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31.05.2021 - 17:090
Aggiornamento : 18:41

Xhaka: ‘Non giriamoci attorno: Svizzera prima o seconda’

Il capitano della Nazionale rossocrociata fissa gli obiettivi in vista degli Europei: ‘Un risultato diverso da questo nel girone sarebbe una grande delusione’

Alle porte, la quarta fase finale del grande evento alla quale prenderà parte, la prima con la fascia di capitano al braccio. Granit Xhaka è uno dei veterani della Nazionale rossocrociata, nonché l’indiscusso leader. «Sono qui da ormai undici anni - confida il centrocampista dell’Arsenal -. Essere il capitano della Svizzera agli Europei e rappresentare il nostro Paese mi rende estremamente fiero. Se ripenso a tutti coloro con i quali ho avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio, mi sento privilegiato, provo una gioia immensa».

Galles, Italia, Turchia. Un girone difficilmente decifrabile. «Siamo inseriti in uno dei gruppi più difficili, assieme a quello di Germania, Francia campione del mondo e Portogallo campione d'Europa. Loro sì che hanno avuto un sorteggio sfortunato. La Turchia è sulla cresta dell'onda da un po’ di tempo, grazie a una generazione con tanto talento e tanta qualità. L’Italia è sempre l’Italia: è una squadra che vanta un’esperienza impagabile, ha stabilità e successo. Il Galles è già stato capace di sorprendere, agli Europei».

È stato Ryan Giggs a guidare il Galles fino agli Europei, ma poi è stato sollevato dall'incarico a causa del coinvolgimento in un caso di violenza domestica. I suoi problemi personali erano un tema anche a Londra? «Non è mai stato un tema sul quale ci siamo soffermati a lungo. Albert Stuivenberg, assistente allenatore all’Arsenal, funge da secondo nello staff tecnico del Galles e conosce bene la questione. Di certo, che non ci sia più Giggs non ci aiuta in alcun modo».

Obiettivo sfiorato un paio di volte

Con quali aspettative affronta la campagna europea? Non ci dobbiamo girare in giro: il nostro obiettivo è un posto nelle prime due del girone. Altrimenti sarebbe una delusione enorme».

L’andirivieni da e per Baku è una sfida in più da superare: 9’000 chilometri in volo in poco più di una settimana. «L’Italia gioca tre partite in casa, a Roma, noi viaggiamo avanti e indietro. Ci tocca, e basta. Ci si può preparare anche a questo».

Dagli Europei del 2004 la Nazionale ha mancato una sola fase finale delle otto in calendario, tra Europei e Mondiali, ma non ha mai raggiunto i quarti di finale. Cosa le manca per fare il definitivo salto di qualità? «Ai Mondiali in Brasile e agli Europei del 2018 abbiamo sfiorato l’impresa. In Russia siamo stati battuti dalla Svezia perché mentalmente non avevamo assorbito quanto era accaduto nei giorni precedenti l’incontro (le polemiche relative agli “aquilotti” albanesi mostrati ai tifosi serbi dallo stesso Xhaka e da Shaqiri, ndr). Bruciammo troppe energie, non eravamo pronti. Le conseguenze del successo contro la Serbia minarono l’equilibrio della squadra. Poco tempo fa ho rivisto quell’ottavo di finale e mi sono accorto di quanto fossimo svuotati, anche fisicamente. Del resto fu una stagione molto lunga. In casi così, la stanchezza è un fattore. È però in testa che non eravamo liberi. Prima della Svezia avremmo dovuto tirare subito una riga, per concentrarci su quella sfida. Invece regnò la mancanza di chiarezza. Raramente a me capita di portare in campo dei retropensieri, in Russia fu il caso».

Più smaliziati e compatti

Per quale motivo è certo che una cosa così non accadrà più? «Siamo tutti più smaliziati, siamo più squadra, a tutti i livelli. Ogni dettaglio relativo alla partecipazione a un grande torneo è stato definito. Lo zoccolo duro del gruppo lavora assieme da molto tempo. C’è un ottimo ambiente. Credo che sia giunto il momento di scrivere la storia. Quando, se non adesso? L’atteggiamento da avere è questo, ma senza perdere di vista il rispetto per l’avversario».

A differenza degli ultimi due grandi appuntamenti, la Svizzera si presenta priva di due pilastri quali Stephan Lichtsteiner e Valon Behrami. Chi si assume la responsabilità di sostituire due personalità così spiccate? «Una sostituzione “uno a uno” non è possibile. Con Steph e Valon la squadra ha perso due mostri, quanto a personalità. Il loro modo di porsi è unico. Ma in gruppo sono entrati giocatori che con le loro qualità calcistiche possono sbrogliare matasse intricate. Basterà per i grandi palcoscenici? Lo vedremo. Però una cosa è chiara: tutti noi abbiamo appreso qualcosa da giocatori del calibro di Lichtsteiner e Behrami, ma posso assicurare che all’interno dell'attuale gruppo più d'uno ha il diritto di alzare un po’ la voce, per quanto ha fatto finora con la Nazionale. Insisto però nel ribadire che in un gruppo come il nostro, sono lo spirito e la collaborazione a rivestire un’importanza maggiore rispetto ad altre nazioni che i loro successi li possono costruire anche grazie alle qualità dei loro fantastici individualisti».

‘Abbiamo bisogno dei suoi gol’

Capitolo attacco: Haris Seferovic è il secondo miglior cannoniere del massimo campionato. Un realizzatore così è prezioso, per una squadra che non abbonda di bomber. «Mi fa molto piacere per lui. Ci conosciamo da un’eternità, mai ho dubitato che avrebbe fatto un suo percorso di alto livello. Se un attaccante in tre anni va oltre le 20 reti significa che la stoffa ce l’ha. La sua ottima forma è una benedizione per la Nazionale. Faremo di tutto per far sì che possa confermare questo rendimento. Abbiamo bisogno dei suoi gol».

‘Mai stato così bene’

A proposito di forma, coma sta Granit Xhaka? L’Arsenal non ha portato a termine la sua stagione più felice. «Ce ne vuole, per farmi uscire dai gangheri. Lo sanno i miei compagni, lo sanno anche gli avversari. A volte cado, ma mi sono sempre rialzato. Nessuno riesce a tenermi a terra. Questa fiducia innata mi dà forza. Non mi sono mai sentito così bene. Mi pongo grandi obiettivi, grandi anche sono le aspettative su me stesso. Voglio guidare la squadra ed essere a disposizione dei compagni. Voglio essere un esempio per i più giovani, prima, durante e dopo le partite. Sono nel giro da undici anni ma continuerò a lavorare duramente. Di certo non me la prendo comoda».

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