(Ti-Press/F. Agosta)
Calcio
03.11.2018 - 14:350

L'FcLugano chiede: 'Riconosceteci come leader'

Il direttore dei bianconeri Michele Campana: ‘Il Team Ticino riparta da zero, con un comitato maggiormente rappresentativo dei club'

Su un fronte il Team Ticino, che ambisce a difendere la struttura attuale. Sull’altro schieramento, l’Fc Lugano, che tale struttura attacca frontalmente, per ridisegnarla e renderla compatibile con la situazione attuale del calcio ticinese d’élite, che vede i bianconeri nel ruolo di squadra faro. Un ruolo che Michele Campana, direttore dell’Fcl, rivendica anche in seno al partenariato che si occupa di formazione. «C’è molta tensione – esordisce il dirigente bianconero –. Alla luce del percorso fatto in questi anni dal Lugano e degli investimenti che stiamo facendo nel settore giovanile, ci sentiamo in dovere di fare in modo che venga gestito in modo diverso. Non più, quindi, come un partenariato a sé stante, bensì con il Lugano in veste di leader, al pari di quasi tutte le altre squadre di Super League, nei rispettivi altri 12 partenariati in Svizzera. Al momento non contiamo niente, nonostante più del 50 per cento dei giocatori del Team siano nostri. In questo momento abbiamo anche i mezzi finanziari per immettere qualche risorsa in più nel Team Ticino, ma lo vogliamo fare con uno status di club leader. Val la pena ricordare che in origine il Team Ticino rappresentava Lugano, Bellinzona, Locarno e Chiasso, ma lo faceva in una situazione di precariato e di terra bruciata, in cui era necessario garantire che ci fosse un organismo indipendente che perseguisse scopi formativi, staccato dai litigi dei club e dalle loro debolezze strutturali e contingenti. Oggi i parametri sono cambiati: il Lugano non è più debole, finanziariamente. Ha fatto importanti passi avanti a tutti i livelli, ha ottenuto risultati incredibili, come il terzo posto in campionato valso la qualificazione all’Europa League. In Ticino si è formata in modo naturale una piramide, con il Lugano al vertice. A nostro giudizio, ne ha il sacrosanto diritto, deve rivestire un ruolo di leader anche nella gestione del calcio giovanile, in particolare in quello d’élite. Come del resto avviene negli altri partenariati svizzeri, in cui le linee guida le dettano i club di Super League di riferimento. Avviene a Basilea o a Lucerna. Lì mica comanda il Kriens. A Zurigo non è la squadra di periferia a dire cosa il Grasshopper debba fare. La stessa cosa, per ovvie ragioni, vale anche a Basilea. La Svizzera è divisa in tredici partenariati per coprire bene tutta la regione e dare pari opportunità a tutte le realtà regionali, ma nella nostra noi vogliamo agire come club leader. È come se nell’hockey su ghiaccio, Lugano e Ambrì dovessero dare in mano i loro giovani di 14 anni a un’associazione gestita da qualcuno che non dialoga più con loro e non porta avanti le loro idee; che decide come spendere i soldi e quale metodo usare, salvo poi riprenderseli quando di anni ne hanno 18. Cosa penserebbero Ambrì e Lugano di un tale progetto? Infatti hanno creato i Ticino Rockets, progetto gestito direttamente dai due club».

’assemblea tra sei giorni può sparigliare le carte... Al momento le squadre che si rifanno al Team Ticino hanno un solo rappresentante in seno al comitato. Anzi, era così fino all’8 giugno, giorno in cui il nostro rappresentante e quello del Chiasso hanno rassegnato le dimissioni, disconoscendo l’attuale comitato, di fronte a comportamenti che a nostro avviso non sono accettabili. Come l’annullamento di un’assemblea generale straordinaria che il comitato stesso aveva convocato, e il “no” alla richiesta da parte nostra di convocarne una. Vogliamo che il comitato del Team Ticino riparta da zero, e sia formato solo da rappresentanti dei club. Ora la situazione è questa, con il Lugano ai vertici del calcio ticinese. Magari in futuro sarà diversa, ma ora ci sentiamo in diritto di essere rappresentati e di dire la nostra. L’attuale comitato decide su tutto: assunzioni, tecnici, stipendi, sull’ammontare dei quali non siamo sempre d’accordo perché siamo dell’idea che i contributi degli sponsor e della federazione debbano essere utilizzati in modo diverso. Noi vogliamo che siano i tre club a decidere, con la supervisione della Ftc, che avrebbe compiti di vigilanza, per conto dell’Asf.

Qual è la composizione propugnata dal Lugano? Lugano, Chiasso e Bellinzona resterebbero naturalmente rappresentate in seno al nuovo comitato. E siamo disposti ad accogliere un rappresentante della Federazione ticinese di calcio che ha manifestato il proprio interesse a entrare (lo statuto lo prevede). Vorremmo un comitato con quattro membri a testa per ciascuna delle tre società, più il rappresentante Ftc.

