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laR
 
07.04.2022 - 08:30
Aggiornamento: 18:28

Filippo Colombo alla scoperta del Brasile

Il ticinese al via della prima prova sudamericana di Coppa del mondo: ‘Condizioni molto diverse rispetto all’Europa. Gareggeremo a casa di Avancini’

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La Coppa del mondo sbarca in Sudamerica. Da domani a domenica, la stagione prenderà le mosse da Petropolis, in Brasile. Si tratta della prima volta che una tappa del più importante circuito mondiale approda nel Nuovo mondo, dove la passione per la mountain bike negli ultimi anni è cresciuta in maniera esponenziale. Si gareggerà a Petropolis, città a un’ottantina di chilometri a nordest di Rio de Janeiro, famosa soprattutto per essere stata, nel 19o secolo, la residenza della famiglia reale brasiliana. Ai giorni nostri è invece conosciuta quale rinomato centro per la pratica della mountain bike e quale destinazione turistica per gli abitanti di Rio desiderosi di lasciare la canicola della città per il clima più fresco delle montagne attorno a questo centro di 300’000 abitanti, posto 800 metri sopra il livello del mare. Tra l’altro, da Petropolis arriva uno dei biker di maggior successo degli ultimi anni: Henrique Avancini, va da sé, uno dei favoriti per la vittoria… «La gara è stata organizzata grazie al suo sostegno e suo padre ha partecipato alla costruzione del percorso intitolato proprio al biker carioca», afferma Filippo Colombo che in questi giorni ha scoperto il tracciato brasiliano, inedito a livello di Coppa del mondo.

Terra di conquista

Il fatto di gareggiare su un tracciato che si conosce sasso per sasso, radice per radice, non è di per sé garanzia di successo, come ha dimostrato lo stesso biker ticinese quando nel 2020 era rimasto vittima di una foratura ai campionati europei disputati nei boschi del Monte Ceneri... Al di là di considerazioni che non hanno per niente il sapore della gufata, «in questa zona del Brasile esiste una grande passione per il rampichino. A quanto sembra, gli organizzatori attendono la presenza di 70’000 spettatori. Sinceramente non so dove li ammasseranno, perché lo spazio mi sembra piuttosto esiguo, sarà una bella sfida. Comunque, qui si respira aria di mountain bike. Fa piacere constatare con quanta passione venga seguito il nostro sport».

Nel panorama ancora acerbo della mountain bike sudamericana, Avancini rappresenta la classica mosca bianca, in quanto sono pochissimi i latino americani in grado di mettersi in evidenza in Cdm. Tutto il Sudamerica, in definitiva, rimane un territorio poco esplorato… «È vero e credo vi sia un enorme potenziale di sviluppo. La gara di Petropolis può rappresentare una sorta di trampolino di lancio per gli anni a venire. Noi atleti siamo sempre contenti di poter trovare competizioni anche al di fuori dell’Europa».

Percorso nella giungla, occhio alla pioggia

Veniamo nel dettaglio alla tre giorni brasiliana. Si inizierà domani con la short-track, mentre domenica sarà la volta della prova di cross-country, lungo un circuito di 4,6 km con dislivello di 200 metri… «In primo luogo, vale la pena sottolineare come gareggeremo in un ambiente completamente diverso rispetto a quello al quale siamo abituati. Qui, di fatto, ci troviamo nella giungla, con una vegetazione estremamente rigogliosa e un tasso di umidità piuttosto elevato per quanto non insopportabile. Sono comunque condizioni climatiche alle quali non siamo abituati».

A quelle latitudini sono famosi i temporali tropicali… «Per il momento, la meteo è piuttosto variabile, ma a quanto pare ci aspettano giorni con qualche acquazzone in più. E questo potrebbe pure diventare un problema, in quanto rischierebbe di mutare in modo drastico le condizioni del tracciato. Qui il terreno è argilloso e quando è secco diventa duro quasi come cemento, mentre appena si bagna si trasforma in una saponetta di fanghiglia. Le condizioni meteorologiche, quindi, possono giocare un ruolo importantissimo».

