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Faustino (Pibe de) Oro, puro talento a ritmi vertiginosi

Il ‘Messi degli scacchi’ ha dieci anni e di recente ha battuto il numero uno al mondo Magnus Carlsen. Genesi di un fenomeno dei nostri tempi

(Instagram)

Faustino ha la faccia ingenua di tutti i ragazzini un po’ secchioni che ci siamo trovati in classe alle Medie, e – incorniciato in un paio d’occhiali colorati – uno sguardo acuto e intelligente. Indossa una t-shirt con quei disegni imbarazzanti dei quali, alla sua età, ancora non ti vergogni, e siede su una sedia da gamer. Mi ricorda per moltissimi versi mia figlia Livia, che è nata il suo stesso anno. A guardarlo, nel video che trasmette in streaming mentre gioca, sembra uno youtuber impegnato in una gara di Fortnite: poi si accende, «oh, ci è toccato Carlsen!», commenta ai suoi follower, felice e per niente spaventato.


Sembra uno youtuber

Faustino, che ha un cognome evocativo, Oro, è il wunderkid degli scacchi argentini, ha soli dieci anni e il Carlsen che si rallegra di incrociare – come una matricola a un Atp degli anni Dieci che ha pescato Roger Federer – è solo Magnus Carlsen, il sovrano indiscusso degli scacchi mondiali dell’ultimo decennio, capace di vincere un oro all’anno in tutte le principali discipline scacchistiche – assoluti, rapid, lampo.

Faustino, in realtà, non è proprio una matricola: è il giocatore più giovane della storia ad aver giocato un Mondiale Assoluto, e ad aver raggiunto un Elo Fide (il sistema di rating che quantifica la forza di un giocatore) superiore a 2’300 punti. Più precoce di Bobby Fischer, di Garry Kasparov e Anatolij Karpov, i mammasantissima degli scacchi.

Quando inizia la partita, Faustino si porta la mano alla fronte, come a raccogliere le idee: anche se tempo per raccogliere le idee, nel Bullet Bral che sta giocando, non ce n’è molto. Il Bullet Bral è una competizione basata su partite ultraveloci, in cui ogni giocatore ha a disposizione un minuto per muovere le proprie pedine e cercare la vittoria: un tripudio di click del mouse e soluzioni ingegnose che prendono vita nella mente dei giocatori alla velocità di un acceleratore di particelle del Cern.

E Faustino Oro, alla fine, dopo aver confessato con candore che sta perdendo il polso della situazione, pochi secondi dopo, invece, agita le braccia con un balletto pieno di entusiasmo infantile: ha battuto il campione del mondo.

Nel Paese della ricerca costante di antecedenti

In un Paese alla costante ricerca di antecedenti che surroghino il presente, totalmente imbevuto di convinzione nella continuità del talento, chiamarlo Pibe de Oro, o “il Messi degli scacchi”, è fin troppo semplice. Il paragone con Leo, poi, è fin troppo coerente. A partire da un assunto quasi banale: entrambi, Faustino e Leo, sono fatti della materia di cui è fatto un wonderkid.

In Faustino la vedi da lontano un miglio, la passione per gli scacchi. Di Leo ha la passione cieca e l’intuitività geniale, che è per un terzo mistica, per un terzo istinto e per l’ultimo terzo esperienza: a rendere Faustino geniale è l’impossibilità di aver stratificato la terza componente, l’esperienza. Memoria episodica, elasticità mentale e velocità nel prendere le decisioni: il talento – la parte che definiamo innata –, l’intelligenza, in fondo, sono questioni di genetica. Anche se, come dice Barbara Clark, docente e mentore dell’Ucla, “l’intelligenza è il risultato dell’incontro tra caratteristiche ereditarie e le opportunità offerte dall’ambiente in cui si vive immersi”.

Wonderkid

L’infiorescenza di Faustino, in effetti, ha molto a che vedere con la predisposizione accondiscendente dei suoi genitori – Alejandro e Romina, entrambi contabili – nei confronti della sua inclinazione verso gli scacchi. Faustino è un genio perché i suoi genitori l’hanno riconosciuto, assecondano e coltivano la sua genialità. Anche grazie a una congiuntura astrale che per molti, invece, ha significato lo sbriciolamento della quotidianità.