L’assemblea, però, è sovrana. E la posizione della Ftc non è poi così chiara. È membro attivo con diritto di voto o no? È su questo terreno che si consumerà il conflitto. Dalla sua il Lugano ha il voto del Chiasso, praticamente ‘acquistato’ (un imprenditore vicino a Leonid Novoselskiy, presidente del settore giovanile bianconero, ndr) ha versato una cifra importante per garantire che i rossoblù ricevessero la licenza. Non abbiamo comprato il Chiasso, del resto non ci è consentito. Abbiamo la stessa idea sul calcio giovanile. Il rischio che si inneschi una battaglia di ordine legale è reale. Speriamo che il buonsenso delle persone prevalga, e si eviti la vergogna di un ricorso a un giudice per vedere rispettati i propri diritti. Voterà un rappresentante di ogni membro attivo. Come decida di porsi la Ftc è una delle diatribe aperte. Oltretutto il codice civile svizzero e lo statuto sono interpretabili. Noi stiamo cercando di interpretarli prima della scadenza, ma non c’è da parte di tutti la medesima volontà di farlo. Ecco perché potrebbe profilarsi uno strascico giuridico. Molto dipenderà da quale posizione la Ftc terrà in assemblea. A nostro avviso, la federazione dovrebbe demandare la questione ai tre club.

Se il Lugano dovesse spuntarla, sareste pronti ‘a governare’ con un comitato nuovo? Sì, ma non ci sarebbero novità sostanziali. Si badi bene, non mettiamo in discussione il Team Ticino né la sua esistenza, né la collaborazione con il Centro sportivo di Tenero, o con le scuole di Gordola. Né il sistema, né la maggior parte degli attuali tecnici. Nell’immediato non ci sarebbero dei cambiamenti tangibili. Lo scopo dell’associazione è dare una possibilità ai giovani provenienti da tutto il Ticino, un concetto che di certo non mettiamo in discussione.

Cosa imputate al Team Ticino? Perché a vostro giudizio non lavora bene in funzione dei vostri ragazzi? Perché con alcune persone non c’è dialogo. È un problema più che altro di persone. Ci sono degli elementi nel nostro piano di formazione che vorremmo pian piano introdurre, nel rispetto delle regole e dei paletti fissati dall’Asf, che ci impegniamo a rispettare. Le potremo però introdurre solo dopo che saranno state approvate dagli organi federativi. E lo possiamo fare solo se riusciamo a entrare in un’associazione con cui da mesi non c’è più dialogo. Criticare si può, ma adesso si deve dare una possibilità al Lugano di dimostrare la validità del suo progetto. Se poi, tra quattro o cinque anni, questo si rivelerà un fallimento, pagherà chi si è esposto e ci ha messo la faccia, portando avanti questo progetto. Di certo, i risultati del Team Ticino non ci soddisfano, ma non gliene facciamo una colpa. Siamo convinti che il Ticino possa produrre di più. Una statistica pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung ha rivelato che il Ticino in questo momento sta “sottoperformando” a livello di giovani calciatori che passano al professionismo. Ecco perché ci devono dare una possibilità: abbiamo i mezzi e la struttura per riuscire a migliorare questa tendenza. Se poi ci sbatteremo la testa, chi ci ha messo la faccia e i soldi ne pagherà le conseguenze.

Ammoniti e sanzionati dall’Asf, i bianconeri dicono: ‘I più bravi subito con i migliori’

In una missiva firmata da Laurent Prince, direttore tecnico, e Christophe Moulin, capo della formazione, l’Asf ha ‘ammonito’ e sanzionato l’Fc Lugano, per “disfunzioni” nella gestione del settore giovanile Footeco (la pre-formazione fino all’U14). In pratica l’Asf sottolinea come il Lugano non si sia attenuto ai criteri promossi e “imposti” a tutte le società affiliate, alle quali naturalmente si chiede che li rispettino e li applichino. Il Lugano non ha rispettato le consegne in materia di regolamenti, metodologia e collaborazione con l’Asf stessa o i suoi rappresentanti, con particolare riferimento al Team Ticino. In relazione alle lacune menzionate, l’Asf ha rifiutato al club bianconero i sussidi Footeco relativi alla seconda parte della scorsa stagione. «Ci sono state alcune irregolarità. Sono cose che non dovrebbero accadere – ha osservato Michele Campana –, ma è successo. Abbiamo già corretto il tiro. Si è trattato di questioni legate a una sola categoria di ragazzini di 12 anni». A proposito di Footeco (il club è responsabile per la regione del Luganese), portando a Cornaredo i migliori elementi delle altre squadre, non vi è il rischio di erodere la base del calcio regionale, abbassando il livello generale a beneficio di una sola squadra? «I migliori confluiranno comunque nelle squadre del Team Ticino (dall’U15). Nella nostra idea i più bravi devono già giocare prima con i migliori, per progredire ancora di più. È per questo motivo che prendiamo parte a tornei internazionali e disputiamo amichevoli con avversari di rango. Perché vogliamo che i giovani giochino presto, prima dei 15 anni, con avversari di livello. L’obiettivo è che l’intero movimento regionale tragga beneficio dal nostro concetto. Ecco perché forniamo supporto logistico e metodologico a realtà quali il Chiasso e il Locarno (il Bellinzona ha già un settore giovanile ben strutturato). Senza contare, poi, che il Lugano attraverso i risultati che ha ottenuto e la reputazione che si è creato, è diventato una meta ambita per genitori ticinesi e d’oltre confine. Ecco perché c’è una quota di giocatori non residenti, nelle nostre squadre. Il numero potrebbe anche essere superiore, di fronte alle richieste che abbiamo da fuori confine. Siccome, però, c’è un contingente limitato, di stranieri ne arrivano, ma teniamo solo i più meritevoli. C’è comunque abbastanza posto per tutti, giocatori indigeni compresi: alcune selezioni possono vantare quasi il doppio dei ragazzi che normalmente compongono una rosa».

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