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09.04.2021 - 11:03

Parola dell'ex: ‘Sfida importante, non decisiva’

Elia Alessandrini, una stagione in rossoblù, domani scenderà al Riva IV con il suo Kriens per affrontare il Chiasso sulla strada verso la salvezza

Nato e cresciuto a Berna, Elia Alessandrini da due stagioni è uno dei punti di forza del Kriens, compagine della quale porta pure la fascia di capitano al braccio sinistro. Un anno fa, in una stagione che aveva visto la neopromossa lucernese veleggiare nelle parti alte della classifica, era sceso in campo 20 volte, nell’attuale campionato di Challenge League ha già raggiunto 24 presenze su 27 partite. Ma il 24.enne difensore centrale ha un passato anche in Ticino, proprio con la maglia di quel Chiasso che i lucernesi affronteranno questa sera al Riva IV in una sfida-salvezza di capitale importanza. Chi meglio di lui, dunque, per “lanciare” una partita che nessuna delle due squadre può permettersi di perdere…

«La nostra filosofia si basa sul fatto che davanti a noi abbiamo ad attenderci nove finali. Ciò detto, dal profilo strettamente contabile non ritengo la sfida con il Chiasso decisiva ai fini della salvezza, sabato mattina mancheranno ancora otto partite al termine della stagione e tante cose potranno succedere».

È però vero che subire il sorpasso da parte dei rossoblù potrebbe incidere a livello morale e di fiducia... «A prescindere da ciò, noi diamo tutto partita dopo partita e soltanto al termine dell'ultima giornata potremo tirare le somme».

Dopo un inizio di stagione discreto, il Kriens ha conosciuto una lenta, ma inesorabile discesa che l’ha portato fino al penultimo posto alla 25.ma giornata. Eppure, un anno fa quella diretta dall’ex Nazionale Bruno Berner era stata la squadra rivelazione di Challenge League, con un quinto posto finale a 10 punti dalla seconda, ma con picchi che l’avevano portata, già oltre il giro di boa, anche al terzo posto a una sola lunghezza dal Vaduz secondo… «Tra una stagione e l’altra sono intervenuti diversi cambiamenti in seno alla prima squadra. A livello di organico, il gruppo a disposizione si è ringiovanito considerevolmente e alcuni giocatori importanti sono partiti. Era logico che ci sarebbe servito del tempo per costruire qualcosa di solido. Adesso, nonostante la classifica, sono convinto che ce la possiamo fare: il Kriens è una squadra in grado di vincere contro qualsiasi avversario. Come del resto lo è il Chiasso, in un campionato estremamente equilibrato e nel quale le forze in campo non sono così diverse come si potrebbe supporre. D’altra parte, in Challenge League le società che non hanno a disposizioni importanti mezzi finanziari sono costrette a prendere in prestito giocatori dalle altre squadre e spesso si tratta di ragazzi giovani che ancora non dispongono del passo per la Super League, ma che sperano di far bene in Challenge per poi lanciare la loro carriera. Ed è questo il concetto che il Kriens sta seguendo».

Tra i giocatori che hanno lasciato il Kleinfeld, c’è anche Asumah Abubakar, giunto a Natale alla corte del Lugano. E nell’ultima visita del Kriens al Riva IV, lo scorso 18 dicembre, proprio il portoghese era stato l’autore delle due reti lucernesi, insufficienti però per portare a casa un risultato utile (il Chiasso aveva ribaltato lo score con Morganella e Hadzi all’80’ e al 94’)... «Sicuramente, la sua partenza ha inciso sul nostro rendimento. Abubakar è un elemento che dà sicurezza, con lui hai la certezza che la squadra può andare in gol in qualsiasi momento. Abbiamo perso un pezzo da novanta, ma al nostro arco abbiamo altre frecce come Yesilcayi, in gol cinque volte, Marleku (3 reti in 9 partite) o ancora Luan (2 reti in 7 apparizioni). D’altra parte, noi siamo una squadra che fa dell’impegno fisico il suo marchio di fabbrica: non molliamo mai e lottiamo dal primo all'ultimo minuto, combattendo su ogni pallone. Quando ti trovi in fondo alla classifica sei obbligato a giocare con questa attitudine».

Nella stagione 2018-19, il passaggio dal Riva IV con 25 partite in Challenge League e due in Coppa Svizzera. Perché la scelta di scendere in Ticino? «Arrivavo da un periodo difficile con il Thun, ero fuori da otto mesi per infortunio. Il Chiasso mi aveva contattato e avevo avuto modo di parlare con l’allenatore di allora, Alessandro Mangiarratti. L’impressione era stata ottima e avevo apprezzato anche il progetto. Ritenevo si trattasse della scelta migliore e così ho accettato, nonostante avessi anche altre possibilità. E non mi pento di averlo fatto: a Chiasso ho trascorso un anno molto intenso, ho avuto modo di compiere le mie prime esperienze nel calcio professionistico e ho contribuito alla salvezza della squadra: meglio di così… A volte mi capita di ripensare a quella stagione, ma è ovvio che stasera in campo questo aspetto non mi impedirà di dare il 100%. Chiasso rappresenta un bel ricordo, ma adesso sono un giocatore del Kriens e l’unico obiettivo è di contribuire al raggiungimento della salvezza».

Prima di un impegno importante, molti calciatori la partita se la giocano nella loro testa… «Sinceramente, non ci penso. È ancora troppo presto. A ogni modo, mi aspetto una sfida combattuta, con venti uomini che correranno come matti. D’altra parte, quella di Raineri è una compagine che attacca al cento per cento, senza risparmiarsi. Sarà una partita da “fifty fifty” e, a mio modo di vedere, chi riuscirà a segnare per primo si porterà a casa i tre punti».

Il contratto che lega Elia Alessandrini al Kriens scadrà a giugno… «Al momento è troppo presto per avere un’idea sul mio futuro. Sono concentrato sul campionato attuale e sulla salvezza del Kriens, poi si vedrà. Un’esperienza all’estero? Certo, a chi non piacerebbe? Sono aperto a tutte le possibilità, ma più della squadra o del campionato sceglierei in base al progetto che mi verrebbe sottoposto. Anche se un’avventura in Italia mi attirerebbe molto, mio padre è originario di Caserta e io faccio il tifo per il Napoli...».

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