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23.11.2022 - 23:16

La grande serata di Lena Bickel

Ottimo secondo posto per la ticinese al Memorial Gander, manifestazione tornata al Palapenz dopo la pandemia

di Stefano Marelli
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Pubblico delle grandi occasioni al Palapenz - malgrado la concomitanza dei Mondiali di calcio - per la 39ma edizione del Memorial Gander, appuntamento di prestigio nel panorama elvetico della ginnastica fin dal lontano 1984. Di spessore, naturalmente, la qualità degli atleti in gara, in campo maschile come in quello femminile, provenienti da una decina di Paesi. Fra loro figuravano infatti diversi medagliati continentali, mondiali e olimpici. Ottime prestazioni sono state fornite da diversi ginnasti, con menzioni speciali per l’americano Moldauer, il nipponico Kaya, l’italiana D’Amato, l’ucraino Kovtun e la rossocrociata Lena Bickel, che hanno dato un’esemplare dimostrazione di forza, coordinazione, grazia, concentrazione e spettacolo, strappando ai presenti applausi dall’inizio alla fine, spesso addirittura a scena aperta. Spettatori che, ieri sera, sono stati loro stessi protagonisti attivi, potendo votare sul sito della manifestazione il loro campione preferito, iniziativa che ha riscosso un certo successo. Fra le ragazze, ottimo secondo posto per Lena Bickel, brava soprattutto al volteggio ed emozionatissima per questo notevole risultato ottenuto davanti al proprio pubblico. La ticinese ha preceduto la francese Morgane Osyssek-Reimer, e si è arresa soltanto alla stella della ginnastica azzurra Alice D’Amato. Nona posizione finale per l’altra rossocrociata in gara, vale a dire Chiara Giubellini. Fra i maschi si è imposto invece l’ucarino Kovtun, che ha accusato qualche titubanza soltanto al suolo. Secondo posto per lo statunitense Moldauer, forse il più costante sui vari attrezzi e terzo posto per l’italiano Casali.Nono e undicesimo gli elvetici Dominic Tamsel e Taha Serhani.

Fra gli attori principali della serata, abbiamo potuto raccogliere qualche dichiarazione, a cominciare da quelle rilasciate da Lena Bickel,al giorno d’oggi probabilmente la migliore ginnasta elvetica, naturalmente felicissima per il secondo gradino del podio. Lena è cresciuta a Morbio e dunque si trovava a gareggiare praticamente sulla soglia di casa. «Per me è stata una gara davvero speciale, siamo praticamente a casa mia, sentivo dunque un po’ più di pressione, e ho cercato di evitare di farmi sopraffare da questa situazione. Il pubblico sarà stato molto contento per me. Si tratta della mia prima partecipazione al Memorial Gander, una gara che ricordo fin da quando ero piccola, quando venivo sempre a vederlo, con tutta la mia squadra di quei tempi. E oggi mi ritrovavo qui a competere, è proprio una bella sensazione. Ho cercato di fare il meglio di quanto sarà nelle mie possibilità, un attrezzo alla volta, senza mettermi troppa pressione addosso. Fra le avversarie, ammiro e al contempo temo di più Alice D’Amato, ma rispetto molto tutte le mie rivali, perché conosco bene tutto quel che sta dietro alle prestazioni di ognuno di noi. La mia annata è stata più ombra che luci, specie per via dell’infortunio che mi ha mi ha impedito di partecipare agli Europei. L’importante, comunque, è aver recuperato al meglio. Oggi trave e parallele sono gli attrezzi che mi danno più problemi, mentre al suolo è dove mi sto trovando meglio. Qui a Chiasso ho potuto scegliere di fare solo 3 attrezzi su quattro e ho deciso di eliminare la parallela, perché ho un esercizio nuovo e mi serve ancora del tempo per perfezionarlo. L’anno prossimo voglio qualificarmi per gli Europei e disputarli bene, così da potermi guadagnare il biglietto per i Mondiali, ma è ovvio che anche per me il grande sogno è rappresentato dalle Olimpiadi del 2024».

Un occhio ai prossimi Giochi l’ha già buttato anche l’italiana Alice D’Amato, vincitrice di serata e campionessa continentale a squadre lo scorso luglio a Monaco di Baviera. «Anche per me l’obiettivo principale è rappresentato da Parigi 2024, ma non dimentichiamo che nel 2023 ci saranno comunque Europei e Mondiali, e dunque mi focalizzerò ovviamente dapprima su queste competizioni. Anche per me era la prima volta al Memorial Gander, ma in Svizzera avevo già gareggiato l’anno scorso alla Swiss Cup di Zurigo. L’ambiente qui a Chiasso è accogliente, bellissimo, non credevo di trovarmi così bene. Prima della gara, temevo soprattutto la giapponese Hatakeda e la francese Osyssek-Reimer».

Infine le impressioni di Enrico Casella, autentico guru dellas ginnastica italiana, da quasi 40 anni allenatore dei quadri nazionali azzurri. «Ero già qui al Gander come allenatore di Vanessa Ferrari, che al Palapenz si impose nel 2006. Lei era una campionessa capace di fare la Storia, e sull’onda dei suoi successi siamo riusciti in Italia a costruire un sistema che oggi ha portato la squadra italiana a essere protagonista a livello mondiale. Quest’anno abbiamo vinto un Campionato europeo, anche se purtroppo non abbiamo fatto troppo bene al Mondiale, dove abbiamo completamente sbagliato la finale, ma siamo comunque arrivati quinti, senza dimenticare il quarto posto alle ultime Olimpiadi, e il terzo al Mondiale del 2019. Non è facile restare a certi livelli, ma noi ci stiamo riuscendo, e abbiamo costruito negli anni una vera scuola di ginnastica italiana, e ciò mi fa molto piacere. Creare un sistema è la cosa fondamentale per poter avere di continuo atleti di alto livello. Alice D’Amato è fra le grandi protagoniste di questa nuova generazione: ormai ha grande esperienza, è stata medagliata agli Europei di Stettino, e quest’anno, come detto, con lei abbiamo vinto l’oro a squadre. Si tratta di un’atleta di assoluto livello, ma dopo una stagione per lei così intensa - Giochi del Mediterraneo, Europei d Mondiali tutti molto ravvicinati - a fine novembre è un po’ affaticata. Dopo i Mondiali, in effetti, abbiamo già tirato un po’ i remi in barca, ma venire qui a Chiasso è sempre un piacere: la gara è bella, simpatica, ma comunque di alto livello. E poi è una bella occasione per rivedere allenatori che vedi spesso durante l’anno, ma coi quali, per via della rivalità che impera ai grandi appuntamenti come Mondiali e Olimpiadi, di solito non c’è un grande contatto. A Chiasso invece si sta tutti insieme, e fa piacere».

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