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23.06.2022 - 18:34
Aggiornamento: 20:35

Mondiali, Noè Ponti va in finale

Obiettivo raggiunto a Budapest nei 100 delfino. Domani alle 18.44 tornerà in acqua per una medaglia. Roman Mityukov nei 200 dorso ha chiuso al 7. posto

Il 21enne Noè Ponti, vincitore del bronzo olimpico l’anno scorso, si è qualificato per la finale nella sua gara preferita. 51"18 il tempo fatto segnare dal ticinese, vale a dire il quarto migliore delle semifinali. Noè, che non è partito benissimo – tempo di reazione non certo ottimale – può sperare di salire sul podio finale, ma per farlo dovrà fare una gara perfetta. Soprattutto nella prima vasca, non certo la migliore da lui nuotata, tant’è che a metà gara si trovava soltanto in quinta posizione. Il grande favorito, in assenza della superstar Caeleb Dressel, è Kristof Milak, il migliore nelle semifinali con un tempo di 50"14. Da tener d’occhio, oltre a Ponti, anche il nipponico Mizunuma, il canadese Liendo Edwards e il polacco Majerski, in quella che sarà una finale molto combattuta ed equilibrata, ancor più dei 200 delfino, chiusi dal ticinese al quarto posto.

L’atto conclusivo andrà in scena venerdì sera alle ore 18.44 circa.

Un percorso, quello portato avanti sin qui da Noè Ponti che fa di Massimo Meloni un allenatore felice... «Noè è un grandissimo talento, un gran bel nuotatore e soprattutto una bellissima persona. E ha piena fiducia in me. Il rapporto di fiducia è molto importante per me. Un atleta, anche di grande talento, deve avere fiducia nel suo allenatore. Se l’allenatore sbaglia, sbaglia anche l’atleta. E se l’allenatore fa la cosa giusta, l’atleta progredirà ancora di più.

E Noè Ponti è ancora ben lontano dall’aver raggiunto il suo pieno potenziale. «Non ha limiti. Infatti, credo che avrebbe potuto ottenere un tempo inferiore a 1’54’’ nella finale dei 200 m farfalla (1’54’’29) se non avesse avuto nel mirino Kristof Milak. Il suo tempo gli sarebbe valso la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo" (ottenuta in 1’54’’45 dall’italiano Federico Burdisso, ndr). Ma sono già estremamente soddisfatto dei tempi che ha ottenuto finora qui a Budapest. D’altra parte, è stato finora l’unico svizzero ad aver migliorato un record nazionale, nella fattispecie Noè Ponti ha già quello dei 50 m (23’’04 in batteria) e quello dei 200 m farfalla (1’54’’75 in batteria, 1’54’’20 in semifinale). E frose, il meglio deve ancora arrivare, con la finale di domani nei 100 delfino.

L’allenatore italiano non è affatto sorpreso che il suo pupillo sia così in forma. «Ci siamo davvero preparati per questi Mondiali. Come allenatore, non riesco a capire come ci si possa preparare solo per gli Europei (11-17 agosto a Roma, ndr) e trascurare i Mondiali», come hanno fatto altri nuotatori svizzeri, i quali hanno puntato l’attenzione soprattutto sulla rassegna continentale.

«Per Noè questi Mondiali sono il modo ideale per acquisire ancora più fiducia in vista degli Europei – ha continuato Massimo Meloni, per il quale ogni passo è importante sulla strada che porta alle Olimpiadi di Parigi 2024 –. Il nostro obiettivo finale è che Noè sia al top a Parigi. Quest’anno ha già fatto molti progressi in termini di velocità e resistenza. Dopo Parigi, cercheremo di lavorare ancora di più sulla sua velocità».

Niente exploit per Roman Mityukov nella finale dei 200 dorso. Il 21enne ginevrino ha chiuso al settimo posto una gara vinta dallo statunitense Ryan Murphy in 1’54"52. Mityukov si è fermato a 1’57"45. Medaglia di bronzo sulla stessa distanza agli Europei 2021, l’elvetico non ha nulla da rimproverarsi. Come aveva annunciato in tempi non sospetti, il podio era largamente al di fuori della sua portata. Avrebbe dovuto far esplodere il suo record nazionale (1’56"33) per accaparrarsi una medaglia, visto che lo statunitense Shaine Casas è salito sul gradino più basso del podio con il tempo di 1’55"35. Non al 100% della condizione al momento di iniziare i Mondiali, Mityukov lascerà Budapest con il sentimento di aver compiuto il suo dovere, anche se ha nuotato più lento in finale che non in semifinale, quando era stato accreditato di 1’57"03. È comunque riuscito a cancellare la delusione dei 100 metri stile libero (eliminato già in batteria), per andare a cogliere quella che è la sua prima finale mondiale individuale. Vale la pena ricordare che un anno fa ai Giochi olimpici di Tokyo aveva chiuso i 200 dorso al 13º rango.

Il titolo iridato della disciplina regina, i 100 metri stile libero, se lo è aggiudicato Mollie O’Callaghan. La 18enne australiana ha staccato la seconda medaglia d’oro ai Mondiali di Budapest, dopo quella ottenuta sabato nella 4x100 stile libero. Coronata per la prima volta in una prova individuale, la O’Callaghan si è imposta grazie a un crono di 52"67. Ha preceduto la detentrice del record mondiale, la svedese Sarah Sjostrom (52"80) e la statunitense Torri Huske (52"92), vincitrice domenica dei 100 delfino.

Autrice della doppiezza 50-100 rana, sia nel 2017, sia nel 2019, Lilly King si è aggiudicata per la prima volta i 200 rana. La 25.enne statunitense ha preceduto l’australiana Jenna Strauch e la connazionale Kate Douglas.

Dramma sfiorato nel nuoto sincronizzato

Andrea Fuentes, allenatrice della Nazionale statunitense, si è tuffata in piscina per salvare una delle sue nuotatrici, Anita Alvarez, svenuta al termine del suo esercizio individuale. La 25.enne atleta ha iniziato a precipitare verso il fondo della piscina e solo l’intervento dell’allenatrice le ha impedito di annegare. «Sono dovuta intervenire perché gli addetti al salvataggio non si sono mossi», ha spiegato Fuentes al quotidiano spagnolo Marca. La spagnola, calzoncini e maglietta, è scesa sul fondo della piscina per recuperare la Alvarez. Una volta in superficie, ha ricevuto aiuto per portare la nuotatrice a bordo piscina... «Ho avuto molta paura, perché vedevo che la ragazza non respirava. Adesso, però, per fortuna sta bene». Il malore della Alvarez è dovuto alla stanchezza per l’esercizio appena portato a termine e le sue condizioni di salute adesso sono buone. La statunitense, ai suoi terzi Mondiali, non è nuova a svenimenti: le era già capitato più di una volta lo scorso anno a Barcellona, durante le qualificazioni per i Giochi olimpici di Tokyo.

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