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22.03.2021 - 15:25
Aggiornamento: 17:51

Haris Seferovic: ‘Sentirsi apprezzato è importante’

L'attaccante del Benfica e della Svizzera: ‘Mi metto al cento per cento a disposizione della squadra, l'allenatore sa che su di me può sempre contare’

di Sven Schoch (ats)
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Alle voci della scorsa estate secondo le quali il suo tempo a Lisbona (fronte Benfica) sarebbe stato sul punto di concludersi, Haris Seferovic ha risposto a parole («Le chiacchiere che sento a destra e a manca non mi interessano») ma soprattutto con i fatti: 14 reti, 6 delle quali negli ultimi quattro turni del massimo campionato lusitano. «I numeri parlano per me», tuona con decisione l’attaccante della Nazionale rossocrociata, aggregatosi alla selezione di Vladimir Petkovic in piena fiducia. «Le cose stanno andando bene, scendo spesso in campo. È un buon momento, segno con una certa regolarità, la squadra è tornata a esprimersi a buoni livelli».

In momenti come questi, con tanti minuti a disposizione, un giocatore fa il pieno di fiducia. Le reti sono una conseguenza di questo trend positivo? «Per prima cosa un attaccante ha bisogno dell'incoraggiamento e del sostegno dell’allenatore. È importante sentirsi apprezzato e considerato. Ogni gol è un’ulteriore iniezione di fiducia. All’inizio della stagione mi mancava il ritmo, non nego che tradivo una certa insoddisfazione. Nel frattempo però ho riguadagnato una maglia da titolare, ma me la sono guadagnata lavorando duramente. Il mio gioco è più fluido, mi muovo con la necessaria sicurezza, faccio le scelte giuste».

‘La carriera è la mia’

Verso la fine della scorsa estate i media portoghesi la consideravano ormai in uscita. Il Benfica ha investito circa 100 milioni di euro per rifare la squadra. Uno sforzo ingente che ha rimescolato le carte. L’ha preoccupata? «Con tutti quei trasferimenti annunciati, non posso dire di essere sempre stato del tutto tranquillo. La questione è però piuttosto semplice: l'allenatore voleva che io restassi. Forte di quella considerazione, per me si trattava solo di lottare duramente per un posto in squadra. Le speculazioni di mercato non mi hanno toccato, in fin dei conti sono io a scendere in campo e a prendere le decisioni: la carriera è la mia. Nessuno meglio di me può sapere cosa io sia in grado di dare e in quale maniera posso essere d’aiuto alla squadra. Da sempre sono abituato ad andare per la mia strada».

Il suo tecnico al Benfica, Jorge Jesus, è considerato un’icona. Che tipo di atteggiamento ha con i giocatori? «Inizio dicendo che è soprattutto un eccellente allenatore, i titoli che ha conquistato parlano per lui. Vive per il calcio. In otto mesi con lui abbiamo imparato davvero tanto. Appartiene alla vecchia scuola, ma capisce molto bene il calcio moderno. È un uomo estremamente diretto, il suo modo di essere e di agire senza mezzi termini mi è di grande aiuto. È con uno così che io imparo di più».

‘Mi mancavano le forze’

Negli ultimi cinque campionati i vostri rivali dello Sporting Lisbona hanno avuto un ruolo marginale. In questa stagione, per contro, sono saldamente al comando (64 punti, +10 sul Porto, secondo). Come si spiega questa evoluzione? «Viaggiano su un'onda di positività e vincono molte partite nelle fasi conclusive delle stesse. Noi invece abbiamo dovuto superare un momento difficile. Per quasi due mesi e mezzo siamo stati alle prese con casi di covid, in squadra. Il virus ci ha colpiti duramente, i giocatori che sono stati contagiati hanno impiegato settimane per ritrovare la forma. Io stesso ne ho sofferto, il virus ha lasciato tracce. Quando sono rientrato non riuscivo neanche a fare uno sprint, mi mancava l’aria. Ora sto bene, ma ricordo che in gennaio la situazione era molto diversa. Mi sentivo fiacco, avevo dolori muscolari, ho perso cinque chili. È stato un momento complicato. Il ritorno alla normalità è stato laborioso per tutti».

Il peggio è passato, la posizione in classifica è migliorata (il Benfica è terzo con 51 punti), ma i “cugini” dello Sporting sono ormai lontani (64). Qual è l’obiettivo di questo campionato? «Adesso si tratta di conquistare il secondo posto, ci dobbiamo avvicinare, una tappa alla volta. Una società importante e ambiziosa come il Benfica deve puntare ogni anno alla Champions League. Inoltre, vogliamo anche la finale di Coppa del Portogallo».

A obiettivi importanti mira anche la Nazionale rossocrociata, attesa giovedì e domenica ai primi due impegni ufficiali della campagna di qualificazione ai Mondiali in Qatar del 2022, in Bulgaria e a San Gallo contro la Lituania, non esattamente due rivali affascinanti. «Sia quel che sia, il calendario internazionale è talmente fitto che non c’è nemmeno modo di fare troppi ragionamenti».

‘Eventi che segnano una carriera’

In giugno ci sarà poi la fase finale degli Europei. È un appuntamento al quale già sta pensando? «Certo, chi non lo farebbe? Ci siamo meritati un posto con partite sofferte e lottate. Un anno la delusione per il rinvio era enorme. Ogni calciatore sogna di prendere parte a un Europeo o a un Mondiale. Sono eventi che segnano una carriera». 

Quale ruolo ha in seno alla selezione nazionale? Due Mondiali e un Europeo rappresentano una dote pesante. La sua passione e il suo impegno sono molto apprezzati. «Ritengo di avere acquisito il diritto di dire le cose in modo chiaro. Quando osservo una cosa che non mi convince, mi faccio avanti, ma in maniere costruttiva. Il vero leader, però, è il nostro capitano Granit Xhaka. Gli altri senatori devono dargli una mano e fungere da esempio per i colleghi più giovani. Io metto il mio fisico al cento per cento a disposizione della squadra. L’allenatore sa che può contare si di me in ogni momento».

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