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17.06.2022 - 18:58
Aggiornamento: 19:26

‘Avevo altre offerte, ma questo progetto mi ha affascinato’

Ousmane Doumbia, protagonista a Zurigo, pronto a ripetersi anche con il Lugano: ‘Tanta gavetta, ma mi è servita. Ho imparato a non mollare mai’

«È andata bene? Siete rimasti soddisfatti?». L’incontro di presentazione alla stampa di Ousmane Doumbia è appena terminato e il centrocampista ivoriano ci tiene a sapere quale impressione ha destato. Disponibile, simpatico, pronto alla battuta: se in campo confermerà l’impressione lasciata davanti ai microfoni, il Lugano avrà messo a segno un gran bel colpo di mercato. Per sapere che Carlos da Silva ha portato a Cornaredo un giocatore di qualità, non è necessaria né la palla di vetro, né le considerazioni dei giornalisti, sono sufficienti i numeri: 30 partite nella stagione 20-21, 35 nell’ultimo campionato con la maglia dello Zurigo, per il quale è stato determinante nella conquista del titolo svizzero.

E, nonostante l’importanza assunta nello scacchiere dei bianchi della Limmat e una Champions League da giocare, l’ivoriano ha deciso di varcare le Alpi e accasarsi per i prossimi quattro anni a Lugano… «Si è trattato di una scelta sportiva. Ero in scadenza di contratto, Lugano mi ha avvicinato e mi ha mostrato un progetto molto interessante. Come sempre in queste occasioni, in linea di conto entrano pure altri fattori, ma l’aspetto principale è legato a un progetto sportivo che mi ha sedotto. Nella dirigenza bianconera ho visto molta ambizione, la voglia di lottare addirittura per la conquista del titolo e, comunque, per le primissime posizioni. Da due o tre anni il Lugano occupa costantemente la parte alta della classifica e questo rappresenta un eccellente punto di partenza».

La Champions, insomma, non è bastata a far restare Doumbia sulle rive della Limmat… «Ci sono stati dei contatti, ma lo sapete benissimo, nel mondo del calcio i fattori da tenere in considerazione sono innumerevoli. Abbiamo discusso da persone adulte, senza però riuscire a trovare un terreno d’intesa, per cui ci siamo lasciati senza rancori. A quel punto, il progetto del Lugano mi interessava molto e prendere una decisione non è stato difficile».

La società diretta da Martin Blaser ha fatto le cose per bene ed ha strappato l’ivoriano ad altri pretendenti… «Certo, sul tavolo c’erano diverse proposte, ma quella del Lugano era la più concreta. Avevo bisogno di una società convinta al 100% delle mie qualità e ho sentito che il club mi voleva davvero. Senza dimenticare che conosco già il campionato e mi sono detto: ‘Perché andare da un’altra parte se qui posso trovare un progetto e un club che mi calzano a pennello?’. Così, ho firmato per quattro anni, magari chiuderò la mia carriera in bianconero».

Un percorso atipico, partito dalla Challenge

Il percorso di Ousmane Doumbia è senza dubbio particolare. Ha conosciuto la Super League a 28 anni, dopo una carriera trascorsa quasi tutta in Challenge League… «Me lo chiedevano sempre anche in passato: cosa ci fai ancora in Challenge, il tuo è un livello da Super. Ma non sta a me bussare alle porte delle società, bensì a loro venire a cercarmi se pensano che possa essere utile. In Challenge League ho speso sette anni e mezzo con Servette, Yverdon e Winterthur; poi, lo Zurigo, che necessitava un numero 6, mi ha visto, mi ha offerto una possibilità e io l’ho colta al volo. Ma non sputo nel piatto in cui ho mangiato, se oggi sono qui a Lugano, lo devo in parte alla Challenge e ai sette anni di gavetta: hanno formato il mio carattere, insegnandomi a non mollare mai, caratteristiche che adesso riesco a esprimere anche nella massima divisione».

In bianconero avrà il compito di far dimenticare due pilastri quali Sandi Lovric e Olivier Custodio… «Io sono Ousmane Doumbia, mi hanno portato a Lugano per quelle che sono le mie caratteristiche, le mie capacità. E in campo farò ciò che so fare, senza stare a pensare a possibili paragoni con giocatori dei quali ho preso il posto».

