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19.05.2022 - 15:51
Aggiornamento: 17:02

Meno interesse di così si muore, ben vengano i playoff

Domani l’assemblea della Swiss Football League è chiamata a esprimersi sulla riforma della Super League: 12 squadre invece di 10 e formula innovativa

Sarà un venerdì decisivo per il futuro del calcio svizzero quello che attende i delegati della Swiss Football League, chiamati in assemblea straordinaria. A Ittigen, i 20 club di Sfl dovranno votare la nuova formula di campionato, con la proposta di aumentare a 12 le squadre del massimo campionato e, nel contempo, di introdurre i playoff per il titolo di campione e per i posti in Europa. Una riforma che scalda gli animi delle società e dei tifosi. Dal giorno della sua presentazione, le discussioni sono animate in tutto il Paese. Parte dei tifosi si oppone e pure i club non sono tutti entusiasti di come i dirigenti della Lega vedono il massimo campionato a partire dalla stagione 2023-24.

Secondo il progetto messo oggi ai voti, la Super League passerebbe da 10 a 12 squadre, una richiesta sentita come necessaria da molte società e anche dalla stessa Asf, la quale ne raccoglierebbe i frutti a livello di formazione delle giovani leve, a tutto vantaggio delle selezioni nazionali. Dopo una prima fase di 22 partite (andata e ritorno), le 12 squadre verrebbero divise in due gruppi: quello per il titolo, denominato Championship Group e quello contro la retrocessione, il Qualification Group. Una situazione molto simile a quella che era stata la vecchia Lna, prima della riforma del 2003 e della creazione della Super League.

Ma non è questa l’innovazione che spaventa club e tifosi. A suscitare perplessità è l’introduzione dei playoff. Infatti, dopo le prime 22 partite e le 10 di Championship Group, il titolo (così come i posti in Europa) verrebbe assegnato con un playoff al meglio delle tre partite (Championship Finals). Un’introduzione che rappresenterebbe una rivoluzione nel mondo del calcio svizzero, ma anche europeo, visto che nessun campionato del Vecchio continente prevede questa formula. C’è chi obietta che l’interesse delle partite di Championship Group diminuirebbe, considerata l’assegnazione del titolo tramite due o te scontri diretti tra la prima e la seconda. Una teoria ampiamente confutata da quanto succede negli sport che i playoff li prevedono da decenni, in particolare l’hockey, dove la fase finale crea un tale entusiasmo da compensare ampiamente l’eventuale calo di interesse nelle ultime giornate di una regular season ben più lunga (52 partite).

Ma il calcio, più di ogni altro, è uno sport conservatore e si aggrappa con le unghie e con i denti al concetto di “tradizione” (basti vedere quanti anni ci sono voluti per introdurre il Var). Ma in un mondo dominato dalla televisione e da ingaggi mostruosi (un tempo si giocava per un tozzo di pane, ma in questo caso la tradizione la si può mettere da parte) occorre tenere conto anche, se non soprattutto, della possibilità di aumentare gli introiti. Tre partite per il titolo vorrebbero dire tre partite a casse chiuse e con un interesse televisivo moltiplicato. Quell’interesse che troppo spesso, nei 18 anni di Super League, è venuto meno con largo anticipo. Dalla riforma del 2003 a oggi, Basilea (11 volte), Young Boys (4) e Zurigo (3, senza contare la stagione ancora in corso) si sono laureati campioni con una media complessiva di 10,2 punti di vantaggio sulla seconda. Se poi prendiamo in considerazione gli ultimi 10 anni, divisi quasi equamente tra renani e bernesi (6 a 4), il vantaggio sale a 14,7 punti, praticamente cinque vittorie. Con il record assoluto stabilito nell’ultima stagione, quando lo Young Boys ha preceduto il Basilea di 31 (!) lunghezze. E non è che quest’anno le cose vadano meglio, con lo Zurigo, campione svizzero con quattro giornate d’anticipo, attualmente in vantaggio sul Basilea di 18 punti. L’ultima stagione conclusasi con una certa suspense risale al 2013-14, con il Basilea a quota 72 e il Grasshopper a 65.

Alla luce di questi numeri, l’introduzione dei playoff (addirittura allargati alle prime quattro classificate) non può rappresentare che una salutare innovazione.

L’assemblea avrà bisogno di una maggioranza dei due terzi per approvare il passaggio da 10 a 12 squadre. In un secondo tempo prenderà in esame i differenti elementi della nuova formula (prima e seconda fase, playoff per il titolo, per l’Europa e contro la retrocessione): per queste votazioni sarà sufficiente la maggioranza semplice.

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