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21.09.2022 - 19:49
Aggiornamento: 20:32

Akanji: ‘Quanto vorrei vincere il Mondiale’

Il difensore rossocrociato svela il suo grande sogno e racconta di come la sua vita sia cambiata dopo il passaggio al Manchester City

Ats, a cura di Red.Sport
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Tre giorni prima della sfida di Saragozza fra Spagna e Svizzera, Manuel Akanji si confessa con la stampa e parla di passato, presente e futuro. Avrebbe mai immaginato che un ragazzino di Wiesendangen, canton Zurigo, potesse un giorno finire addirittura al Manchester City? «Non arrivo a dire che mi pare di vivere in un sogno, ma è vero che, per arrivare dove mi trovo oggi, di strada ne ho fatta davvero molta. Sono fiero del mio percorso, e so bene che senza il sostegno della mia famiglia non ce l’avrei mai fatta».

Alla corte di Pep

Ci rivela i dettagli del suo passaggio al City, deciso quando il mercato stava ormai per chiudere? «Ero ovviamente lusingato dell’interesse nei miei confronti manifestato dal club inglese, ma non volevo illudermi prima di avere la certezza che il trasferimento fosse definito. Una volta messa la firma, ho iniziato a riflettere sul fatto che non avrei potuto sperare di meglio: il City, il suo allenatore e i suoi giocatori sono semplicemente fantastici». Non la spaventava l’idea di raggiungere un club del genere? «No, se avessi avuto paura, non avrei firmato. So comunque che nulla sarà facile. Vista la rosa, non mi aspetto certo di giocare 90 minuti tutte le partite, ma voglio comunque rendere complicato il compito dell’allenatore quando deve decidere chi schierare titolare». Perché Guardiola dovrebbe fidarsi di lei? «Perché sono rapido e forte sia fisicamente sia col pallone. Il mio maggior pregio, ad ogni modo, è il senso dell’anticipo, cioè proprio ciò che Guardiola cerca nei difensori. Nelle mie prime tre partite al City sono andato bene, e credo che il coach fosse soddisfatto». Cosa le piace del tecnico spagnolo? «Lui vede tutto ciò che succede, dentro e fuori dal campo. Cura ogni dettaglio, e spiega bene ai giocatori cosa fare in ogni possibile situazione. Con lui si può soltanto migliorare: è uno dei motivi che mi hanno spinto a lasciare il Borussia Dortmund».

Non solo football

A Manchester ha ritrovato Erling Haaland, con cui giocava già in Germania: è davvero un fenomeno come tutti lo descrivono? «In ogni intervista mi vengono fatte domande su di lui, e non so più cosa rispondere. Tutti vedono i suoi gol e l’apporto che garantisce alla squadra. A volte la sua forza è ancora in grado di sorprendermi, benché siano già quasi tre anni che gioco con lui. Gli ho visto fare cose davvero straordinarie». Sappiamo che lei non pensa solo al calcio: cosa si sente di dire sul fatto che il Mondiale si giochi in Qatar e che questa scelta abbia suscitato diverse polemiche? «Vorrei che tutta la squadra prendesse posizione su certe cose criticabili che succedono in Qatar, ma il calcio è uno sport collettivo, e io faccio parte di un gruppo che si sta concentrando sui propri obiettivi agonistici». La sua famiglia non verrà a sostenerla in Qatar: capisce questa scelta? «I miei parenti avrebbero ovviamente voluto venire a vedermi giocare, ma recarsi in Qatar è qualcosa che va contro le loro convinzioni. Capisco e rispetto la loro scelta». Tornando al calcio giocato, fin dove può arrivare la Svizzera? «Nessuno può dire quanto lontano arriveremo, ma sono convinto che potremmo fare qualcosa di grande. E, ovvio, vorrei vincere il Mondiale con la maglia della Svizzera».

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