Centrocampista ‘box to box’

E quel che Doumbia sa fare, lo abbiamo capito nelle due stagioni trascorse con la maglia dello Zurigo, in particolare nell’ultima… «Sono un classico numero 6, la mia forza sta nella capacità di recuperare palloni. Ma alla bisogna so essere produttivo anche più avanti, in fase offensiva. Rispetto a Serey Die, altro ivoriano molto conosciuto in Svizzera, sono più propenso a spingermi in avanti quando ne ho la possibilità, sono un giocatore da "box to box". D’altra parte, con la maglia del Servette il mio ruolo era molto più offensivo. Nel Lugano? Per il momento, con il mister non siamo entrati nei dettagli, gli ho parlato una sola volta, toccando soprattutto aspetti personali. Comunque, da quanto ho visto nella prima seduta tattica, sembra che Croci-Torti mi voglia affidare un ruolo un po’ più avanzato rispetto a quanto facevo nello Zurigo. Io sono un professionista e quindi mi so adattare alle esigenze della squadra: che l’allenatore mi veda più da 6 o più da 8, per me non è un problema, l’importante è scendere in campo e svolgere al meglio il mio compito».

A proposito di Servette, la prima partita in Svizzera, con la maglia granata, il centrocampista ivoriano l’aveva disputata nella stagione 2013-14 proprio contro il Lugano. Al quale aveva pure segnato… «Vero, ma era stato annullato per fuorigioco di un compagno che schermava la visuale del portiere. Comunque sono andato in gol tre volte contro il Chiasso quando in rossoblù c’era Croci-Torti – e lui me lo ha subito ricordato… – e pure contro il Bellinzona».

Croci-Torti che, proprio come Doumbia, nella scorsa stagione si è fatto un nome… «Dover affrontare il Lugano è sempre stato un problema. Dall’altra parte c’era un tecnico capace e lo capivi. Un tecnico, che aveva studiato l’avversario e sapeva come metterlo in difficoltà. Comunque, in questi primi giorni ho conosciuto un Croci-Torti molto diverso da quello che siamo abituati a vedere in panchina, esuberante e a tratti ancor più adrenalinico dei suoi stessi giocatori. Gli ho parlato una sola volta, ma ho percepito immediatamente il suo spessore umano».

Prima Seydou, adesso Ousmane

Ousmane non è il primo Doumbia della famiglia ad essere passato dalla Svizzera. Prima di lui, il fratello maggiore Seydou aveva vestito le maglie di Young Boys, Basilea e Sion (oltre a quelle di Roma, Cska Mosca, Girona, Newcastle, Sporting…) con ottimi risultati (85 reti)... «A casa nostra, in Costa d’Avorio, abbiamo una sala riservata ai trofei e finora mi prendeva spesso per i fondelli, affermando di averli portati a casa quasi tutti lui. L’obiettivo è di dover ampliare la sala grazie alle mie vittorie dei prossimi anni. Per il momento, sono fermo a quota tre, ma poter dire di essere diventato campione svizzero è già molto. Quando ho portato a casa la medaglia, mio fratello si è mostrato molto fiero di me. Nella mia carriera, Seydou è stato molto importante. Ad esempio, il mio arrivo in Svizzera lo devo a lui. Avevo altre possibilità, ma lui mi ha detto di venire assolutamente qui, perché in questo campionato i giovani hanno la possibilità di crescere. Dopo ogni partita ci sentiamo al telefono. E se non chiamo io, chiama lui. E se non lo chiamo, lui già sa che abbiamo perso…».

Lo scorso anno, Doumbia ha disputato 35 partite su 36, mai un infortunio, mai una defezione… «Tocchiamo ferro e ringraziamo Dio. Gli infortuni non si possono prevedere, magari scendi da una scala, inciampi e ti fai male. Tutti i giorni prego Dio affinché mi protegga. Il suo aiuto è importante, ma lo è altrettanto una buona preparazione fisica. E sotto questo aspetto non transigo: se c’è da prepararsi, lo faccio al 200%».

Pochissime assenze, pochissimi cartellini gialli (4), una rarità in un ruolo come il suo… «E pensare che nella prima stagione a Zurigo ho saltato una partita su quattro, con 12 o 13 ammonizioni. Lo scorso anno mi sono adattato alla lega e le cose sono andate meglio. Ho svolto una preparazione eccellente e questo mi ha permesso di arrivare sempre per primo sul pallone: e se arrivi per primo, non commetti fallo, mentre se arrivi in ritardo o non riesci a leggere il gioco, oppure non sei in condizione dal profilo fisico. Per un numero 6, quattro gialli sono davvero pochi, speriamo continui così».

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