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MOUNTAIN BIKE
08.07.2022 - 09:00
Aggiornamento: 15:05

‘Due settimane di spossatezza, ma ora ho ritrovato la gamba’

Dopo un periodo difficile, coinciso con la tappa di Leogang, Filippo Colombo è pronto per le prove di Coppa del mondo a Lenzerheide

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È trascorso un mese dall’ultimo appuntamento, quello andato in scena tra il 10 e il 12 giugno a Leogang (Austria) e la Coppa del mondo è pronta a riaprire i battenti per il quinto appuntamento stagionale. Lo farà da domani a domenica nei Grigioni, precisamente a Lenzerheide, diventata negli anni una sorta di paradiso per gli amanti del cross-country. Lo farà con il ricordo della doppietta Flückiger-Schurter nell’ultima tappa a Leogang e con il grigionese in vetta alla classifica generale. E lo farà con un Filippo Colombo che, al contrario, spera di far dimenticare lungo un percorso che ha sempre affermato di apprezzare, il brutto weekend in Austria (incidente meccanico nella short-track, 36° posto nel cross-country).

Il biker ticinese, però, è reduce da un periodo piuttosto difficile… «Esco da un paio di settimane decisamente negative. Non so esattamente cosa ho avuto, ma il mio fisico non rispondeva alle sollecitazioni: ero molto stanco, allenarmi risultava estremamente faticoso e gareggiare lo era ancora di più. Mi sentivo completamente privo di energie. Un malessere coinciso con il periodo tra i campionati svizzeri e le prove di Coppa del mondo di Leogang. A volte può capitare che in allenamento le sensazioni siano strane, ma che poi in gara si riesca comunque a trovare il bandolo della matassa. Stavolta non è stato il caso. Facevo fatica in allenamento, in gara e anche nella vita di tutti i giorni».

La prima ipotesi che si affaccia alla mente è quella di un’infezione di Covid-19… «Non so con precisione se si trattasse del coronavirus, anche perché i disturbi sono arrivati un po’ prima dell’attuale aumento dei contagi. Mi sono testato quando i sintomi già stavano regredendo, con risultato negativo. Può darsi fosse Covid, ma non ne ho la certezza. In questi casi, spesso risulta difficile capire con esattezza le cause del malessere. Mi sono sottoposto a tutti i test medici necessari, ma non è stato riscontrato nulla di anomalo. Può darsi fosse soltanto il mio corpo che mi diceva di staccare la spina, di dargli il tempo di recuperare. Al rientro da Leogang, ho trascorso due giorni a casa, poi sono partito per l’Engadina, dove mi sono sciroppato oltre tre settimane di allenamento. E devo dire che ho impiegato più di una settimana per riuscire a ritrovare sensazioni piacevoli in bicicletta. Ammetto di essermi preoccupato non poco, perché non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo. Poi, pian piano, con il passare dei giorni ho ritrovato le forze e ho potuto svolgere due settimane di lavoro intenso, con valori vicini a quelli ai quali sono abituato. Oggi sono arrivato a Lenzerheide direttamente dall’Engadina e posso dire di aver ritrovato la fiducia in vista delle due gare nei Grigioni».

Sono trascorsi oltre due mesi dalla partecipazione del ticinese al Tour de Romandie, un lasso di tempo sufficiente per capire se l’esperienza su strada è stata produttiva o controproducente… «Nel breve periodo il Romandia mi ha senz’altro giovato, tant’è che nelle due gare successive (Albstadt e Nove Mesto, ndr), la performance è stata discretamente buona, anche se poi nella mountain bike non sono solo gambe e fiato a contare, ma si inseriscono altri elementi fondamentali. Nel complesso, l’esperienza è stata senza dubbio positiva. Per il futuro, vedremo, è un discorso che non escludo, per quanto il mio obiettivo rimane la mountain bike, almeno fino alle Olimpiadi di Parigi del 2024. È vero, mi piacerebbe utilizzare un pochino di più la strada, ma queste ultime settimane mi hanno fatto capire come occorra fare attenzione a non caricare troppo e a lasciare al corpo il tempo necessario per il recupero. L’opzione strada è allettante, ma non è possibile fare di tutto e di più senza poi andare fuori giri».

Torniamo a Lenzerheide. Come detto, quello grigionese è un tracciato che a Colombo piace… «Vero, anche se poi non sempre sono riuscito a performare come avrei voluto, vedi ad esempio i Mondiali del 2018. È comunque perfetto per quelle che sono le mie caratteristiche. Arrivo all’appuntamento senza punti di riferimento dopo Leogang, per cui non so bene cosa posso attendermi. Tuttavia, so di aver lavorato bene nelle ultime settimane e mi piacerebbe andare forte già nella short-track del venerdì. Su un percorso come questo, lungo il quale è molto difficile superare e che vedrà il gruppo allungarsi fin dalle prime pedalate, poter partire davanti nella gara di domenica può risultare decisivo. Vedo ancora un duello tra Nino Schurter e Mathias Flückiger. Entrambi erano presenti in Engadina e li ho visti super motivati».

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