Veniamo alle caratteristiche di questo anello di 4,5 km… «È piuttosto fisico, non tra i più duri, ma comunque esigente. Presenta una salita impegnativa e diversi passaggi scenografici. È bello, divertente da pedalare, con curve paraboliche e salti spettacolari. Per gli standard della "vecchia scuola" della mountain bike, non è particolarmente tecnico, in quanto i tratti di single track presentano pochi sassi e radici. Come spesso accade con i percorsi moderni, la maggior parte dei tratti nei quali è richiesta abilità di guida sono stati costruiti artificialmente. Capita che i percorsi costruiti siano piuttosto noiosi, ma non è il caso di quello di Petropolis. Personalmente mi piace parecchio, sembra di stare tutto il tempo all’interno di un bike-park. In caso di bel tempo, dovrebbe essere un tracciato molto veloce e siccome non presenta molti tratti nei quali è possibile superare, la partenza sarà fondamentale. E, di conseguenza, anche la short-track, prova in base alla quale verrà stilato l’ordine di partenza per domenica».

Tracciato veloce, spettacolare e moderno, ma, a detta di alcuni, abbastanza pericoloso, come dimostrerebbe qualche caduta di troppo in allenamento, in particolare quella della statunitense Kesley Urban, alla quale sono stati applicati 25 punti di sutura al volto... «Non credo si possa parlare di percorso pericoloso. Chiaro, ci sono alcuni passaggi nei quali non si ha diritto all’errore, in particolare quelli che presentano salti importanti, perché in caso contrario si potrebbe incappare in brutte cadute. Ma non lo ritengo pericoloso nel senso comune del termine, di certo non più di quanto lo siano altri tracciati lungo i quali è richiesta un’abilità tecnica di molto superiore».

‘Condizione fisica eccellente’

La vittoria del Tankwa Trek in Sudafrica (in coppia con Nino Schurter), due secondi posti in Spagna, il successo nel Tamaro Trophy: la stagione non poteva iniziare meglio. A Petropolis arriva un Filippo Colombo in grande spolvero… «Devo ammettere che la mia preparazione difficilmente poteva essere migliore: mi sento bene e ho un buon colpo di pedale. Ovviamente, preferisco non azzardare pronostici sulla gara di domenica, voglio cercare di godermi questo weekend, a partire dalla short-track, dove spero di scattare con il piede giusto. Non posso però nascondere che l’obiettivo stagionale è rappresentato da qualche podio in Coppa del mondo».

Da qui al 4 settembre, la Cdm propone dieci appuntamenti. Che il biker ticinese affronta come un insieme, piuttosto che come singoli appuntamenti… «Diciamo che la classifica generale mi stuzzica, spero in un buon piazzamento. Va da sé che per essere protagonista sull’arco della stagione occorre in primo luogo fare punti nei singoli appuntamenti. Il primo obiettivo è dunque di essere costante su tutto l’arco della stagione. E in questi due anni ho imparato che nella categoria élite la costanza paga, ma non è assolutamente facile da ottenere».

Al rientro dal Brasile, Filippo Colombo si dedicherà alla preparazione delle prossime tappe di Coppa del mondo, a iniziare da Albstadt (8 maggio) e Nove Mesto (15 maggio). Quella in Germania sarà una gara particolare per il ticinese vittima un anno fa di una rovinosa caduta nella quale si era procurato la frattura del bacino. Un infortunio dal quale si era rimesso in tempi record, tanto da ottenere la selezione per i Giochi olimpici di Tokyo, ma che comunque aveva pesantemente condizionato il rendimento dell’intera stagione… «Ho tanta voglia di rifarmi, avrò una motivazione supplementare. Per il momento, comunque, rimane una gara come tutte le altre, non ci sto pensando. Nella mia testa c’è solo Petropolis».

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