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21.07.2022 - 16:23
Aggiornamento: 19:21

Ajla e Mujinga, c’è un podio da andare a prendere

Le ragazze della staffetta vanno all’appuntamento con la storia, ma c’è un muro da abbattere. Prima, però, devono arrivare in finale. Senza la bernese.

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Keystone
Dopo la delusione dei 100 m, nelle eliminatorie di domani è la ticinese la capofila rossocrociata

Dopo tre quarti posti consecutivi, tra gli Europei del 2018, i Mondiali dell’anno dopo e i Giochi di Tokyo dodici mesi fa, la Svizzera dello sprint può legittimamente sognare di mettersi infine al collo una medaglia. Per riuscirci, tuttavia, sembra praticamente scontato che le rossocrociate (in pista già domani nelle eliminatorie) sabato in finale dovranno riuscire ad abbattere il muro dei quarantadue secondi. Un obiettivo tutt’altro che irrealizzabile, per una 4 x 100 elvetica che tre settimane fa a Stoccolma, composta nell’occasione da Géraldine Frey, Mujinga Kambundji, Salomé Kora e, naturalmente, Ajla Del Ponte, aveva fermato i cronometri sul 42"13.

Anche se da ciò che si è visto a Eugene nel primo weekend di gara la ticinese è ancora lontana dalla sua miglior forma, dopo una prima parte di stagione tribolata a causa di quel problema alla coscia accusato durante l’inverno – v’è da credere che Ajla avrà sensazioni decisamente migliori fra un mesetto a Monaco di Baviera, dove andranno in scena i Campionati europei –, la Svizzera della velocità può appoggiarsi su una Mujinga Kambundji in splendida forma nei 100 m, ma pure su una Natacha Kouni che due settimane fa a Bulle aveva corso in 11"12, oppure ancora su Géraldine Frey, che in stagione vanta un 11"23. Insomma, il coach Adrien Rothenbühler stavolta aveva l’imbarazzo della scelta, e alla fine ha deciso di lasciare a riposo venerdì nientemeno che Mujinga, per non sovraccaricarla pensando alla finale, preservandone lo spunto imperioso per la corsa che conterà di più, dove i centesimi di secondo potrebbero davvero fare la differenza tra un terzo o un quarto posto. Un lusso inimmaginabile soltanto fino a un paio d’anni fa, per una staffetta rossocrociata in cui la concorrenza non è mai stata tanto grande, e che per la prima corsa a Eugene si affiderà oltre che alla nostra Ajla, a Salomé Kora, alla citata Géraldine Frey e a Sarah Atcho.

Il progetto di Meuwly, nel bene e nel male

L’attesa, insomma, è moltissima. E se le elvetiche dovessero davvero riuscire a reggere la pressione e centrare l’agognata medaglia, quel podio costituirebbe la degna conclusione di un progetto lanciato dodici anni or sono da un visionario Laurent Meuwly, il coach di Ajla Del Ponte, con il focus rivolto agli Europei in casa di quattro anni più tardi. Progetto che non tardò a dare i suoi frutti, visto che ai Mondiali dell’anno seguente, a Daegu, le quattro rossocrociate centrarono subito il biglietto per i Giochi olimpici del 2012.

In tutti questi anni, però, non ci sono stati soltanto successi. A cominciare dal clamoroso smacco proprio ai Campionati europei di Zurigo, quando Mujinga Kambundji in compagnia di Marisa Lavanchy e delle sorelle Ellen e Lea Sprunger fallì drammaticamente, con la bernese in lacrime dopo che le scivolò di mano il testimone appena qualche metro dopo essere scattata dai blocchi di partenza.

Il momento più difficile, però, è stato probabilmente lo psicodramma del marzo 2016, quando la regina Mujinga uscì dal gruppo in profondo disaccordo con Meuwly, e senza di lei Ajla Del Ponte, Sarah Atcho, Ellen Sprunger e Salomé Kora ai Giochi del 2016 non arrivarono neppure in finale. Tornata al suo posto qualche mese dopo, quando lo stesso coach friborghese venne sollevato dalla funzione di allenatore della 4 x 100, i progressi della ragazza più veloce del Paese hanno portato tutte le sue colleghe a sublimarsi. E mai come ora, il podio ai Mondiali, Gotha dello sprint, è stato tanto vicino.

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