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04.08.2022 - 17:59

‘Dobbiamo farci trovare pronti all’arrivo del palazzetto’

Il presidente del Lugano Alessandro Cedraschi guarda alla nuova stagione e al futuro del suo club. ‘Questi saranno tre anni fondamentali’

di Dario ‘Mec’ Bernasconi
dobbiamo-farci-trovare-pronti-all-arrivo-del-palazzetto
Ti-Press/Bianchi
Non pochi gli interrogativi, ma tanta voglia di esserci. ‘Con una struttura che sia garante della qualità’

Il Basket Lugano ha messo fieno in cascina per la prossima stagione che inizierà il primo ottobre nientemeno che con il derby. Almeno, questa è la notizia scaturita dalla prima bozza del calendario. Come anche Massagno nelle scorse settimane, i bianconeri stanno aggiungendo tasselli al loro roster, cambiato in maniera essenziale rispetto alla scorsa stagione, e il coach Valter Montini e il presidente Alessandro Cedraschi stanno facendo del loro meglio per approntare una squadra che faccia dimenticare la scorsa stagione, una delle peggiori della storia bianconera, anche se chiusa almeno con i bilanci a posto. «Già questo è un traguardo – dice il presidente dei Tigers –. Perché non era scontato, vista la difficoltà a reperire finanziamenti. A Lugano si fatica, almeno nel basket, a trovare persone disposte a investire: eppure non chiediamo certamente le cifre che girano nell’hockey e nel calcio, ma è comunque complesso».

Anche perché c’è un obiettivo importante: «Esattamente: dobbiamo farci trovare pronti con una squadra competitiva e completa, formata da giovani cresciuti nel nostro vivaio, quando ci sarà il nuovo palazzetto. Questi tre anni saranno fondamentali per il basket luganese, o meglio legato alla città di Lugano. Ecco perché vorrei che ci fossero persone interessate al club e che siano disposte a entrare a collaborare con noi sia a livello gestionale e finanziario sia sul piano operativo in palestra e in segretariato. Vogliamo darci una struttura solida e garante di una certa qualità».

La Città vi aiuta? «Il Comune di Lugano ci finanzia da sempre, e spero continuerà a farlo. Oltre a questo supporto pubblico, credo che ci siano privati che possono contribuire a riportare il basket ai livelli dei migliori. Un… richiamo che faccio da anni, e lo faccio ancor di più oggi che abbiamo un palazzetto nel mirino».

Veniamo all’oggi: tre nuovi stranieri e due svizzeri, si può parlare di squadra rivoltata? «La scorsa stagione abbiamo sofferto alcune scelte tecniche che ci hanno penalizzati, e alle quali non abbiamo posto rimedio per ragioni di budget. Quest’anno avremo tre giocatori in tre ruoli: Justin Hamilton (classe 1999), pivot di 211 cm dal North Carolina; Isaiah Ross (classe 1996), guardia di 193 cm dagli Oklahoma City Blue (G League); Kimani Lawrence (classe 1998), post-ala grande di 205 cm dall’Arizona State. Poi ci sono Robert Zinn, nazionale e play d’esperienza ex Olympic, e Amish Warden (classe 1999), 203 cm, ex Nyon. Con loro i giovani dello scorso anno, oltre a capitan Bracelli».

Una scelta più oculata anche per la regia, visto che la scorsa stagione l’inesperienza dei giovani ha pesato anche sull’economia del gioco. Quindi si va nella direzione di continuare a dare fiducia ai vari Dell’Acqua, Mina, Togninalli, Bernardinello e Matasic che nella scorsa stagione hanno dato un importante contributo: un passo in più verso il futuro? «Siamo consapevoli che senza i nostri giocatori del vivaio non possiamo pensare di costruire. Occorre però che da parte di questi giovani ci sia la voglia di sacrificarsi per questo sport e dare il massimo: oggi non basta avere delle qualità tecniche, occorre avere una mentalità forte e porsi degli obiettivi importanti. Ciò significa avere delle priorità e andare nella direzione di adeguarsi a queste scelte: sfruttare ogni momento per migliorarsi tecnicamente. L’estate è fatta per le vacanze, certo, ma è anche il momento per migliorarsi individualmente, andare in palestra, fare mille tiri liberi e non, e ripetere i movimenti. Ma quanti lo fanno? I grandi giocatori sono diventati tali grazie alla mentalità giusta e a qualità sviluppate con la determinazione».

Sono partiti anche alcuni giovani, oltre a Cafisi. «Andrea Broggi, 16 anni, ha seguito le orme di Matteo Isotta della Sam e si è trasferito nel Bergamasco, mentre Gianluca Caprotti, classe 2004, è andato a Massagno: due bravi giovani in prospettiva. Ci spiace per queste ‘perdite’, ma si tratta di scelte che avranno un loro peso nella loro crescita personale».

Lugano rimane comunque un centro di formazione esemplare. «Abbiamo più di 10 squadre, due per ogni categoria, e penso siamo un unicum in Svizzera. Malgrado ciò, come dicevo prima, facciamo fatica a trovare persone che ci diano una mano in società. Il futuro è anche nelle mani di questi ragazzi e quindi spero che il messaggio sia recepito da molti».

Insomma, il Lugano è lanciato verso la nuova stagione con non pochi interrogativi, ma ha tanta voglia di esserci.

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