La friborghese vince il titolo continentale negli 800 metri, argento invece per la 4x100 e sui 10mila metri

Davvero una corsa da brividi. In un ambiente elettrico, Audrey Werro ha acquisito il definitivo passaporto da star mondiale conquistando il titolo continentale degli 800 metri a Birmingham fermando il cronometro a 1’54”81, equivalente al record dei Campionati. La 22enne friborghese si è dimostrata nettamente la più forte in questa lotta di altissimo livello. ‘La corsa dell'anno’, l'hanno definita gli specialisti. Werro fa segnare il terzo miglior tempo della storia, davanti alla britannica Keely Hodgkinson – campionessa olimpica e vincitrice degli ultimi due Europei – e all'olandese Femke Broeders-Bol, due volte iridata nei 400 ostacoli.
Si è trattato di una finale doppiamente storica: da una parte, queste tre campionesse si affrontavano per la prima volta nella stessa gara, e dall'altra perché tutti ormai da questo terzetto si aspettavano che battesse il record di Jarmila Kratochvílová (1'53”28 nel 1983), il più vecchio nell'atletica. E la più accreditata per firmare l'impresa pare proprio l'elvetica, specie dopo l'exploit inglese di venerdì sera. È stata lei, in corsia 9, a prendere subito il comando della gara, resistendo agli attacchi di Hodgkinson. In seguito, Werro ha di nuovo accelerato ai 300 metri per poter tagliare il traguardo di metà gara in 56”45, cioè meglio di quanto fece Kratochvílová 43 anni fa (56”82).
La friborghese ha poi resistito bene sull'ultimo rettilineo, impedendo il rientro di Hodgkinson e andando a vincere il suo titolo fin qui più importante, all'indomani fra l'altro della sua caduta in semifinale e del successivo ripescaggio. Argento alla britannica in 1'55”01 e bronzo a Femke Broeders-Bol in 1'55”54. Le altre due svizzere in finale: Valentina Rosamilia settima con un crono di 1'59”42 e Veronica Vancardo ottava in 2'00”17.
Audrey Werro, dopo diversi successi a livello giovanile confermati fra gli élite a livello indoor, si era definitivamente affermata lo scorso anno vincendo nella finale della Diamond League a Zurigo. Dopodiché, è andata in costante progressione: nel 2026 è infatti imbattuta (successi in Diamond League a Rabat, Stoccolma e Parigi). E così negli ultimi mesi ha preso un forte vantaggio – fisico e psicologico – nei confronti di Hodgkinson: la britannica infatti non si è più ripresa moralmente dopo la sconfitta di Stoccolma, mentre la svizzera a Birmingham è stata semplicemente grandiosa.
"Per me è soprattutto un sollievo, dopo gli eventi di giovedì", ha commentato la 'leonessa del Ca Belfaux, dopo il successo. «È stato piuttosto difficile pensare di essere in finale di un campionato senza aver superato le qualificazioni standard. Ma sapevo di meritarmi questo posto. Ho scelto di assumermi la responsabilità e aumentare il ritmo ogni 100 metri", ha aggiunto la romanda. E poi ha aggiunto, maliziosamente: «È un'ottima pubblicità per il mio cantone».
Questa finale ha avuto infatti un triplice sapore friborghese. Femke Broders-Bol è allenata infatti da Laurent Meuwly dal 2019, tecnico burgundo con sede a Papendal, una delle figure chiave nella rinascita dello sprint e delle staffette olandesi, dopo aver portato al successo l'atletica svizzera. Veronica Vancardo, poi, è friborghese come Werro, anche se si allena con un gruppo a Lione dal 2021. Si è allenata al Tsv Guin con Sylvia Aeby-Hasler e non ha escluso un ritorno nella sua città natale in futuro. Ma sulla pista blu di Birmingham la vera stella burgunda è stata Werro, 22 anni, che pare possedere tutte le qualità, sia mentali che fisiche, per arrivare a vincere i titoli più prestigiosi.
La staffetta muliebre rossocrociata della 4x100 ha vinto la sua prima medaglia in un grande campionato: le elvetiche si sono messe al collo l'argento sabato, dietro la Gran Bretagna. Géraldine Di Tizio-Frey, Fabienne Hoenke, Léonie Pointet e Salomé Kora hanno coperto la distanza in 43"12, a oltre 1 secondo dalle vincitrici, anche a causa di un ultimo passaggio di testimone fallito che ha obbligato Kora praticamente a ripartire da ferma per poter prendere il bastoncino da Pointet: ha poi però saputo superare al traguardo le polacche (infine terze) per soli 3/100. Si tratta della prima medaglia continentale ad alto livello per ognuna delle 4 staffettiste elvetiche.
«Dopo l'ultimo cambio, credevo davvero che tutto fosse compromesso», ha commentato Pointet a fine gara. «A quel punto eravamo quarte, ma poi Salomé ha realizzato una rimonta pazzesca. Allenarci duramente è stato davvero pagante». «L'inizio di frazione è stato una catastrofe, ma ora chi se ne frega?», ha scherzato Kora, che ha aggiunto: «Tutte le ragazze che hanno fatto parte della staffetta prima di noi ci hanno ispirato», riferendosi alle atlete capaci di abbassare il record svizzero a 42"05. In semifinale, la staffetta elvetica aveva fatto segnare 42"38 dietro Italia e Gran Bretagna, quando al posto di Hoenke aveva corso la ticinese Ajla Del Ponte.
E pure Dominic Lobalu si è fregiato di una magnifica medaglia d'argento: lo ha fatto sui 10mila metri, battuto soltanto dallo svedese Andreas Almgren. Campione in carica, Lobalu si è fra l'altro presentato alla kermesse continentale senza aver mai più corso i 10 km dopo i Mondiali di Tokyo di settembre 2025. Ciò non gli ha comunque impedito di realizzare un buon tempo: 27'42”67, cioè circa a 5" dalla sua miglior prestazione sulla distanza. Il pupillo di Markus Hagmann non ha però nulla potuto contro Almgren, autore di una grandiosa prestazione. Il vichingo ha infatti dominato la gara dall'inizio alla fine, fermando il cronometro a 27'23”44, nuovo record dei Campionati. Bronzo al francese Jimmy Gressier (28'07”90).
Lobalu, che aveva chiuso solo 7° i 5mila metri lunedì, ha saputo dunque riscattarsi: «Sono felicissimo di questa nuova medaglia», ha dichiarato dopo la sua fatica. Bronzo nel 2024 sui 5 km, Lobalu si porta dunque a casa il solo metallo che ancora gli mancava. L'altro svizzero in finale – Jonas Raess – ha chiuso ottavo grazie al suo record personale stagionale (28'22”41).