Forte della medaglia olimpica conquistata in quel di Milano-Cortina, la 46enne sente ‘di aver spinto le mie capacità al limite’

Una medaglia (a lungo) ricercata e finalmente in tasca. L’argento conquistato a Milano-Cortina ha indotto Silvana Tirinzoni a chiudere la sua gloriosa carriera iniziata quasi trent’anni or sono. E, subito, con il botto: titolo mondiale juniores. Un percorso lastricato di alti e bassi, soprattutto in Patria dove la concorrenza era molto forte. «Quando avevo dieci anni, mio papà mi ha suggerito di frequentare un corso di curling – ha commentato sui propri canali social –. Ora, 37 anni dopo, penso sia giunto il momento di andare in pensione».
Laureata in economia aziendale, e in seguito project manager in una banca, solo dopo l’amaro settimo posto dei Giochi olimpici del 2018 è diventata professionista. E, nella medesima stagione, ha completato il suo team grazie alla ex rivale Alina Pätz racimolando subito grandi risultati e formando una delle squadre più forti del mondo. Quattro anni più tardi è stato dunque il turno di Carole Howald, imitata poi da Selina Witschonke. Dal 2019 al 2023, il Cc Aarau ha conquistato la bellezza di quattro titoli planetari consecutivi mantenendo un’imbattibilità di ben 42 partite. Ha inoltre messo in bacheca due ori europei, due argenti mondiali e sei vittorie nei tornei del Grande Slam.
E, così, nel suo incredibile palmarès mancava solo una medaglia olimpica. Una lacuna colmata due mesi or sono, quando sul ghiaccio di Cortina il quartetto si è messo al collo un più che meritato argento. Il momento più importante della carriera di Tirinzoni. «Può sembrare impossibile smettere di giocare quando si è la numero uno del mondo, ma sento di aver spinto le mie capacità al limite», ha proseguito sempre la skip.
La ribalta olimpica è stata l’ultima competizione internazionale del Cc Aarau, perché durante i Campionati nazionali ha dovuto arrendersi (in finale) alla squadra di Xenia Schwaller. Xenia Schwaller che si è poi laureata campionessa del mondo insieme alle sue compagne. Una fine che tuttavia non sorprende più di quel tanto: la natia del Canton Zurigo è stata la medagliata più matura nella storia dei Giochi. Le quattro rimarranno «amiche, siamo immensamente grate per il tempo passato insieme», hanno concluso. «I numerosi successi, come pure i ricordi, saranno impressi a vita nella memoria di ognuna di noi».