Sci alpino

Campionati del mondo a cadenza annuale? ‘No grazie’

I piani della Federazione internazionale per la rassegna iridata non sono visti di buon occhio da gran parte degli atleti

Campionati del mondo a cadenza annuale? ‘No grazie’
Il presidente della Fis
(Keystone)
14 ottobre 2026
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Mondiali di sci con cadenza annuale? L'ipotesi l'aveva formulata anche Urs Lehman in una lunga chiacchierata che il segretario generale della Federsci mondiale (Fis) aveva concesso al nostro giornale a metà luglio. Ma l'idea non sembra incontrare il favore dei diretti interessati, gli atleti. Alla ricerca di nuovi modi per incrementare i ricavi, la Fis aveva ravvisato nell'eventuale modifica della cadenza della rassegna iridata (facendola appunto diventare annuale) una delle potenziali soluzioni alla questione, asserendo che ciò avrebbe anche portato benefici agli atleti. Ma quali?

La stagione 2026/27 si aprirà tra qualche giorno (il 24 e 25 ottobre) a Sölden, e vivrà il suo apice con i Mondiali di Crans Montana. Ma i migliori interpreti del Circo bianco cominciano già ora a interrogarsi e preoccuparsi circa una possibile svalutazione della rassegna iridata qualora si andasse nella direzione auspicata dalla Fis. Nulla, a ogni buon conto, è ancora stato deciso. Dalla sua entrata in carica lo scorso giugno, il nuovo presidente Alexander Ospelt, sta sondando gli interessi delle diverse parti coinvolte. Il progetto è comunque sul tavolo e contempla diverse riforme: a partire dal 2032, i Campionati del mondo di sci alpino e di sci nordico dovrebbero disputarsi annualmente, salvo gli anni delle Olimpiadi invernali (oggi, per contro, si disputano negli anni dispari).

Alexander Ospelt spiega le motivazioni dietro questo possibile cambiamento: «Per gli atleti, un titolo mondiale significa molto in termini finanziari. Queste discussioni sono in corso da tempo e, in ogni caso, lo faremmo per il loro bene. Si tratta anche di difendere i piccoli Paesi, che avrebbero nuovi obiettivi da raggiungere con ulteriori Mondiali». Secondo lui, ad ogni buon conto, sarebbe possibile conquistare nuovi mercati come la Cina, il Giappone e la Corea del Sud: «Organizzare laggiù dei Mondiali e dare la possibilità a questi Paesi di entrare a far parte di un sistema più vasto sarebbe vantaggioso per tutti».

Il rischio di perdita di prestigio

Mentre la Fis punta a massimizzare la commercializzazione del suo prodotto, atleti e allenatori esprimono le loro riserve. Il messaggio che emerge dalle interviste rilasciate ai media prima dell’inizio della stagione dalle principali Federazioni è chiaro: il fascino e il prestigio di un grande evento si basano sulla sua rarità. «Non sono molto favorevole a questa idea», afferma Marco Odermatt, uno dei più grandi nomi dello sci svizzero. Franjo von Allmen esprime la sua opposizione in modo ancora più diretto: «Trovo che sia una m...», dice senza mezzi termini il bernese. Secondo lui, un’organizzazione annuale diminuirebbe il valore di una medaglia mondiale e trasformerebbe i Campionati del mondo in una semplice gara di Coppa del mondo. La pensa così anche Daniel Yule, secondo cui, «un oro iridato perde di valore se dodici mesi dopo ne viene già assegnato un altro». Organizzare competizioni per i titoli a intervalli così ravvicinati priverebbe l’evento sportivo di quel fascino che appassiona atleti e tifosi da decenni. Anche l’allenatore capo della squadra svizzera, Tom Stauffer, è d’accordo. Sottolinea anche il valore degli anni intermedi, in cui non si svolgono né i Campionati mondiali né le Olimpiadi invernali, come accadrà nel 2028. «Avere un po’ di tempo ogni quattro anni per fare un bilancio o per inserire nuovi atleti è sempre stato prezioso. Se i Mondiali si svolgessero ogni anno, ci sarebbe molto più stress».

A loro si aggiungono le pressioni fisiche e mentali che gravano sugli atleti. Atleti esperti come Michelle Gisin e Luca Aerni sottolineano che il calendario è già estremamente fitto e che i migliori atleti hanno pochissimo tempo per riposarsi. La pressione legata a un calendario di Campionati mondiali annuali renderebbe ancora più pesante il carico di lavoro degli sciatori che partecipano a numerose competizioni. Se gli atleti più importanti dovessero rendersi indisponibili a causa di un sovraccarico di impegni, ne risentirebbe l’intero evento.

Piuttosto uno slalom a Dubai

Le riserve riguardano anche le difficoltà logistiche legate all’organizzazione di Mondiali in destinazioni potenzialmente esotiche, con l’obiettivo di conquistare nuovi mercati. Marco Odermatt, che ha anche discusso la questione con Alexander Ospelt, preferirebbe invece eventi di marketing innovativi. «Magari qualcosa in stile Ultimate Games dell’atletica, un grande evento organizzato in nuovi luoghi in Asia, in Cina o in Giappone. O magari uno slalom a Dubai, dove sponsor e atleti potrebbero guadagnare molti soldi», propone il campione svizzero. Odermatt preferirebbe sfruttare le due settimane attualmente libere per sperimentare nuove formule piuttosto che moltiplicare le competizioni. «Si può vedere nel ciclismo e nell’hockey su ghiaccio che i Mondiali perdono importanza quando si svolgono ogni anno», spiega.

Il campo svizzero dello sci, così come molte altre figure di spicco all’estero, chiedono quindi un ritorno all’essenziale, con un quadro stabile e prevedibile piuttosto che un’espansione continua. Il messaggio rivolto alla sede della Fis è chiaro: un titolo mondiale deve rimanere un riconoscimento raro. Non deve diventare un prodotto di serie.

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