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28.11.2020 - 14:400

Andrea Maccoppi e il Chiasso più leggeri... di una bolla

Martedì alla prima uscita dopo la quarantena i rossoblù hanno ottenuto il loro primo successo (3-2 allo Xamax) di questa travagliata stagione.

Dalla pesantezza della bolla alla leggerezza del primo successo in campionato. È il percorso di “liberazione” per certi versi paradossale compiuto dal Chiasso, che superando 3-2 in casa il Neuchâtel Xamax martedì sera è riuscito a interrompere la striscia negativa di sette partite senza vittoria (cinque sconfitte e due pareggi). E lo ha fatto proprio al termine di quello che è stato forse il periodo più complicato di questo inizio di stagione, ossia la quarantena di squadra resasi necessaria in seguito alla positività al coronavirus di sei giocatori e tre membri dello staff.

«Effettivamente non è stato semplice – ci spiega l’esperto centrocampista Andrea Maccoppi, giunto al Riva IV dal Servette a campionato iniziato e divenuto subito un perno della squadra di Baldo Raineri –. I primi sette giorni siamo dovuti stare a casa e dopo tre di riposo, nei quattro successivi ci siamo esercitati tutti assieme a distanza attraverso l’applicazione Zoom. In seguito il medico cantonale ci ha permesso di allenarci nella famosa bolla, ma solo a determinate condizioni. La squadra ad esempio è stata divisa in due gruppi, che si presentavano (già cambiati) in orari diversi al campo, dove poi avveniva un’ulteriore suddivisione per il lavoro sul campo, rigorosamente senza contatto. Oltre a ciò c’erano tutta una serie di altre procedure da seguire e ammetto che è stato strano, nonostante fosse simile a quanto già sperimentato nel periodo post lockdown. La differenza principale è che essendo in quarantena potevamo spostarci unicamente da casa al campo e viceversa».

Già, casa, dove il 33enne ritrovava la moglie e i suoi due bambini… «Questo è forse stato l’aspetto più difficile da gestire, è stato un casino e chi ha figli piccoli  sa che è molto difficile mantenere tutto sotto controllo in una situazione del genere. D’altronde ormai fa parte del gioco, cerchi di fare più attenzione possibile per non prendere questo virus ma il rischio zero non esiste. Io tra Ginevra e Chiasso per ora sono riuscito a schivare le pallottole, ma sono consapevole che praticando uno sport di contatto sono ancora più esposto rispetto ad altre categorie. Però è così, dobbiamo convivere con questa situazione e siamo pronti ad adattarci per continuare a giocare».

Una sorta di liberazione

Di certo la situazione (sportiva) del Chiasso è un po’ meno pesante da martedì sera… «Ora ci sentiamo più leggeri. Essendo arrivato un po’ dopo l’inizio della stagione (a metà ottobre, quando i suoi nuovi compagni avevano già disputato, e perso, tre partite di Challenge League, ndr), a livello personale non vivevo la situazione ancora in maniera così pesante, ma è vero che per la squadra la vittoria mancava già da un po’ e si sa che quando entri in un circolo negativo, non è sempre facile uscirne. Era quindi il momento di invertire la tendenza prima che diventasse troppo tardi e sono felice che siamo riusciti a farlo».

Un successo che per Maccoppi e compagni significa riuscire finalmente a toccare con mano i frutti del «buon lavoro che stiamo facendo, che in parte si era già visto in campo, ma che quasi mai era stato premiato con i punti meritati. Mi riferisco ad esempio alle partite contro Grasshopper (0-2), Aarau (1-2) e Thun (0-2), o ancora a quella con il Wil (1-1), nelle quali la squadra avrebbe meritato di raccogliere qualcosa in più. In sostanza le prestazioni erano già buone (e questo ha comunque aiutato l’ambiente a mantenere una certa serenità) ma non erano mai sfociate nella vittoria, che finalmente è arrivata».

Un primo successo trovato al termine di una partita pazza, con i momò avanti due a zero, rimontati dopo essersi ritrovati in dieci ma capaci di piazzare la zampata vincente (grazie anche a un rigore concesso ingenuamente dagli ospiti) nel finale… «Ma questo fa ormai parte del Dna della società, avevo già imparato nella mia prima esperienza qui (64 gettoni in rossoblù tra il 2014 e il 2016, ndr) che il Chiasso è destinato a soffrire sempre. Sul 2-0 mi sono detto “oggi la vinciamo bene”, invece ci siamo complicati la vita, ma per fortuna siamo comunque riusciti a portare a casa i tre punti e il pieno di fiducia, che potrebbe darci un bello slancio per i prossimi impegni».

Impegni che non saranno scontri diretti come quello con i neocastellani – vincendo martedì i ticinesi, sempre ultimi, si sono portati a 4 punti dagli stessi rossoneri (che hanno però disputato una partita in meno) e dal Wil, che di match all’attivo ne ha invece uno in più –, ma questo non vuol dire che le sfide esterne con Thun (sabato) e Winterthur (martedì) metteranno in palio punti meno pesanti… «Assolutamente no, anche perché la partita con il Winterthur è un recupero (della sesta giornata, ndr) e ogni punto guadagnato rappresenterebbe un passo in più verso chi ci precede. Non sarà facile, sia gli zurighesi sia i bernesi hanno delle rose da promozione, oltrettutto questi ultimi quando giocano in casa sul sintetico hanno ancora qualcosa in più, però arriviamo come detto a queste sfide con più fiducia e proveremo a sfruttarla».

La Svizzera una seconda casa

Piccola curiosità, il milanese Maccoppi – che nel nostro campionato oltre a quelle rossoblù e granata ha vestito anche le maglie di Locarno (dove è arrivato da Piacenza nel 2010), Vaduz e Losanna – potrebbe presto diventare svizzero… «Mi piacerebbe giocare nella nazionale di Petkovic, gioca bene e sarebbe interessante. Scherzi a parte, ci sto pensando, la Svizzera mi ha dato molto a livello calcistico ma soprattutto di vita, sono qui ormai da più di dieci anni, mi sento quasi a casa e mi piacerebbe rimanerci».

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