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CICLISMO
04.07.2022 - 14:45

Marc Hirschi e la Uae Emirates, uniti per la causa di Pogacar

TdF, il 23enne bernese: ‘Non credo avrò molta libertà d’azione. Il Covid sembrava avermi tagliato fuori, ora invece sto bene e sono contento di esserci’

Marc Hirschi è uno dei quattro ciclisti svizzeri presenti al Tour de France 2022. Il 23enne bernese non si aspettava di partecipare dopo aver contratto il Covid-19 durante il Tour de Suisse. Ma quando, due giorni prima del Grand Départ del TdF, il suo compagno di squadra Matteo Trentin è risultato a sua volta positivo, Hirschi è stato incluso nella squadra della Uae Emirates.

Due anni dopo aver vinto una tappa al suo debutto al Tour e aver ricevuto il premio per il corridore più combattivo, quest’anno Hirschi è chiamato a spalleggiare Tadej Pogacar sulla strada del terzo successo consecutivo per lo sloveno. Dopo una caduta nel finale della seconda tappa, il ciclista svizzero soffre di un forte dolore al ginocchio. Ma stringerà i denti.

In un’intervista rilasciata all’agenzia Keystone-Ats, Hirschi ha parlato della sua convocazione tardiva al Tour, del suo stato di forma e del suo ruolo all’interno della squadra. «Sono molto felice di essere qui. Alla fine, tutto è avvenuto molto rapidamente. Sono arrivato a Copenaghen solo il giorno prima della partenza. Il fatto che il Tour sia partito con una cronometro, per me è stato ideale, il perfetto riscaldamento per i giorni successivi».

Inizialmente, la Uae Emirates non voleva portare Hirschi al Tour per precauzione. I medici temevano che la partecipazione potesse danneggiare in modo permanente la salute dell’atleta reduce dal Covid-19, in quanto lo sforzo sarebbe stato troppo grande… «In effetti, la squadra voleva prendere una decisione sabato (ndr: prima del Tour), poi ha rimandato la decisione a domenica. In quel momento, i miei valori ematici non erano ancora abbastanza buoni. Capisco che la squadra non abbia voluto correre rischi, in parte per la mia salute, ma anche perché non sapeva se sarei stato davvero in forma per l’inizio del Tour. Dopo il ritiro di Matteo (ndr: Trentin), mercoledì sono stato sottoposto a un nuovo test. I risultati del sangue erano buoni e il team mi ha dato il via libera. Pensavano che il rischio fosse minimo».

Fino al ritiro forzato dal Tour de Suisse, Hirschi presentava un eccellente stato di forma che spera di aver potuto mantenere… «È difficile da dire. Per quindici giorni non ho fatto quasi nulla. Da quando mi sono ritirato dal TdS, ho fatto un solo allenamento. Naturalmente, spero di non aver perso troppo la forma. L’esperienza dimostra che non tutti i ciclisti possono gestire il Covid allo stesso modo. Sono stato male per cinque giorni, ma ora va tutto bene».

La Uae Emirates punta tutto su Tadej Pogacar: la cronometro iniziale ha dimostrato che lo sloveno è in ottima forma… «Sì, per noi è stato un inizio perfetto. Nei prossimi giorni si tratterà di proteggerlo il più possibile. Nella prima settimana non si può vincere il Tour, ma lo si può perdere. È importante che non rimanga coinvolto in incidenti e che possiamo aiutarlo in caso di difficoltà».

Marc Hirschi è senza dubbio in grado di puntare a qualche vittoria di tappa, ma dipende da quali saranno i suoi compiti e quanta la libertà d’azione della quale potrà godere… «In linea di principio dovrebbe essere poca. È possibile che per motivi tattici mi ritrovi in un gruppo di testa. Ma in linea di massima tutto è concentrato su Tadej, non c’è spazio per eccessiva libertà».

Sabato il Tour giungerà in Svizzera. L’arrivo di Losanna, con le sue ripide rampe, è fatta per un finisseur di razza come il bernese… «Si tratterà soprattutto di non far perdere tempo a Tadej. Ma per me è importante che il Tour arrivi in Svizzera. Per me si tratta di una "prima", non vedo l’ora».

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