Un antidoto contro la noia della pandemia

Durante la pandemia Covid, nella cattività di casa sua nel barrio San Cristóbal a Buenos Aires, Faustino distruggeva mobili a pallonate: i genitori dovevano trovare una maniera di fargli scaricare la tensione diversamente, un passatempo che potesse essere, allo stesso tempo, pacato ed educativo. È stato allora che Alejandro ha deciso di estrarre dalla polvere una vecchia scacchiera: era arrivato il momento di trasmettere al figlio la passione che suo padre Luis, tempo prima, aveva passato a lui. Faustino aveva già visto il padre giocare, certo. Lo aveva trovato, dice, noioso. Ma quella sera di maggio, invece, si era acceso un glitch. Faustino era rimasto come ipnotizzato. Il giorno dopo si è aperto un account su Chess.com, la più grande comunità scacchistica online, e ha iniziato a giocare.

Durante la pandemia Covid, il mondo degli scacchi online ha conosciuto un’imprevista popolarità. Chess.com è arrivato ad avere 36 milioni di utenti, e a registrare una media di 8 milioni e mezzo di partite online ogni giorno, un aumento del 300 per cento. Nell’impossibilità di andare a scuola, ma anche di scendere al potrero – i campetti dissestati che si trovano a ogni angolo, in giro per Buenos Aires –, ai bambini non rimaneva che il gioco online. Faustino, anziché farsi rapire da Fortnite, è diventato uno scacchi-aholic.


Uno scacchi-aholic

Prossima fermata: Barcellona

Nel giro di un mese dalla sera in cui ha conosciuto a fondo come si muove un cavallo e quanto è necessario mettere il re alle strette – a gridare scacco matto, Faustino comincia a vincere una partita dopo l’altra, e ad accumulare punti nel ranking degli utenti di Chess.com. Il padre, che se ne accorge, comincia a seguire le sue partite. Gli vede tirar fuori giocate – la meraviglia di un padre che vede indossare un sombrero a suo figlio, al potrero – fuori dimensione per un ragazzino dell’età di Faustino, soprattutto con l’esperienza – la militanza – risicata di Faustino. Alejandro Oro decide di mostrare le mosse del figlio a suo padre Luis. «Questo non è normale», la risposta del nonno. Già a settembre 2020, Faustino è seguito da un maestro del Círculo Torre Blanca, lo stesso di cui Alejandro è socio, Jorge Rosito. Due anni più tardi si sarebbero aggiunti Roberto Servat, Leandro Perdomo e Mario Villanueva, messi a disposizione di Faustino dalla Federazione scacchistica Argentina, la Fada. Nel giro di tre anni, Faustino disputa quasi quarantaseimila partite, accumulando 2’900 punti nel ranking: i punteggi di uno scacchista d’élite. A otto anni è il numero uno al mondo della sua categoria d’età; idem l’anno successivo, e quello ancora, il 2023, in cui raggiunge il punteggio Elo di 2’330, cento punti in più rispetto al rivale più vicino. I paragoni sono stupidi, e lasciano sempre il tempo che trovano: ma l’ascesa di Faustino sembra a tutti gli effetti quella di Leo nelle giovanili del Barcellona.

Barcellona è il crocevia – come lo è stato per Leo – anche di Faustino. Alla fine del 2023 i genitori prendono una decisione potente: per vedere fin dove può spingersi il talento di Fausti, per soffiare sulle ceneri del suo sogno, si convincono ad attraversare il Charco, l’Atlantico, per stabilirsi proprio nella capitale catalana.

