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laR
 
14.05.2022 - 05:25

È pure (ancora) la finale di ‘Angelone’

Lo scorso agosto Renzetti ha ceduto l’Fc Lugano a Joe Mansueto, ma se domani a Berna i bianconeri potranno giocarsi la Coppa Svizzera è anche grazie a lui

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Angelo Renzetti la Coppa l’ha sempre sognata. Negli undici anni passati alla presidenza dell’Fc Lugano, quante volte l’abbiamo sentito dire che teneva tantissimo, quasi in modo morboso al percorso della sua squadra nell’ex trofeo Sandoz, spesso (se non sempre) ritenuto prioritario rispetto al campionato quando di mezzo non c’era la salvezza. La Coppa Svizzera per il Près sarebbe venuta pure prima di quelle europee, se non fosse stato per i milioni messi in palio da queste ultime, soldi fondamentali per tenere in vita il suo "miracolo" bianconero. Il sogno dell’imprenditore locarnese non si è però mai tramutato in realtà e anzi, ha assunto i crismi di un incubo con la sconfitta in finale contro lo Zurigo nel 2016, l’occasione in cui "Angelone" ci è andato più vicino (altrimenti mai oltre i quarti). Chi pensa però che con la cessione, lo scorso agosto, del club al miliardario statunitense Joe Mansueto Angelo Renzetti abbia dovuto dire addio al suo sogno, si sbaglia di grosso. Sulla carta è forse così, ma a ben guardare se il Lugano domani a Berna avrà nuovamente l’occasione di mettere le mani sul trofeo, buona parte del merito – al netto di quello di giocatori e staff tecnico – è ancora da attribuire a quanto di buono fatto in precedenza da lui, tenendo in vita (e sano) il club e costruendo una rosa pervasa da qualità che vanno ben oltre quelle tecniche, come l’abnegazione e lo spirito di gruppo. Ecco perché la finale di domani è anche (ancora) quella di Angelo Renzetti.

‘Se guardo da dove eravamo partiti 11 anni fa non posso non sentirla un po’ mia’

«I protagonisti ormai sono altri, ma guardando da dove eravamo partiti undici anni fa, senza quasi le maglie per giocare e i panini per pranzo, beh allora sì che posso dire che questa finale la sento anche un po’ mia – afferma con una punta d’orgoglio Renzetti, che sarà evidentemente in tribuna al Wankdorf e la cui mente disegna inevitabilmente un ponte con il 2016 –. Quella è stata davvero una cosa estemporanea, nessuno se l’aspettava, noi in primis. Ci siamo ritrovati in finale battendo il Lucerna (2-1 in trasferta grazie alla doppietta di Donis, ndr) ed eravamo già felici di esserci, perché con la squadra che avevamo era un vero e proprio miracolo. Oggi invece il Lugano è più forte e ha davvero la possibilità di fare il colpaccio, perché la squadra ha qualità e un’ottima alchimia. I risultati parlano da soli, a differenza del 2016 quando avevamo lottato fino all’ultimo per la salvezza, stavolta i ragazzi sono ancora in corsa per il terzo posto, per cui le premesse sono totalmente differenti. Inoltre nella rosa attuale ci sono giocatori esperti che hanno già vissuto momenti del genere e questo è molto importante in una finale, l’emotività e l’aspetto mentale in queste sfide possono fare la differenza».

Da questo punto di vista, la probabile assenza di Mijat Maric sarebbe un duro colpo per i bianconeri… «È vero, ma sono cose che succedono e sono certo che chi giocherà si comporterà bene, rimangono comunque giocatori con esperienza e personalità importanti come Ziegler, Daprelà, Sabbatini, Custodio, Lovric, Bottani. Gente che si trova a meraviglia insieme e che crede moltissimo in questa finale, per molti di loro vincere sarebbe il modo ideale per suggellare la carriera».

La formazione del (ex) Près

Già, le possibilità sono tante e spaziano dal modulo (difesa a tre o a quattro) agli interpreti e alla loro posizione (arretrare Custodio sulla linea difensiva o lasciarlo a centrocampo), ma come giocherebbe Angelo Renzetti? «Penso che quello formato da Lovric, Sabbatini e Custodio sia il miglior centrocampo possibile per il Lugano e uno dei migliori in Svizzera, per cui non lo toccherei. Davanti punterei sulla velocità, per cui affiancherei Bottani e Amoura a Celar. Di conseguenza la difesa sarebbe a quattro, formata – dovendo fare a meno di Maric – da Ziegler e Daprelà centrali, con Lavanchy a destra e Valenzuela a sinistra. E in porta ormai vediamo. Se dovesse essere disponibile, farei giocare senza dubbio Saipi nonostante quello che ha combinato contro lo Young Boys (papera sul gol bernese ed espulsione per una reazione, ndr). Anche perché Osigwe era un mio pupillo ma ultimamente non mi trasmette la giusta sicurezza, anche mercoledì a Ginevra l’ho visto molto incerto».

‘Difficile fare pronostici, ma dico 55% noi e 45% San Gallo’

Incerto fino all’ultimo rischia di essere anche l’esito della partita, che per il suo ex patron sorriderà al Lugano… «Una finale è una partita diversa dalle altre, le variabili che entrano in gioco sono molte e fare pronostici è ancora più difficile del solito, ma di certo c’è che il Lugano ha tutte le carte in regola per portare a casa la coppa. Anzi, secondo me parte pure leggermente favorito, diciamo con il 55 per cento di possibilità di vittoria contro il 45 del San Gallo».

A far pendere la bilancia dalla parte ticinese secondo Renzetti anche il fatto che la formazione di Zeidler "concede spazi operando un pressing molto alto, come si era visto in occasione dell’ultima partita in casa loro, persa 3-0 con una formazione rimaneggiata ma nella quale avremmo potuto fare 3 o 4 gol. Spazi nei quali due giocatori veloci come Bottani e Amoura potrebbero andare a nozze, a maggior ragione su un terreno sintetico».

‘Croci-Torti? Io ho sempre creduto in lui, ma che gran botta di...’

Come vorrebbe veder giocare il Lugano Angelo Renzetti lo abbiamo capito, ma a decidere sarà Mattia Croci-Torti, protagonista per certi versi inatteso della stagione bianconera… «L’alchimia nello spogliatoio e tra i giocatori e lo staff è la forza della squadra e in questo senso è stata una gran fortuna aver affidato la panchina a Croci-Torti. Dentro di me sono sempre stato convinto che fosse un buon allenatore, tanto che l’abbiamo tenuto per cinque anni senza patentino in attesa che lo ottenesse. Poi i nuovi dirigenti gli hanno dato questa possibilità e lui la sta sfruttando alla grande, ha trasmesso il suo colore e il suo carattere alla squadra, che quest’anno è molto più coraggiosa, caratteristica che invece era mancata l’anno scorso per raggiungere l’Europa (la compagine di Maurizio Jacobacci aveva chiuso il campionato a un punto dal terzo posto del Servette, ndr)».

Domani come detto Renzetti sarà al Wankdorf, dove sarà circondato da altri 9’000 (circa) sostenitori bianconeri che arriveranno dal Ticino… «Questo mi fa davvero molto piacere, spero sia un punto di partenza e che il processo di cambiamento in atto nel mondo del pallone ticinese prosegua bene. Trovarsi allineati al livello delle migliori squadre svizzere per quando arriverà il nuovo stadio deve essere l’obiettivo, allora sì che ci si divertirebbe».

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