abbiamo visti", fa notare. E aggiunge: "Prima si elegge un presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e meglio è. Prendere tempo è deleterio per il nostro movimento calcistico".
Quanto a Malagò "ha l'esperienza, dopo aver guidato il CONI per molti anni, per succedere a Gabriele Gravina e ricoprire il ruolo di presidente della FIGC nel migliore dei modi". Capello fa poi una considerazione: "Si parla tanto del commissario ma chi verrebbe scelto poi per assumere quell'incarico? Qui occorrono competenza e celerità per riportare il calcio ad alti livelli".
Se sia inevitabile una riforma arbitrale: "Serve una figura che tecnicamente possa analizzare il frame e dire se è simulazione oppure fallo. Occorre un ex giocatore che possa con la sua esperienza leggere le situazioni più ambigue". E il progetto del professionismo per gli arbitri italiani: "È un'urgenza non più procrastinabile".