Un’incarnazione adamantina della Generazione Alfa

Quando, sul finire degli anni Novanta, il computer progettato dalla Ibm Deep Blue ha sconfitto per la prima volta un essere umano – l’allora campione del mondo Garry Kasparov – nel gioco degli scacchi, abbiamo avuto l’impressione che l’intelligenza artificiale potesse in breve tempo diventare imbattibile. Che potesse soppiantare l’umanità, a partire dagli scacchi, poi chissà. Oggi, in un’epoca storica in cui i timori non sono per nulla sopiti, anzi, per farci ricredere nel genere umano serviva una generazione che con l’intelligenza digitale è cresciuta a braccetto, anziché guardarla con sospetto. Faustino è, a tutti gli effetti, un’incarnazione adamantina della Generazione Alfa, progenie nata a partire dal 2010, l’anno del lancio sul mercato dell’iPad, della creazione di Instagram, l’anno in cui la parola App è stata la parola dell’anno. Negli Stati Uniti li chiamano Generazione Schermo, o screenagers: il loro rapporto con lo schermo e la loro facilità di dialogo, sono simbiotici, innati. E non è forse un caso che negli ultimi anni, a minare il predominio dei trentenni (Magnus Carlsen, Fabiano Caruana, Ian Nepomniachtchi) siano sopraggiunte generazioni sempre più giovani, nidiate di Giovani Alfa tracotanti senza essere strafottenti, semplicemente abituate. Che trovano naturale passare venti ore a settimana davanti a uno schermo, a guardare partite, a seguire tutorial su YouTube, a giocare. Anche più di duecento partite.


Screenager

A questo punto, però, bisogna fare una puntualizzazione, che rende tutto il discorso coerente. La vittoria di Faustino Oro contro Magnus Carlsen è tanto più significativa in quanto è avvenuta durante un torneo Bullet, vale a dire una serie di gare in cui a fare tutta la differenza del mondo è il ritmo. Gli scacchi a tempo ragionato, come si chiamano le partite classiche, ecco: sono tutta un’altra cosa. Una partita di scacchi a tempo ragionato sta a una partita bullet come ‘L’ultimo imperatore’ di Bertolucci a un TikTok. Proprio per questo il Bullet è la disciplina prediletta della Generazione Alfa: perché si basa su una concentrazione a cortissimo raggio, con una gratificazione immediata. Nel Bullet, perfetta crasi dei nostri tempi, tutto è velocità. E come i ragazzini sul potrero, quando aumenta la velocità del gioco, e la necessità di trovare soluzioni, Faustino processa informazioni e manifesta il talento a ritmi vertiginosi. Ci vuole, allo stesso tempo, carisma e sangue freddo. Trovarlo in un ragazzino di dieci anni significa avere a che fare, in un modo o nell’altro, con qualcosa di sbalorditivo.

Il precursore di un nuovo modo

Pablo Ricardi, un ex campione del mondo di scacchi argentino, in un articolo su La Nación ha scritto che lo stile di Faustino ricorda quello di Oscar Panno, forse la leggenda più fulgida degli scacchi albiceleste. Ma questa è una meravigliosa occupazione, sul Rio de La Plata: cercare antecedenti, assicurarsi la linea di continuità del talento. Mentre Faustino Oro è già altro: il precursore di un nuovo modo, forse, di intendere gli scacchi, di giocarli, di presentarli al mondo. Fausti trasmette le sue partite in streaming su ChessKid, ha un suo show sui social, ha lanciato una campagna GoFundMe per racimolare i soldi che servono per spostarsi e disputare tornei off-line.

Durante un’intervista, alla quale Faustino si è presentato con una magliettina con un pallone da calcio disegnato sopra, l’intervistatore ha provato in tutte le maniere a farlo parlare di fútbol. «Esulti di più per uno scacco matto o per un golazo?», gli ha chiesto. La risposta non l’ha soddisfatto. Ha provato a chiedergli che peso avesse il calcio nella sua vita. Si è dovuto accontentare di un miserello 10 per cento.

Faustino, insomma, è qualcosa di diverso, e di mai visto. Anche per l’Argentina. Ed è pronto a sovvertire quella famosa poesia di Borges sul libero arbitrio, che utilizzava gli scacchi come grimaldello interpretativo; quella che diceva «Dio muove il giocatore, e questo i pezzi; con Dio dietro questo dio, che la trama inizi».

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